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Pittura antica

Gli sposi combattano la lussuria: il monito viene da uccelli e conigli dipinti

Un cassone ligneo come ammonimento contro le tentazioni peccaminose... Nell’iconografia religiosa l’animale mantiene un’accezione negativa. In alcune scene di san Gerolamo nel deserto, ad esempio, alluderebbe alle passioni e alle tentazioni demoniache contro cui deve lottare l’eremita. Agli uccelli - creature del cielo, simili ad angeli - è invece affidato il compito di stanare le “malvagie” lepri.

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Magnifiche illusioni – Il trompe-l’œil, cos’è? Scoprilo leggendo l’articolo

Nel Seicento in Europa si diffonde il trompe-l’œil, sfida alla perfetta riproducibilità delle cose che assume i caratteri di un genere pittorico totalmente autonomo basato sulla filosofia dell’inganno percettivo. L’olandese Samuel van Hoogstraten nel 1678: “La pittura è una disciplina che consiste nel rappresentare tutte le idee del mondo visibile in maniera da ingannare gli occhi”. Idee che egli metterà in pratica in alcuni strabilianti quadri-manifesto, tra i quali il celeberrimo “Quodlibet” del museo di Karslruhe: un pêle-mêle dove i nastri colorati ed inchiodati al legno - secondo un’iconografia frequentissima nel genere - sorreggono forbici, occhiali, pettini, lettere, sigilli di ceralacca, cammei, e poi penne d’oca mozzate, libriccini, medaglioni d’oro, pennelli, fogli arrotolati e gualciti…"

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Luminismo – La luce in pittura che vince il dolore. Origini teologiche

La Pittura di Savoldo è tutta attraversata dall’azione di un doppio registro – basso continuo dell’ombra o la melodia vibrante e concertante della luce – quasi che il pensiero dei pittori collocati sulla linea Bergamo-Venezia rimbalzasse costantemente dai fumi di paesaggi dell’anima di Petrarca al Vangelo di Giovanni, in buona parte sviluppato sul fitto contrappuntare tra struggimento malinconico e divina epifania contrassegnata dall’irruzione della luce. Tristi ombre e luci giovannee, in costante regime di interlocuzione, agiscono in Savoldo nella forma di un gigantesco mantice pittorico-emotivo, che fa dilagare l’ansia della notte incipiente e la stempera nella certezza luminosa di Cristo

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Le Croci di Giotto – Analisi tecnica e stilistica del restauratore, le convergenze con Assisi

Dopo le polemiche tra studiosi che avevano tolto al maestro toscano la paternità di una parte consistente del ciclo assisiate, assegnandola al romano Cavallini, una nuova prova a favore dell'allievo di Cimabue - Il restauro della Croce di Firenze ha permesso di studiare nel dettaglio il volto di San Giovanni e i panneggi che trovano straordinario riscontro nelle opere umbre del cosiddetto Maestro delle Storie di Isacco.

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Cosme’ Tura, il pittore alchimista

Il maestro ferrarese fu un poeta dell’immagine. “Con la sua luce, i suoi colori - afferma Stephen J. Campbell -, i fantastici paesaggi e le prospettive improbabili, le figure di pietra e metallo, ha conferito all’arte del ’400 inattesi slanci espressionistici "Con la sua luce, i suoi colori, i paesaggi fantastici e le prospettive improbabili, le sue figure alchemiche, fatte di pietra e di metallo più che di carne, Tura è riuscito a conferire alla cultura figurativa una spinta in senso espressionista, unica negli anni a cavallo tra Quattrocento e Cinquecento. La sua poesia a volte cortese e fantastica, altre devozionale e ascetica, fa comparire in ogni sguardo, in ogni smorfia della bocca, in ogni tagliente fisionomia, la traccia della mano e, insieme, dell’individualità dell’artista: una presenza che è essa stessa stata dipinta come fosse l’agente della scrittura

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Diffamazione a mezzo quadro – Guido Reni, il diavolo è un cardinale

Guido Reni dipingendo “San Michele Arcangelo che schiaccia il diavolo” (1636) disegnò Lucifero con le “fattezze” del cardinal Panfili che divenne poi Innocenzo X. Panfili era in disaccordo con la famiglia Barberini. E proprio Antonio Barberini, cardinale di Sant’Onofrio, fratello di Urbano VIII - come riporta lo storico Carlo Cesare Malvasia - aveva commissionato l’opera per collocarla nella chiesa romana dei Cappuccini

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Perchè Tolstoj voleva gettare sul rogo i quadri di Leonardo, Michelangelo e Raffaello

Ma ormai mi ero accorto che anche l’arte è un inganno. M’era chiaro che l’arte è un abbellimento della vita, un allettamento a vivere... Ogni aspetto della vita, riflettendosi nella poesia e nelle arti, mi aveva procurato gioia. Mi rallegrava osservare la vita nello specchio dell’arte; ma quando cominciai a ricercare il senso della vita, questo secondo specchio divenne inutile, superfluo e grottesco, o addirittura tormentoso. Mi era impossibile confrontarmi con ciò che vedevo in esso: perché vedevo soltanto che la mia situazione era stupida e disperata. Mi era stato facile rallegrarmi quando nel profondo dell’animo credevo che la mia vita avesse un senso… ma quando riconobbi che la vita è assurda e spaventosa, il gioco allo specchio non poté più svagarmi

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El Greco, perchè dipingeva figure altissime dal volto lungo?

Nuove importanti ricerche, che dovrebbero scaturire in una grande mostra europea, sono in corso sugli esordi di El Greco, rispetto al "bilinguismo" pittorico iniziale e l'influenza che lo stesso ha avuto sui dipinti della maturità. Un viaggio, quello dell'artista, che prende il via dalle coste cretesi e che, passando attraverso i principali centri del rinascimento italiano, si conclude nella città di Toledo, in Spagna

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