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Scultura del novecento

Dino Basaldella, sulle tracce dell’essenza perduta

Come ha scritto Emilio Villa, la scultura di Dino Basaldella (Udine 1909-1977) “non vuole immaginare, né pretende isolare il passato: ma vuole esprimere la primaria, unitaria ragione esistente; come canto, come richiamo, come sguardo”. La densa vicenda creativa di Dino parte, tra gli anni ’20 e ’30, da quello che lui chiama “impressionismo veristico”, convinto che l’arte plastica debba innanzitutto ...

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Francesco Somaini: quotazioni gratis, critica, opere –

Alcune folgoranti intuizioni critiche di Giulio Carlo Argan, che leggiamo nella presentazione in catalogo di quattordici sculture in ferro e in piombo di Francesco Somaini (Lomazzo 1926 - Como 2005) esposte alla Biennale di Venezia nel 1960, hanno il dono di introdurci con chiarezza nel nucleo centrale della creatività dell’artista, allora appena trentaquattrenne, concentrandolo nella definizione della sua come “scultura del frammento”

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Maschere funebri, a cosa servivano, come venivano fatte. Ecco quella di Modigliani

L'uso delle maschere funebri è antichissimo. Si ritiene infatti che i volti di cera degli antenati, presenti nelle case degli antichi romani, derivassero, in buona parte, dai calchi dei volti dei defunti. Ciò consentiva di conservare l'immagine tridimensionale del viso dell'estinto. I calchi venivano compiuti con materiale che si rapprendeva con una certa rapidità, come il gesso. Il calco in gesso del volto funebre e della mano fu in uso fino al primo decennio del Novecento, anche se già si riteneva questo ricordo tridimensionale troppo macabro

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