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C’era una volta la gatta. Piccoli felini ed eros femminile nell’area francofona. Video

Video Cats – nude photos by Amit Bar

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La gatta e l'uccello caratterizzano in modo inequivocabile questo dipinto di Louis Léopold Boilly, risalente al 1820. I significati allegorici sono chiarissimi. Ragazze curiose ed eccitate voglio vedere o prendere l'uccello, che ritengono che il giovane abbia nascosto sotto il cappello, all'altezza del pube. Il giovane lo tiene invece nella mano destra,mentre una gatta aggredisce dall'altro lato

La gatta e l’uccello caratterizzano in modo inequivocabile questo dipinto dii Louis Léopold Boilly, risalente al 1820. I significati allegorici sono chiarissimi. Ragazze curiose ed eccitate voglio vedere o prendere l’uccello, che sono certe che il giovane abbia sotto il cappello, all’altezza del pube. L’uomo lo tiene, invece, lo tiene nella mano destra,mentre una gatta si presenta all’attacco e cerca di mangiarselo in un sol boccone

Con il tempo, il gioco dell’uccello e della gatta ha divertito, per i mille sottintesi erotici, i nostri antenati. E ciò risultava semplice perchè si voleva equivocare, da Lesbia in poi, la tenerezza manifestata dalle signore per i piccoli volatili tenuti in gabbia o lasciati svolazzare per la casa. Agli occhi dei maschi quegli animaletti volanti non rappresentavano altro che una traslazione del desiderio sessuale delle gentili compagne, che però disponevano, da parte loro di un animale ben più terribile, la gatta. In italiano il termine uccello è rimasto, tra le tante denominazioni attribuite al pene, a identificare l’organo sessuale maschile, mentre abbiamo perso il termine gatta, in alcune zone a favore del termine topa. Chatte è invece rimasto in francese. Comunque sia, secondo la visione maligna del maschio, la gatta è sorniona; se ne sta accoccolata in un angolo; pare non desiderare nulla, ma quando vuole divorare un dato volatile, non c’è nessuno che possa fermarla. Ecco allora, scene e scenette attorno a queste inclinazioni maschili e femminili. Il maschio, naturalmente, è solo una povera vittima, immolata agli appetiti delle signore-gatte.

La gatta, un'opera di Jan van Bijlert, o van Bylert, van Bylaert, o ancora, in italiano, Giovanni Bilardo - Utrecht, 1598 – Utrecht, 13 novembre 1671), pittore olandese appartenente alla scuola caravaggesca.

La gatta, un’opera di Jan van Bijlert, o van Bylert, van Bylaert, o ancora, in italiano, Giovanni Bilardo
– Utrecht, 1598 – Utrecht, 13 novembre 1671), pittore olandese appartenente alla scuola caravaggesca.

Un graffito urbano a Montreal. che si basa sul doppio senso e che pone la gatta al centro semantico del dipinto. Accarezzare la gatta equivale in alcune lingue, come il francese ad indicare la masturbazione femminile

Un graffito urbano, in Canada. che si basa sul doppio senso e che pone la gatta al centro semantico del dipinto. Accarezzare la gatta equivale in alcune lingue, come il francese, ad indicare la masturbazione femminile

 Agostino Carracci (1557/ 1602), Il satiro scandagliatore, 1590 circa-1595 circa, bulino, mm 202x135


Agostino Carracci (1557/ 1602), Il satiro scandagliatore, 1590 circa-1595 circa, bulino, mm 202×135

 

Cosa fa un satiro eccitato – il suo pene è teso, sotto la gonnella-perizoma – con un piombo legato al filo? Cosa sonda o cerca di sondare con quello strumento sopra il pube di una giovane e bella donna, disponibilissima al gioco erotico? Struscerà il piombino sul suo inguine? lo farà avventurare nelle profondità della sua “natura” fino a raggiungere il fondo, la fine del pozzo?

Osserviamo bene la scena. Al di là dei volti e dei corpi dei protagonisti non possiamo dimenticare ciò da cui sono circondati poichè, normalmente è su piani visivi non immediatamente evidenti, che si delineano importanti porte semantiche. Non v’è dubbio che l’opera sia giocosamente erotica e che, a prima vista  – ma poi vedremo qual è esattamente la sua matrice – non riveli alcun principio moraleggiante. Al contrario essa risveglia i sensi e, lavorando sulla specularità percettiva e sulla complicità degli spettatori, evoca i prodromi di assolute delizie erotiche.

 da Agostino Carracci (1557/ 1602), Il satiro scandagliatore


da Agostino Carracci (1557/ 1602), Il satiro scandagliatore

 

 

Il Satiro “scandagliatore” è una nota incisione di Agostino Carracci (Bologna, 1557 – Parma, 1602) che, per dimensioni, non può rientrare nella serie delle cosiddette Lascivie, incisioni con pretesti mitologici o citazioni bibliche, traslate in una dimensione sessuale ed erotica, pubblicate nella seconda metà degli anni Ottanta del Cinquecento, cioè qualche anno prima rispetto a questa singola stampa, dalla quale furono ricavati alcuni dipinti, uno dei quali viene ritenuto opera dello stesso maestro. Un’incisione unica che il pittore bolognese avrebbe rielaborato da suggestioni d’area franco fiamminga, poi mutate e adattate al pubblico italiano, mutandone il valore semantico.

 

Ma torniamo ad esame attento dell’incisione. Un piccolo eroto assiste estasiato alla scena, mentre la donna immota, sembra attendere d’essere penetrata. Muove solo il braccio destro per aprire uno spazio, tanto simile all’organo sessuale femminile,  nel lembo inferiore della coperta dal quale si affaccia una gatta, che sembra strisciarsi e fare le fusa. La gatta (chatte) è la denominazione popolare della vagina, in lingua francese. C’è poi il dato del vello e dello strusciamento che l’animale compie contro la coperta. Lei è eccitata e ferma, lui sorride, luciferino.

V.M. 18 ANNI (contenuti espliciti)
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