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Pittura del Nocevento

Salvador Dalì – Ossessione del cibo, ricette afrodisiache, compulsioni gastro-erotiche

Collage di Dali per le Ricette di Gala, oggi riedito da Taschen

"La mia pittura è gastronomica, spermatica, esistenziale". Nulla di più chiaro, e conciso, con cui descrivere le proprie pulsioni, anche creative, poteva essere detto. Basti pensare a quanto accadde ai suoi quadri: uova fritte al tegamino - senza tegamino - penzolanti da cucchiai surrealisti; pani sodomiti, rivoluzionari o sentimentali; costolette d'agnello che ammiccano dalla spalla nuda di Gala o che "firmano" l'autoritratto dell'artista: telefoni a forma di astice o coperti da sardine fritte; orologi molli, sensuali, pronti a segnare una "Memoria persistente" come il gusto intenso del Camembert leggermente sciolto al caldo estivo a dalì libro 2

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I meccanismi costruttivi di Hopper svelati dalla fotografia

richard-tuschman nudo

Richard Tuschman, ha ricreato ambienti e situazioni hopperiane, attraverso immagini di alto livello qualitativo. Non siamo di fronte ad una semplice operazione di mimetismo - che finirebbe nel punto in cui s'accende,per un attimo, il fuoco della curiosità, di fronte al coincidente - ma ad una ricostruzione dei meccanismi espressivi. La meccanica espressiva, l'uso attenuato del colore, come avvolto da un triste pulviscolo, la luce priva di gioia,le ombre allungate del crepuscolo o dell'alba - nelle fotografie appaiono acuite -e pertanto rendono ancor più evidente la costruzione hopperiana-. Perché, in fondo, l'olio e la tela, addolciscono, stipulano un contratto narrativo tra pittore e osservatore.

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Mario Schifano – Giorgio Marconi: “Bello e impossibile, geniale e ingestibile”

L'artista Mario Schifano

"Sì. Era una persona ingestibile, che divorava giornali, film e trasmissioni televisive; un bambino che voleva tutto e subito; e poi così bello ed elegante, amante delle scarpe di marca, delle fotomodelle, delle automobili di lusso, delle droghe e dei viaggi in giro per il mondo. Schifano era curiosissimo, comprava una decina di riviste internazionali che non leggeva, teneva accesi diversi televisori nella stessa stanza, viveva in un flusso di informazioni in movimento".

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Matisse e la modella; un flirt platonico? Lei si fa suora, lui le realizza una cappella

a matisse 2

A Louis Aragon che gli chiedeva un parere sulla modella, Matisse aveva risposto inequivocabilmente: "E' la fonte della mia energia". Nel 1942, la 21enne Monique, che aveva perso il padre e aveva problemi polmonari, giunse da Matisse a Vence. Venne assunta come infermiera e contribuì a riportare Matisse alla vita, dopo una grave malattia. L'artista non mancò di sottolineare quel volto che si avvicinava al suo, sprofondato tra i cuscini, per poter alzare un po' il malato affinchè non restasse troppo tempo in una posizione sdraiata. Il pittore non dimenticava quell'invito inconsapevole alla vita che giungeva dalla ragazza con la "splendida massa di capelli" e con le sue braccia a matisse

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Guernica di Picasso. Prima stesura? Nel 1446. Le matrici del capolavoro. L’urlo

Maestro del Trionfo della Morte, 1446, affresco staccato, cm 600x642, Palermo, Galleria regionale di Palazzo Abatellis

Abbiamo analizzato struttura e lessico figurativo della grande opera di Picasso. Da ciò emerge con chiarezza che il capolavoro-denuncia pone le proprie radici nel Trionfo della Morte affrescato da un anonimo a Palermo a metà del XV secolo. Ecco come l’artista novecentesco recupera e rilancia creativamente l’antica matrice

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Wolflì, artista pazzo – Le avanguardie replicate dalle stanze del manicomio

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Genialità e irregolarità formano spesso un binomio indissolubile - tanto è vero che si parla di genio, appunto, e sregolatezza -, ma in questo caso forse si è esagerato. Adolf Wolflì, svizzero (1864-1930), è stato recluso per buona parte della sua vita in manicomio, considerato un pazzo pericoloso, accusato pure di pedofilia.

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Hopper e la casa di Psyco: analisi pittorica e influenze filmiche

Edward Hopper, House by the Railroad. A fianco: La casa di Psyco. Hitchcock si ispirò all’edificio rappresentato da Hopper nel suo celebre quadro

Il pittore americano fu influenzato dal cinema, per poi influenzare a propria volta con le sue opere molti grandi registi: da Hitchcock a Wenders, da Jarmusch a Lynch e Robert Altman. E’ l’America la protagonista della pittura di Hopper, col suo messaggio iniziatico, quasi fideistico di promozione individuale, di felicità possibile per tutti; l’America ordinaria del XX secolo, sintetizzata in chiave anti-drammatica di pacatezza atemporale, coi suoi silenzi monumentali, con le americanissime location, dove il quotidiano si sublima in esperienza real-pop, dove l’aspettativa, semplice frammento di un racconto di cui non è dato conoscere la trama, non prevede necessariamente un esito. Una realtà ottimistica che facilmente esclude. [caption id="attachment_9929" align="aligncenter" width="700"]Edward Hopper, New York Movie, particolare Edward Hopper,
New York Movie, particolare[/caption] [caption id="attachment_9928" align="aligncenter" width="650"]Edward Hopper, New York Office, particolare Edward Hopper, New York Office, particolare[/caption]

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