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Milo Moiré, una donna concreta si aggira nel mondo digitale. La performance dell’artista. Video

La serie di performance di Milo Moiré "Ceci n'est pas une femme nue" ("Questa non è una donna nuda") ha documentato in un mondo di nudo virtuale, l'impatto della reale figura femminile senza veli in un contesto in cui la presenza del corpo umano non è scontata. Opere e spettatori occupano uno spazio inumano, anche'esso puramente simbolico. "Viviamo in un mondo pieno di immagini basate su computer - dice l'artista tedesca di origine svizzera - Noi spesso preferiamo guardare l'immagine digitale piuttosto che l'originale. Ciò significa che è cambiata la grammatica della percezione. Attraverso nuove tecnologie, come lo smartphone, abbiamo ampliato la nostra realtà. L'età di una nuova realtà visibile è cominciata"

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1977, lo scandalo di Marina Abramovic e Ulay, trasformati in porte viventi. Il video

Si spogliarono. Si misero nudi sotto la porta d'ingresso principale della Galleria Comunale d’Arte Moderna di Bologna. Con la schiena contro lo stipite, si guardavano negli occhi restando a una distanza - obbligata - di poche decine di centimetri. E il pubblico? Doveva scegliere se entrare o andarsene. E se fosse entrato sarebbe stato inevitabile il contatto con i corpi nudi. E scelta l'entrata, come in un gioco, dovevano scegliere se trovarsi incollati e sfiorare il volto a lui o a lei. La performance "Imponderabilia" (1977) entrò immediatamente nelle Memorabilia, le cose da non dimenticare nel campo dell'arte e del costume

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Le performance delle modelle di Losvizzero. Donne-coniglio surreali. Il video

Uno dei motivi per i quali l'arte contemporanea cerca di valicare i punti estremi della comunicazione è legato alla saturazione dello spazio riservato ad ogni messaggio, al di là della barriera dei mass media. E' una corsa frenetica all'invenzione, alla novità, al superamento dell'assefuazione del grande pubblico. Così, specie nella performance, è il corpo nudo a richiamare l'attenzione per poi far riflettere. Franco Losvizzero ha spesso lavorato trasformando le proprie modelle in coniglietti. Non sono le conigliette della stampa di nudo patinato del passato, ma creature inquietanti che sono uscite da un mondo parallelo, simile a quello di Alice.

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Nude e frammentate nello specchio, performance firmata Joan Jonas

Questa è un'intervista con l'artista Joan Jonas, che parla del suo pezzo di spettacolo Mirror Check, che ha allestito a 14 Rooms, la mostra Live Art durante Art Basel, organizzata da Fondation Beyeler, Art Basel e Theater Basel. Nel lavoro di Joan Joans, Mirror Check, la modella osserva e esamina il proprio corpo nudo con un piccolo specchio rotondo. Lo specchio simbolizza il tentativo di conoscenza di sé ma anche la frammentazione, perché riflette parti del corpo, senza poterlo restituire tutto

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Franco Losvizzero, la cavalcata-performance della donna-coniglio

L'arte di Franco Losvizzero si distingue per l'uso di dispositivi meccanici e per l'ibridazione tra giocattoli e humanoidi pop surrealisti. Lavora in modi diversi, anche se il disegno e la pittura rimangono al centro della sua ricerca. Ha esposto sculture e realizzato performance meccaniche ma anche foto, installazioni video-artistiche, spettacoli dal vivo, teatro. Le opere, le sue installazioni, il video, la fotografia o il disegno, evocano spesso figure di giocattoli, racconti di bambini, luoghi leggendari o cimiteriali. Il suo lavoro è in grado di rievocare e di risvegliare nello spettatore ansie latenti dell'infanzia. Utilizza diversi tipi di materiali come la plastica e la resina, ma in particolare un "materiale ceramico" di sua invenzione per caratterizzare la maggior parte delle sue sculture e bassorilievi su carta e dipinti

