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Chesterfield (I divani, le poltrone). La storia

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L’ORIGINE E LA STORIA DEL CHESTERFIELD
Chesterfield sono poltrone, divani e pouf realizzati in pelle, con lavorazione capitonnè, secondo un modello risalente a un periodo compreso tra la fine del Settecento e gli inizi dell’Ottocento. Secondo l’Oxford English Dictionary, il sostantivo era già utilizzato in Inghilterra nel 1800 per descrivere un divano in pelle. Il nome deriva molto probabilmente dalla città britannica cui si riferisce il titolo nobiliare di Lord Phillip Stanhope, quarto Conte di Chesterfield (1694-1773), che avrebbe commissionato a un artigiano il primo divano di questo tipo, dotato di una morbida imbottitura del cuscino e di una seduta molto bassa. La pelle utilizzata era ed è quella bovina, di primissima scelta. Il perfetto tensionamento della stessa è garantito dalla presenza di grossi bottoni. Divani, poltrone e pouf con lavorazione pelle capitonné – il termine equivalente, in italiano, sarebbe “trapuntata” – costituiscono un’icona delle élite europee.

Ritratto del conte di Chesterfield, di Allan Ramsay, 1765.

Ritratto del conte di Chesterfield, di Allan Ramsay, 1765.

Il Lord Phillip Stanhope di Chesterfield potrebbe essersi fatto ispirare dai sedili delle carrozze, coperti o scoperte che fossero. Queste ultime montavano inizialmente assi con cuscini di stoffa imbottita per rendere più comoda la seduta. Ma l’umidità e la pioggia creavano seri problemi. Inoltre la pulizia di rasi e sete diveniva macchinosa. Così si pensò di utilizzare, nell’ambito della carrozzeria dell’epoca, il cuoio, ben più resistente e lavabile. Il conte, secondo la tradizione, volle qualcosa di estremamente comodo, in casa, che consentisse di riposarsi, senza stropicciare troppo gli abiti. Si racconta, così, che egli descrisse perfettamente all’artigiano quello che avrebbe voluto. Una specie di guscio cubico, avvolgente, con i braccioli che consentissero di appoggiare le braccia quasi perpendicolarmente al corpo, affinché mai le mani potessero informicolarsi. L’uso del cuoio non era totalmente nuovo, nelle sedute, ma era strutturato in modo diverso. Superfici lisce di pelle animali conciate erano usate per le poltrone piuttosto scomode del XVII secolo, nelle quali la parte lignea che restava scoperta era notevole rispetto all’imbottitura, che restava a livello di seduta o di schienale. Il legno, in queste poltrone o in questi divani Chester, è quasi totalmente nascosto e svolge una funzione di struttura nascosta Sono escluse, in tipologie antiche, piedi o gambe, ancora evidenti. Possono presentarsi elementi lignei decorativi – piuttosto rari e legati agli influssi dello stile francese Luigi Filippo – anche nella parte anteriore dei braccioli.

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La fortuna del Chesterfield fu legata alla qualità oggettiva del divano quanto al ruolo del Conte, considerato da tutti una sorta di arbiter elegantiarum, di cacciatore di mode, che presto s’estendevano ai gruppi dominanti della capitale inglese. Stanhop oltre ad essere un politico e scrittore molto ammirato, era un intellettuale protettore di Voltaire. E in fondo la forma piùe evoluta del Chesterfield è frutto di un pensiero razionalista applicato a un antico design.

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IL CHESTERFIELD HA LA FORMA DI UN ARIETE, ANIMALE TOTEMICO

La lavorazione dei braccioli dei Chesterfield ha permesso, probabilmente dal momento dell'”invenzione” di questi divani e poltrone, di mettere in evidenza un particolare forse in un primo tempo ottenuto involontariamente,che non sarebbe sfuggito all'”occhio araldico” dei nobili britannici. Il blocco della poltrona ha la forma di un ariete, in offensiva posizione di carica. La pelle compatta dei braccioli è tesa sulla struttura lignea sottostante e ripiegata su se stessa, proprio come le corna di un montone. E queste forme, specie nelle poltrone club, a pozzetto, conferiscono spessore e potenza iconografica totemica all’oggetto.

