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Scultura antica

Sindrome di Stendhal – Perché si soffre della sindrome di Stendhal?

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Che cos’è esattamente la “Sindrome di Stendhal”? Perché una fanciulla di Botticelli può scatenare gravi squilibri e disagi nella psiche del visitatore? Ce ne parla Graziella Magherini, la psicoanalista che per prima ha studiato il fenomeno, coniando la celebre definizione

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Bacco di Michelangelo – Il neo sulla guancia, la truffa, il realismo e i significati filosofici

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La lettura dell’opera deve procedere su un duplice piano interpretativo, da una parte il desiderio dello scultore di creare una figura riconducibile all’ambito dell’espressione classica, dall’altro la necessità di dotarla di tutti quegli accorgimenti simbolico-accidentali necessari a renderla innovativa. Coniugare due concezioni artistiche distanti cinque secoli quindi, un compito complesso per chiunque, ma non per Michelangelo

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C’è un robot in sacrestia. Le statue di Cristo che muovevano braccia, occhi e lingua

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In epoca tardo-gotica circolarono crocifissi “animati”, cioè quelli dotati di altre parti del corpo mobili, come il collo, la lingua o gli occhi, espedienti di scenotecnica che spesso venivano impiegati in modo improprio da imbroglioni che fingevano falsi miracoli ed essudazioni misteriose. I principali committenti di queste sculture mobili furono, soprattutto a partire dal XV secolo, le confraternite, per esempio dei Disciplini che, appropriandosi del planctus, si servivano dei manufatti soprattutto per la teatralizzazione dei drammi della Settimana Santa.

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La divina grazia dell’infanzia

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Prima di lui i bambini erano solo piccoli uomini. Desiderio da Settignano, figura-chiave della scultura fiorentina del Quattrocento, col suo sensibile trattamento della materia esplorò il mondo dei fanciulli individuandone le peculiarità, con uno stile caratterizzato dalla dolcezza del sembiante e dall’intensità espressiva

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Ilaria vegliata dal cane della Fedeltà. Così Jacopo della Quercia rese eterna una giovane madre morta di parto

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Il sonno eterno, la dolcezza del volto composto, l'eleganza del monumento funebre che rinvia a quello dei regnanti francesi, in Saint Denis, conferiscono alla struttura marmorea lucchese una connotazione di dolce santità del quotidiano. Ecco perché questa giovane donna è oggetto di una venerazione che va al di là dei pur alti canoni estetici. E' il rapporto della giovinezza con la morte. E Ilaria, morta giovane si rivela cara agli dei, rapita da un ordine superiore che permette di cantare la bellezza della figura umana

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Maschere funebri, a cosa servivano, come venivano fatte. Ecco quella di Modigliani

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L'uso delle maschere funebri è antichissimo. Si ritiene infatti che i volti di cera degli antenati, presenti nelle case degli antichi romani, derivassero, in buona parte, dai calchi dei volti dei defunti. Ciò consentiva di conservare l'immagine tridimensionale del viso dell'estinto. I calchi venivano compiuti con materiale che si rapprendeva con una certa rapidità, come il gesso. Il calco in gesso del volto funebre e della mano fu in uso fino al primo decennio del Novecento, anche se già si riteneva questo ricordo tridimensionale troppo macabro

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Il potere dello sguardo nei personaggi di Michelangelo

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La forza espressiva delle sculture e dei dipinti di Buonarroti si basa sull'interazione tra espansione muscolare, postura attorta e occhio penetrante, che chiama direttamente in causa l'osservatore, coinvolgendolo nella narrazione. Alle Cappelle Medicee di Firenze le fotografie di Aurelio Amendola raccontano il motore espressivo di Buonarroti, posto tra iride e pupilla

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