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Carpaccio, l’enciclopedia dell’universo levantino


Arabi. Turchi. Persiani. Come sottolinea Francesca Pellegrino dalle pagine dell’accattivante Geografia e viaggi immaginari (Electa, Dizionari dell’Arte), “nell’immaginario occidentale questi tre popoli tendono a confondersi, in virtù della funzione contrastiva che hanno sempre esercitato in rapporto alla civiltà europea…

La tradizione pittorica riflette questo disordine selezionando soltanto due tipologie: il mediorientale elegante, che spesso coincide con una persona politica di grande prestigio, e quello barbaro e violento, che è un soldato o uno schiavo… Gli artisti preferiscono dispensare tutta la ricchezza decorativa e iconografica in comparse, oppure comporre scene di genere in cui a trionfare siano i luoghi comuni di lusso e mollezza che fin dalla storiografia greca hanno caratterizzato la descrizione dei popoli ‘orientali’”.

Sublime narratore dell’Oriente è stato Vittore Carpaccio. I suoi grandi teleri sono una sorta di enciclopedia del costume levantino: turbanti, damaschi, armature, gioielli… Non mancano tappeti, strumenti musicali, animali esotici come le scimmie, talvolta addobbate in modo ridicolo. In anticipo su di lui, Gentile Bellini aveva realizzato, ne La predica di san Marco in Alessandria, quella che è probabilmente la prima rappresentazione pittorica occidentale di un harem, ritraendo il gruppo delle spose del sultano.

Vittore Carpaccio, San Giorgio  uccide il drago (particolare)

Vittore Carpaccio, San Giorgio
uccide il drago (particolare)

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