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Scultura dell’ottocento

Domenico Ghidoni, un grande scultore stroncato dalla censura dell’Italietta

I meritatissimi riconoscimenti e attestazioni di stima per un’opera di realismo sociale eccezionale per compostezza, dignità e forte carica emotiva si interrompono bruscamente con la presentazione de Le nostre schiave all’Esposizioni Riunite di Milano del 1894. L’opera non viene ammessa dalla commissione perché ritenuta “non opportuna e sconveniente”. Il gruppo raffigura tre giovani donne discinte sedute su un divano in attesa di nuovi clienti

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Desolazione! O mia patria sì bella e perduta

La splendida giovinetta dello scultore Vincenzo Vela, nasce come monumento funebre e in breve si trasforma, a Brera, nell'insegna di un'Italia che ha perduto - anche nel 1848 - ogni speranza. Lo scultore decide di avvicinarsi all’iconografia funeraria in modo assolutamente inedito, sottraendosi dalla raffigurazione delle consuete immagini femminili consolatorie e rassicuranti, personificazione di virtù ideale, scegliendo invece di mettere in scena un dolore più che mai reale e tangibile a cui non è possibile dare nessuna risposta

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Giovanni Emanueli – La vita e le opere di uno scultore che cercò la levità

Tra le moltissime opere scolpite nell’arco della sua intensa carriera artistica va ricordata anche la dinamica Erma di Napoleone Bonaparte a 23 anni del 1868, acquistata da re Vittorio Emanuele II, nota purtroppo unicamente da un’immagine dell’epoca, così come anche il Monumento funerario della Famiglia Da Costa del 1870, che si trovava al Cimitero Monumentale di Milano.

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