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CE 366

Ceramiche italiane d’arte tra Liberty e Informale nella mostra di Rancate, Svizzera

La mostra che la Pinacoteca Züst di Rancate dedica ad un’importantissima collezione privata si configura come un viaggio attraverso il Novecento, dalle sinuose forme Art Nouveau proposte da Galileo Chini e dalla manifattura della Ceramica Italiana di Laveno alle invenzioni informali di Antonia Campi, Carlo Zauli e Lucio Fontana, da un punto di vista del tutto nuovo e originale: la ceramica d’arte prodotta da designer, artisti e manifatture italiane tra gli ultimi anni dell’Ottocento e gli anni Cinquanta del Novecento.

Francesco Nonni, Andalusa, 1923-1925, per la manifattura Fratelli Minardi di Focaccia e Melandri, Faenza

Francesco Nonni, Andalusa, 1923-1925, per la manifattura Fratelli Minardi di Focaccia e Melandri, Faenza



Elemento unificante tra le diverse opzioni stilistiche e le diverse strade del gusto che queste ceramiche esibiscono è la ricerca di una linea moderna del design italiano che, come una forza inarrestabile, a tratti impetuosa, a tratti sotterranea, a tratti sottile e silenziosa, attraversa le arti decorative italiane tra gli esordi degli anni Venti e i primissimi anni Cinquanta.

Gio Ponti, Cista La conversazione classica, 1925, per la Società Ceramica Richard-Ginori, Doccia, Firenze

Gio Ponti, Cista La conversazione classica, 1925, per la Società Ceramica Richard-Ginori, Doccia, Firenze

La storia è lunga e complessa, ma si può dire che la definizione moderna, e il concetto stesso, di arti decorative nasca a ridosso degli inizi del Novecento, in certa misura connessa con le elaborazioni teoriche nate sull’onda lunga dello stile modernista e con la necessità classificatoria delle dinamiche creative che tende, pur tra difficoltà di varia natura, a svincolare in modo definitivo l’oggetto decorativo, ma anche la decorazione tout court, dai legami con il fare artigianale, e squisitamente tecnico-materiale, per ancorarlo alla pura creazione artistica.
Per questa ragione in mostra sono presentati sia pezzi unici, vere e proprie sculture e invenzioni decorative di una tale raffinatezza da configurarsi come capolavori dell’arte italiana novecentesca, sia pezzi seriali ossia oggetti domestici e ornamentali prodotti industrialmente, ma sulla base di un progetto artistico ben riconoscibile, adatti ad una larga diffusione di mercato.
Nell’ambito della cultura tardo simbolista, e segnatamente con la codificazione degli stilemi modernisti, ma soprattutto con la teorizzazione che assegna all’arte il ruolo di motore per il mutamento della società, in altre parole di un’arte per tutti, dell’arte come sinonimo di vita, le arti decorative si avviano verso l’affrancamento dal puro prodotto artigianale per accedere alla produzione seriale, se non addirittura industriale, e per divenire modello dell’abitare moderno e dunque parametro del gusto e veicolo fondamentale per l’affermazione di uno stile.

Galileo Chini, Piatto con profilo femminile, 1898-1900, per la manifattura Arte della Ceramica, Firenze

Galileo Chini, Piatto con profilo femminile, 1898-1900, per la manifattura Arte della Ceramica, Firenze

La mostra intende offrire al pubblico le diversità di approccio alla questione delle arti decorative e specificatamente alla ceramica, ossia intende evidenziare le diverse opzioni stilistiche che convivono in quegli anni rispetto al problema dell’oggetto, al suo valore formale e al suo valore d’uso. In altre parole, si vuole rendere comprensibile la varietà di opzioni presenti sul campo operativo, dall’art nouveau, di Galileo Chini, all’art déco, con i capolavori della Richard-Ginori, dal secondo futurismo delle ceramiche Mazzotti di Albissola e della manifattura Rometti, all’informale, al gusto piccolo borghese della manifattura torinese Lenci. L’obiettivo è far comprendere quanto le arti decorative siano testimoni fedeli del variare del gusto e della trasformazione dei linguaggi artistici, vere e proprie “cartine di tornasole” delle diverse opzioni dell’invenzione artistica nel corso della prima metà del Novecento.

Mario Sturani, Ciotola – Il ponte / Contadini danzanti, 1930, per la Manifattura Lenci, Torino

Mario Sturani, Ciotola – Il ponte / Contadini danzanti, 1930, per la Manifattura Lenci, Torino

Il tema della mostra è appunto questo: ricostruire attraverso le ceramiche italiane, che un grande collezionista svizzero ha raccolto con intelligenza critica nel corso degli anni, i percorsi della modernità, intesa come spinta inarrestabile di ricerca e di innovazione, ma talvolta infarcita di nostalgie e ripensamenti del patrimonio classico, ma in un’ottica di trasformazione moderna dell’arte italiana, talaltra pronta ad abbracciare scelte più radicali, dalle ironiche e potenti sperimentazioni futuriste, alle scelte geometrico/monumentali di matrice novecentista fino all’esaltazione della materia ceramica come esplicito esito di una sensibilità informale.

LA FRAGILE BELLEZZA. Ceramiche italiane d’arte tra Liberty e Informale

Pinacoteca cantonale Giovanni Züst, Rancate (Mendrisio), Canton Ticino, Svizzera
dal 6 aprile al 17 agosto 2014

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