IL CHESTERFIELD COSA RAPPRESENTA A LIVELLO DI IMMAGINE

Non è un divano né una poltrona qualsiasi, ma è l’incarnazione dello status symbol del mondo aristocratico britannico. Esso fu molto utilizzato nei club inglesi per la comodità nella solennità, per la resistenza e per l’igiene. La pelle, perfettamente conciata, permette infatti, a differenza dei divani di stoffa, di pulire cuscini, braccioli, schienali. La relativa leggerezza –  quelli più antichi erano anche dotati di rotelle,  che vengono generalmente sostituite, oggi, dal piede fisso – consentiva di spostare rapidamente divani e poltrone, come fossero sedie, per creare, allargare o restringere nuclei di conversazione nei club aristocratici stessi. Il Chesterfield – o Chester, come viene spesso denominato o conosciuto – fu ed è molto presente nelle dimore aristocratiche di Londra e della campagna britannica.
Nel corso degli anni, i divani Chesterfield hanno occupato i palazzi dei Reali, uffici commerciali, alberghi, ristoranti, club di gentiluomini e lussuose abitazioni private.

Il Chesterfield è sinonimo di eleganza e di classe, all’interno di ogni stile architettonico e decorativo. Comfort e sofisticazione anti-borghese. Per questo è forse l’icona pop più antica del mondo. Ciò è dovuto alla diffusione della sua immagine, legata ad un modo di essere: elegante ed informale, al contempo. Più aristocratico che parvenu. E’ come se, infatti, la ricchezza ordinaria andasse in direzione di altre sedute. Ciò che il Chester garantisce è di essere comodissimi e, al tempo stesso, di apparire con il busto eretto, in una posizione molto elegante.

COSA SIGNIFICA CHE IL CHESTERFIELD E’ UN’ICONA

Nel linguaggio del Novecento e in quello a noi contemporaneo, con il termine icona si tende a isolare un oggetto o un personaggio mitico, che abbia perso la connotazione dell’ordinarietà, per divenire l’immagine che rappresenta un’epoca o un modo di vivere o un’immagine a cui tendere.

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L’icona – la cui denominazione è strettamente legata a un’immagine sacra di area bizantina, oggetto di per sé di un culto e non già come rappresentazione del divino – è, modernamente centrale per la cultura pop. Roland Barthes ne I nuovi Dei, individuò appunto una progressiva sostituzione dell’Olimpo pagano, nella società consumista di matrice Pop, alle divinità cristiane.

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Le icone, come le opere di Warhol, sono sintetizzate dalla cultura di massa per essere oggetti totemici che possono essere inseriti in qualsiasi ambiente e in qualsiasi casa. Così è Chesterfield.

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PERCHE’I CHESTERFIELD D’ANTIQUARIATO SONO I PIU’ RICERCATI

Sulle scelte personali, naturalmente non si può discutere. Nuove produzioni e rifacimenti moderni esistono ed hanno un proprio mercato. Ma un vero Chesterfield inizia a emanare, solo con il passare del tempo, il proprio fascino irresistibile. Per questo i migliori arredatori, gli architetti o le persone più sensibili all’arte e al collezionismo, puntano sul Chesterfield d’annata. La pelle, con il tempo, acquista colori sempre più morbidi e naturali. Un inizio di cretto (o craquelure) delle superfici, sottolinea morbidezza e antichità del pezzo. Gli anni, per questi divani e poltrone, sono un valore aggiunto, soprattutto sotto il profilo estetico. Basta osservare le riviste di moda e design per capire quanto diciamo. Gli stessi nobili inglesi iniziarono a preferire Chesterfield usati rispetto ai pezzi di nuova produzione o a non gettare mai quelli ereditati, non solo per un motivo di affezione, ma perchè un divano o una poltrona iniziano a parlare solo dopo aver abitato con gli uomini per generazioni e generazioni. Il Chesterfield nuovo era appannaggio dei borghesi, quello vintage degli aristocratici. E fu da subito così. Si racconta infatti che un giovane diplomatico, Dayrolless, nel 1773, facesse visita, sul letto di morte, al conte di Chesterfield. Quest’ultimo pare abbia detto al proprio maggiordomo: “Date al mio giovane ospite una poltrona”. Il diplomatico avrebbe preso l’invito cortese come l’offerta di un dono e avrebbe portato con sé la poltrona, collocandola nella propria abitazione. L’aveva a lungo ammirata come un capolavoro in pelle marrone scuro. Gli anni di usura erano serviti a conferire all’oggetto un aspetto ancora più attraente.
Episodio molto inglese, ricco di humour, ma non distante dalla realtà.

