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Franco Losvizzero, la cavalcata-performance della donna-coniglio

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L'arte di Franco Losvizzero si distingue per l'uso di dispositivi meccanici e per l'ibridazione tra giocattoli e humanoidi pop surrealisti. Lavora in modi diversi, anche se il disegno e la pittura rimangono al centro della sua ricerca. Ha esposto sculture e realizzato performance meccaniche ma anche foto, installazioni video-artistiche, spettacoli dal vivo, teatro. Le opere, le sue installazioni, il video, la fotografia o il disegno, evocano spesso figure di giocattoli, racconti di bambini, luoghi leggendari o cimiteriali. Il suo lavoro è in grado di rievocare e di risvegliare nello spettatore ansie latenti dell'infanzia. Utilizza diversi tipi di materiali come la plastica e la resina, ma in particolare un "materiale ceramico" di sua invenzione per caratterizzare la maggior parte delle sue sculture e bassorilievi su carta e dipinti

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Il Giardino Dell’Eden. Il Film di Video-arte di Franco Losvizzero. Il video

a conigli

Metafisico, a tratti grottesco e inquietanti, ricco di una dimensione altra. Una performance, un viaggio metafisico. Ecco Il Giardino dell'Eden, film di video-arte di Franco Losvizzero L'opera, appartenente ormai ai classici del genere, fu presentata per la prima volta a Berlino nel 2011, costituisce, contemporaneamente un viaggio nel Fatzer - opera incompiuta di Brecht - e nell'Orto Botanico di Roma in una performance che si tenne a partire dalle 11 del mattino dell' 11 novembre 2011

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Picnic di Fabio Mauri: guerra e rancio nella galleria d’arte. E un film di guerra proiettato su corpi nudi. Il video

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"Come in un unico lungo fotogramma preso da un film di guerra - scrive Dora Aceto - due ragazze, adombrate dalla presenza di un giovane soldato, un ‘marmittone’, distribuiscono ai presenti un brodo caldo, confortevole (o una pasta e fagioli). Sul dorso di una giovane donna viene mostrato il film “La ballata di un soldato” del russo Grigorji Chukhraj. Mauri espone qui molte opere nuove sul tema della guerra e della pace come involontaria attesa, utilizzando reperti originali o di uso comune del periodo bellico. Un’attesa di qualcosa di vitale, non triste, ma che non riesce a evitare la violenza crudele e irriguardosa del conflitto"

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Nel grande cretto di Burri: le performance, il video di De Grande e le fotografie

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Ricoperti di argilla crettata, i performers emergono dal Grande Cretto raccontando con la danza il dialogo tra il nuovo (la parte dell’opera più recente, ancora bianca, “fresca”) e il vecchio (la parte più antica, grigia e ormai ricoperta di vegetazione), in un turbinio di movimenti spezzati e contrastanti che giungono infine all’armonia. La coreografia, curata dal duo MÓSS, mira a raccontare un giorno di magia in un "teatro" silenzioso, lontano da tutto e da tutti. The Dance of the Living Stones rianima, anche solo per pochi attimi, questo freddo sudario, per ridargli vita e per celebrare la conclusione di quest’opera di cristallizzazione dello spazio iniziata più di trent’anni fa. Le più di cento fotografie esposte, scattate durante i giorni delle riprese, mostrano i protagonisti immersi negli spazi di questa immensa opera di land art: un teatro silenzioso lontano da tutto e da tutti

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Si schiudono le uova covate dall’artista francese Abraham Poincheval. Il video