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Il Giardino Dell’Eden. Il Film di Video-arte di Franco Losvizzero. Il video

Metafisico, a tratti grottesco e inquietanti, ricco di una dimensione altra. Una performance, un viaggio metafisico. Ecco Il Giardino dell'Eden, film di video-arte di Franco Losvizzero L'opera, appartenente ormai ai classici del genere, fu presentata per la prima volta a Berlino nel 2011, costituisce, contemporaneamente un viaggio nel Fatzer - opera incompiuta di Brecht - e nell'Orto Botanico di Roma in una performance che si tenne a partire dalle 11 del mattino dell' 11 novembre 2011

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Picnic di Fabio Mauri: guerra e rancio nella galleria d’arte. E un film di guerra proiettato su corpi nudi. Il video

"Come in un unico lungo fotogramma preso da un film di guerra - scrive Dora Aceto - due ragazze, adombrate dalla presenza di un giovane soldato, un ‘marmittone’, distribuiscono ai presenti un brodo caldo, confortevole (o una pasta e fagioli). Sul dorso di una giovane donna viene mostrato il film “La ballata di un soldato” del russo Grigorji Chukhraj. Mauri espone qui molte opere nuove sul tema della guerra e della pace come involontaria attesa, utilizzando reperti originali o di uso comune del periodo bellico. Un’attesa di qualcosa di vitale, non triste, ma che non riesce a evitare la violenza crudele e irriguardosa del conflitto"

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Nel grande cretto di Burri: le performance, il video di De Grande e le fotografie

Ricoperti di argilla crettata, i performers emergono dal Grande Cretto raccontando con la danza il dialogo tra il nuovo (la parte dell’opera più recente, ancora bianca, “fresca”) e il vecchio (la parte più antica, grigia e ormai ricoperta di vegetazione), in un turbinio di movimenti spezzati e contrastanti che giungono infine all’armonia. La coreografia, curata dal duo MÓSS, mira a raccontare un giorno di magia in un "teatro" silenzioso, lontano da tutto e da tutti. The Dance of the Living Stones rianima, anche solo per pochi attimi, questo freddo sudario, per ridargli vita e per celebrare la conclusione di quest’opera di cristallizzazione dello spazio iniziata più di trent’anni fa. Le più di cento fotografie esposte, scattate durante i giorni delle riprese, mostrano i protagonisti immersi negli spazi di questa immensa opera di land art: un teatro silenzioso lontano da tutto e da tutti

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Si schiudono le uova covate dall’artista francese Abraham Poincheval. Il video

La sofferenza e la straordinaria applicazione sono i criteri che presiedono le opere dell'artista francese Abraham Poincheval. Una sofferenza che sfiora il disumano. L'ultima performance si è tenuta nell'aprile 2017 all'interno degli spazi del museo di Tokyo a Parigi. Il giovane artista si è rinchiuso in una struttura di plexiglass, coperto da un piumino, ed ha iniziato a covare dieci uova. Una sfida, per certi aspetti grottesca, che ha messo a dura prova il suo protagonista. Il riposo concesso, infatti, non è stato più di mezz'ora al giorno. Le uova, per schiudersi, devono essere mantenute a una temperatura costante che è lievemente superiore a quella dell'essere umano due punti: 37°. Per surriscaldarsi, Poincheval ha così dovuto coprirsi a dismisura. Il 18 aprile, il primo risultato con la schiusa di un uovo. Lui ha commentato questo evento con entusiasmo, poiché la nascita del pulcino l'ha fatto sentire all'interno della materia. Naturalmente, al di là del riconoscimento delle estreme capacità di sofferenza dimostrate dall'artista stesso in diverse occasioni, si apre la discussione sul medium e sulle finalità dell'arte, sempre più un fenomeno destinato a suscitare scalpore e sorpresa per forare il guscio impenetrabile dei mass media

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