IL MERCATO DEI CHESTERFIELD D’ANTIQUARIATO E VINTAGE

La storia dei Chesterfield non ha conosciuto vere e proprie crisi in quanto il modello di questi mobili si è esteso rapidamente all’Europa intera e all’America, così da creare un movimento circolare, continuo, di interesse. Negli ultimi tempi questa passione è aumentata notevolmente poichè divani e poltrone realizzati con queste modalità e con questo stile appaiono nelle scenografie di numerosissime trasmissioni televisive, nelle riviste di arredamento, nelle case di tanti cantanti, divi del pop o uomini di potere e contro-potere, come segno distintivo. L’aumento del valore oggettivo dei Chesterfield usati – che rimangono comunque facilmente abbordabili economicamente, almeno per qualche tempo ancora – è strettamente connesso a un notevole aumento della domanda internazionale e alla progressiva diminuzione quantitativa di poltrone e divani vintage o antichi,sul mercato, specie quello britannico, che risultava il maggiore. Che il Chesterfield siano considerati in modo assoluto oggetti d’arte, appartenenti alla storia dell’arte, è dimostrato dal fatto che essi siano passati dalle aste di Christie’s e di Sotheby’s, con notevole interesse e con risultati di rilievo, come possiamo vedere qui sotto. Da sottolineare è la performance, in asta, da Sotheby’s di un Chester degli anni Sessanta, che è è stato battuto per 62mila e 500 dollari.

RISULTATI D’ASTA DEI CHESTERFIELD DA CHRISTIE E SOTHEBY

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PERCHE’ I CHESTERFIELD HANNO I BOTTONI?

La presenza di bottoni equidistanti non ha soltanto il fine di fissare il cuoio di copertura, creando una tensione perfetta, ma di evitare spostamenti dell’imbottitura, che provocherebbero effetti disarmonici e che risulterebbero estremamente scomodi per la schiena. Prima dell’invenzione delle poltrone-massaggio, i Chesterfield iniziarono a svolgere anche questo ruolo per la schiena dei loro fruitori che viene sostenuta e sulla quale, nel movimento del corpo, agiscono piccole masse circolari dell’imbottitura stessa.
Dal 19 ° secolo,? È stato anche legato alla psicoanalisi freudiana, in quanto Sigmund Freud usava originariamente un divano durante le sessioni di ipnosi con i pazienti.

COSA SIGNIFICA CHE IL CHESTERFIELD E’ CAPITONNE’

La lavorazione capitonné è una tecnica per la realizzazione di imbottiture trapuntate per divani, poltrone o testate di letti, nata intorno all’inizio dell’Ottocento. Con ago e filo – inizialmente un filo di capiton, cioè uno scarto della lavorazione della seta – si creano avvallamenti nel tessuto, con un elegante declinazione delle forme delle imbottiture, che divengono tanti “cuscinetti”. Anche i nostri vecchi materassi di lana erano lavorati con modalità capitonné, per distribuire l’imbottitura stessa ed evitarne accumuli, dovuti agli spostamenti del corpo nel letto. I materassi capitonné sostituirono i giacigli, contenitori di stoffa che venivano riempiti, alla rinfusa di paglia o di lana. Esistono lavorazioni capitonné a base quadrata o romboidale. Il capiton, cioè il filo, viene coperto da bottoni di stoffa o, nel caso dei nostri Chesterfield, di cuoio.

I COLORI TRADIZIONALI DEI CHESTERFIELD
Rosso-bruno e verde intenso non sono soltanto i colori del paesaggio inglese, ma tinte che appartengono alla tradizione degli arredi britannici. I più antichi divani in cuoio erano realizzati con color bruno scuro. Successivamente si passò a una colorazione verde.  Autorizzati anche i grigio-neri, più recenti. Singolari e curiosi sono i colori utilizzati da alcuni artigiani nel post-sessantotto, quando, a livello di arredamento, ci si divertì a scompaginare i colori della tradizione. Apparvero, allora, anche il viola, il rosso vivo, il rosso sangue o il rosa.