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La sofferenza e la straordinaria applicazione sono i criteri che presiedono le opere dell'artista francese Abraham Poincheval. Una sofferenza che sfiora il disumano. L'ultima performance si è tenuta nell'aprile 2017 all'interno degli spazi del museo di Tokyo a Parigi. Il giovane artista si è rinchiuso in una struttura di plexiglass, coperto da un piumino, ed ha iniziato a covare dieci uova. Una sfida, per certi aspetti grottesca, che ha messo a dura prova il suo protagonista. Il riposo concesso, infatti, non è stato più di mezz'ora al giorno. Le uova, per schiudersi, devono essere mantenute a una temperatura costante che è lievemente superiore a quella dell'essere umano due punti: 37°. Per surriscaldarsi, Poincheval ha così dovuto coprirsi a dismisura. Il 18 aprile, il primo risultato con la schiusa di un uovo. Lui ha commentato questo evento con entusiasmo, poiché la nascita del pulcino l'ha fatto sentire all'interno della materia. Naturalmente, al di là del riconoscimento delle estreme capacità di sofferenza dimostrate dall'artista stesso in diverse occasioni, si apre la discussione sul medium e sulle finalità dell'arte, sempre più un fenomeno destinato a suscitare scalpore e sorpresa per forare il guscio impenetrabile dei mass media

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Stefania Zorzi, legami. Fili, sesso, cuore e tutti i nostri cordoni. Che ci fanno vivere, che ci fanno morire

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Dove giungono queste corde questi cordoni, questi nodi, questi fili sottili o spessi che congiungono un giovane corpo leggiadro a un'oscurità interna, un qualcosa di buio e di caldo. Stefania Zorzi, ossessione, sorriso, grottesco, compie un'esplorazione di sé, raccordandola all'idea di corpo, nella nostra cultura. Molto femminile, per altro. Molto di donna. Ora dovremmo risolvere questo bel problema, bello nel senso estetico, di tutti questi cordoni che appaiono nelle opere di Stefania. Essi non si riferiscono tanto e soltanto ad accordi di sangue pattuito che legano sentimentalmente la donna all'uomo e/o eccetera eccetera. Ma sono viscere essi stessi

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Ideologia e natura, la Piccola italiana in divisa e nuda. L’opera di Mauri

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Ideologia e Natura, 1973, è una performance realizzata alla Galleria Duemila di Bologna. La performance mette in contrasto la morbidezza vitale della natura e la durezza della divisa imposta di Piccola italiana, legata al Fascismo. Per evidenziare questo contrasto ideologico la ragazza si spoglia e si riveste diverse diverse volte davanti allo spettatore. All'inizio lo spogliarsi e il rivestirsi avviene secondo un ritmo che potremmo definire naturale. Successivamente, al ritmo di un metronomo, l'operazione avviene in modo sempre più automatico, illogico e lontano dall'evidenza del corpo

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Performer trascorre una settimana in una pietra. “Ecco come ho vissuto”. Il video

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Ha trascorso una settimana rinchiuso in un macigno, all'interno del quale un utensile a controllo numerico aveva perfettamente scavato l'ingombro del suo corpo. L'unica possibilità di un minimo movimento era consentito alle dita dei piedi, che potevano contare sul vuoto tra la pelle delle scarpe e il piede. Questa performance è avvenuta al Palais de Tokyo di Parigi. Il protagonista è Abraham Poincheval, 1972, che ha improntato il proprio lavoro alla dimensione claustrofobica dello "stare dentro". Per noi tutti una sensazione orribile, insopportabile. Ma lui è davvero allenato. E racconta di non aver mai avuto un minuto di angoscia, mai un pensiero costretto, mai la reazione di soffocamento o di prigionia

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Maurizio Cesarini – C’è un perfetto dandy annegato nel mare

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"L'immersione nelle acque marine, pur nell'aspetto iconologico che può rimandare a vari sensi legati all'abluzione come pratica rituale, tuttavia non ha inteso avere un aspetto liturgico o rituale, determinando invece il senso della sparizione, dell'annullamento, del naufragio. Appunto in questo naufragare s'è perso per sempre Von Hauser, ma da questa perdita tutta l'azione ha acquistato il senso di linguaggio e di metafora, forma simbolica di una imago destinata alla sparizione sin dal suo primo apparire".

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