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Scultura dell’ottocento

Giovanni Emanueli – La vita e le opere di uno scultore che cercò la levità

Tra le moltissime opere scolpite nell’arco della sua intensa carriera artistica va ricordata anche la dinamica Erma di Napoleone Bonaparte a 23 anni del 1868, acquistata da re Vittorio Emanuele II, nota purtroppo unicamente da un’immagine dell’epoca, così come anche il Monumento funerario della Famiglia Da Costa del 1870, che si trovava al Cimitero Monumentale di Milano.

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Quando le vergini ninfe sono assalite dal vizio

Due opere iniziate, a livello di gesso, dallo scultore Lorenzo Bartolini, furono poi scolpite in marmo dall'allievo Giovanni Duprè. Esse rappresentano due adolescenti insidiate da uno scorpione e da un serpente, simboli del male nella religione mitraica. La straordinaria recensione di Baudelaire che commentò che commentò la prima versione bartoliniana della Ninfa dello scorpione

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La Derelitta, ritratto di una povertà bella, sofferente, dignitosa e pronta a reagire

Domenico Trentacoste ne "La Derelitta" somma ed epura con il suo lessico idealista tutte le tendenze artistiche che lo hanno preceduto, come dimostra anche il grande successo di pubblico e di critica suscitato alla prima Biennale di Venezia del 1895, quando è esposta la composizione; un tale successo che porta l’autore esule a far ritorno in patria, stabilendosi a Firenze. Il titolo stesso dell’opera rimanda a una figura posta al margine estremo della società, con un tono sommesso rispetto al precedente Proxumus tuus di Achille D’Orsi, ma in cui la denuncia sociale appare più che mai viva nell’eleganza discreta di un corpo nudo, che affonda le sue radici nella statuaria antica, e che pudicamente nasconde, con un fremito di vergogna, le sue belle forme e il suo stato, che non gli permette neppure di possedere una veste per coprirsi.

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