CHESTERFIELD VINTAGE VERDE-BOTTIGLIA, ROSSO-BRUNI E ROSA PER CASE ULTRA MODERNE

Queste poltrone e questi divani si inseriscono perfettamente in ogni ambiente. La tonalità più amata dai “classicisti” è quella bruna, seppur essa venga utilizzata anche per arredare case ultramoderne, come elemento di citazione. Ottimi i verde-vescica – un verde intenso, scuro – ma è possibile trovare nei divani vintage anni Sessanta e Settanta anche Chesterfield verde bottiglia, rosso-brunito e rosa. Essi sono prodotti di una cultura pop che rinnovò, negli ultimi quattro decenni del secolo scorso anche questi splendidi mobili, attraverso una produzione parallela ai colori classici. I colori acidi e choc di quegli anni ora sono amatissimi e di gran moda perchè rilanciati, in tinte che somigliano a quelle dei pennarelli evidenziatori, dall’arte e dal design americani.

LA POSIZIONE ERGONOMICA E TERAPEUTICA DEI CHESTERFIELD
I Chester non soltanto un modo di rappresentare la propria casa, il proprio studio, il proprio negozio. Ma contribuiscono al benessere, durante il riposo. Poltrone e divani Chesterfield mostrano un altissimo tasso di ergonomica, cioè di interazione tra il corpo umano e l’ambiente Il rapporto tra aree morbide e punti rientranti, l’interconnessione virtuosa tra lo schienale e i braccioli permettono un abbandono comodissimo del corpo, eppur controllato, senza che siano prese malposture del dorso, che, in molte altre sedute di divani, non risultano invece impedite.

PERCHE’ NELLE CASE ARISTOCRATICHE IL CHESTERFIELD ERA IN BIBLIOTECA o NEI SALOTTI

La collocazione del Chesterfield era legata, tradizionalmente, a salotti, biblioteche private, angoli di relax o ai club aristocratici. La poltrona club a pozzetto si rivela, probabilmente, la migliore modalità di seduta del mondo per chi vuole leggere un libro o un giornale. L’altezza delle sponde consente poggiare le braccia in un posizione comodissima, a partire da un punto che sta poco sotto il collo e di tenere il libro davanti a sé, annullandone il peso e, per il lettore, la scomodità della postura richiesta dalla tenuta in sospensione del volume stesso. Analoga postura è ottima per fumare e bere un liquore. Sotto il profilo stilistico, il cuoio delle copertura interloquisce perfettamente con le elaborate ed eleganti copertine dei libri con legatura in pelle.

PORTO, VINI, SIGARO, LIQUORI. CHESTERFIELD PER LA DEGUSTAZIONE

Negli ultimi anni i ristoranti, i bar e gli hotel più raffinati ricorrono ai Chesterfield per creare quell’atmosfera rilassata, di abbandono – da un lato – e di concentrazione sensoriale – dall’altro – che permette, in modo eccellente, la degustazione di vini e di liquori. La comodità della poltrona o dei divani consente infatti di non avvertire più il corpo come un ingombro e induce la convergenza dei sensi su ciò che noi riteniamo, in quel momento, massimo oggetto d’analisi e di apprezzamento. Questi mobili sono così diventati punti di accoglienza ideali anche per le degustazioni.

CHESTERFIELD NELLE SALE D’ATTESA DEGLI STUDI PROFESSIONALI

Molti professionisti – soprattutto medici e avvocati – ricorrono con sempre maggior frequenza ai Chesterfield per gli spazi adibiti all’attesa. Non più sale d’attesa scomode, quasi punitive. Ma luoghi nei quali si pensa al benessere del cliente e dell’assistito, che viene trattato come un ospite. L’estrema comodità della seduta riduce il senso di disagio che coglie noi tutti quando si frappone del tempo tra noi e un appuntamento importante.

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CHESTERFIELD, UN DIVANO INDISTRUTTIBILE CHE TEME SOLO I COLTELLI

Pochi sono i veri nemici di un resistentissimo divano Chesterfield. Le lame e i metalli appuntiti – ma quando può succedere? – possono creare tagli irreparabili, attraverso semplici interventi di restauro conservativo. Nel corso dell’analisi di questi prodotti vintage, compiuti da Stile arte, abbiamo sottoposto la pelle a diversi interventi di massimo stress. Abbiamo provato con l’acqua, le bibite, il vino. Non provocano danni alla copertura, anche se, naturalmente, è meglio che i liquidi vengano asciugati. Bisogna invece fare attenzione che non cadano sulla pelle acetone od altri solventi poichè potrebbero creare qualche problema al colore o comunque alla patina superficiale. Danni che non sono comunque irreparabili.

PERCHE’ ANCHE IN ITALIA IL BOOM DEI CHESTERFIELD VINTAGE

Dai film di Sherlock Holmes ai gialli inglesi. Dalle case di vip a quelle dei personaggi pop. E Agatha Christie, Churchill, i Beatles? E la regina Elisabetta, la famiglia reale, i primi ministri? E i pub? Da tempo, il Chesterfield – così presente nel cinema e nella fiction – è entrato a far parte dell’immaginario collettivo grazie alla “sua” partecipazione, che non è passata inosservata, a tante trasmissioni televisive, con particolare riferimento ai talk show o alla cosddetta “tv parlata”. Fino a qualche tempo fa si usavano, per i partecipanti, scomodi sgabelli, simili a quelli dei banconi dei bar. Ottimi, questi, soprattutto per le signore che intendono mettere in luce la lunghezza della gamba. E pure comodi per i cameramen e che ponevano il soggetto da riprendere a un’altezza standard. Ma estremamente scomodi.
E non sono pochi i casi in cui gli ospiti si sono lamentati delle “sedute” perchè troppo scomode. Affrontare una trasmissione televisiva, magari in diretta, in una posizione equilibristica, col rischio di cadere o comunque di prestare eccessiva attenzione al modo in cui si sta seduti – evitando ogni goffaggine – toglie concentrazione all’ospite della trasmissione tv, concentrazione che, invece, deve essere massima poichè il mezzo televisivo richiede una sintesi massima, un’efficacia assoluta nella rapidità. In quel momento il corpo e ogni sua esigenza devono scomparire poichè, in un minuto o poco più, si può giocare la partita di una vita. Per questo in un numero sempre maggiore di set televisivi appaiono i Chesterfield. Che appagano l’occhio, sotto il profilo scenografico, e mettono, soprattutto, l’ospite nella massima situazione di comodità. Secondo alcuni, sedersi comodamente diminuirebbe il denso di disagio e l’aggressività dei partecipanti. I conduttori hanno un diktat delle direzioni: evitare che le voci si sovrappongano in quanto è dimostrato che se lo spettatore non sente bene o non capisce, gira canale. Ed ecco un Chester, Per placare le schiene e gli animi. La presenza di un Chesterfield nelle trasmissioni tv tenderebbe a inviare allo allo spettatore un senso di intimità e di partecipazione. Un divano a casa – dove siede chi guarda – uno dall’altra parte del vetro della tv, eliminano le distanze e creano, psicologicamente, l’effetto-salotto, che colma le distanze.

IGIENE, PULIZIA E RESTAURO DEI CHESTERFIELD VINTAGE O ANTICHI

Raccolti nelle case britanniche, acquistati nel corso di traslochi, recuperati in vecchie botteghe, i Chesterfield vengono portati in capannoni arieggiati, dove si recano gli antiquari di tutto il mondo. Le poltrone, i divani, i pouf vengono acquistati e caricati sui tir. Giunti, nel nostro caso, nelle botteghe dei pochi autentici importatori italiani, essi vengono sottoposti a catalogazione e a datazione. Si procede poi ad una pulizia dalla polvere e ad interventi igienizzanti con sostanze specifiche di alta qualità e grande efficacia. La pelle può essere dotata poi di sostanze dermo-nutrienti, neutre o con pigmento che sono anche in grado di eliminare eventuali opacità di alcune aree delle poltrone. Piccoli restauri vengono svolti con uno specifico colore, steso con un pennello molto fine. Uno spray con pigmenti colorati conferisce ai bottoni rientranti quella tinta più scura, tonalmente in linea con il colore del divano, che può essere sbiadita con il tempo.

RESTAURARE O PREFERITE UN CHESTERFIELD BRUT?

Per i Chesterfield vale la regola che vede il pubblico dividersi – ma non a metà – sulla questione dei restauri. I puristi chiedono che non sia svolto alcun intervento, anche quando, effettivamente, il divano è in forte sofferenza a causa del tempo. In alcuni casi vengono, anzi, ricercati divani, pouf o poltrone che siano indecorosi perchè stinte o rovinate o tagliate. I divani con “ferite di guerra” ed eccessivi segni del temo non vengono amati, invece da un pubblico più ampio, che preferisce prodotti che sono stati oggetto di interventi di pulitura, igienizzazione e di un lieve restauro, che non cancelli i segni della vecchiaia o dell’antichità del pezzo, ma che li armonizzi con il resto del mobile.

 

COME VIENE RESTAURATO UN CHESTERFIELD ANTICO

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