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Chesterfield (I divani, le poltrone) – La storia

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L’ORIGINE E LA STORIA DEL CHESTERFIELD
Chesterfield sono poltrone, divani e pouf inglesi realizzati in pelle, con lavorazione capitonnè, secondo un modello originario risalente a un periodo compreso tra la fine del Settecento e gli inizi dell’Ottocento. ma lievemente mutato con il passare dei decenni, a livello di design. Secondo l’Oxford English Dictionary, il sostantivo chesterfield era già utilizzato in Inghilterra nel 1800 per definire un divano in pelle. E, sempre a partire dall’Ottocento, esso divenne sinonimo di divano, specie nel continente americano. Il nome deriva molto probabilmente dall’omonima città britannica cui si riferisce il titolo nobiliare di Lord Phillip Stanhope, quarto Conte di Chesterfield (1694-1773), che avrebbe commissionato a un artigiano londinese il primo divano o la prima poltrona di questo tipo, dotati di una morbida imbottitura del cuscino e di una seduta molto bassa.
Il nome Chesterfield non si riferirebbe pertanto al luogo di produzione originario del mobile, ma alla denominazione del feudo del conte, che però risiedeva a Londra, città in cui la poltrona sarebbe stata ideata. La pelle utilizzata era ed è quella bovina, di primissima scelta e lavorata con particolare cura e attenzione affinché sia molto liscia e gradevole al tatto e particolarmente resistente.

Il perfetto tensionamento della stessa è garantito dalla presenza di grossi bottoni. Divani, poltrone e pouf con lavorazione della pelle secondo la tecnica capitonné – il termine equivalente, in italiano, sarebbe “trapunta” o “trapuntata” – costituiscono un’icona delle élite europee dell’Ottocento. Con il nome Chesterfield è nota anche marca di sigarette prodotte dalla multinazionale Philip Morris, oggi Altria Group Inc. Una curiosita linguistica. Gli italiani preferiscono chiamare divano il mobile dotato di più sedute. Nell’Ottocento e nel primo Novecento era diffuso, da noi, anche il nome ottomana, che si riferiva ai grandi spazi di seduta con cuscini presenti nei palazzi medio-orientali e negli harem. Gli inglesi hanno la preferenza per il termine sofà o, in una terminologia più casalinga, couch. Anche se nel dizionario inglese appare, il sostantivo divan viene utilizzato raramente. Per i francesi esso è un sofà – il termine più utilizzato – o un canapé. Oggi si equivalgono, anche se nel passato si riferivano a prodotti diversi per forme e stoffe, accomunati soltanto dalla stessa funzione.

Ritratto del conte di Chesterfield, di Allan Ramsay, 1765.

Ritratto del conte di Chesterfield, di Allan Ramsay, 1765.

Lord Phillip Stanhope di Chesterfield potrebbe essersi fatto ispirare dai sedili delle carrozze, coperti o scoperte che fossero. E’ un’ipotesi ricorrente. Queste ultime montavano inizialmente assi con cuscini di stoffa imbottita per rendere più comoda la seduta. Ma l’umidità e la pioggia creavano seri problemi alle stoffe. Inoltre la pulizia di rasi e sete diveniva macchinosa. E negli ambienti chiusi tendeva a svilupparsi uno sgradevole odore di muffa, che non poteva essere coperto dai profumi. Così si pensò di utilizzare, nell’ambito della carrozzeria dell’epoca, il cuoio, ben più resistente e lavabile.

Il conte inglese, secondo quanto è stato trasmesso oralmente, pensò che i sedili delle carrozzerie fossero ben resistenti e comodi. E che non agissero negativamente, durante gli spostamenti in carrozza, sulla tenuta della stiratura degli abiti. Bastava migliorarne il disegno e rendere la seduta massimamente accogliente per trasformarli in un pezzo d’arredamento domestico, da collocare in un salotto riparato. Il conte pensò allora a qualcosa di estremamente comodo, per il suo palazzo, che consentisse di riposarsi, senza stropicciare i vestiti. Essere impeccabile era un segno distintivo fondamentale per un Lord che, oltre ai doveri del titolo, occupasse i vertici della piramide sociale. Quindi il Chesterfield nacque come una poltrona o un divano di servizio. Solo successivamente acquisì il diritto di entrare anche nelle sale di rappresentanza.

I divanetti settecenteschi erano angusti, mentre una pausa a letto non avrebbe consentito di essere pronto e impeccabile, in ogni momento della giornata. Si racconta, così, che il nobile britannico descrisse perfettamente all’artigiano quello che avrebbe voluto. Una specie di guscio cubico, avvolgente, con i braccioli che consentissero di appoggiare le braccia quasi perpendicolarmente al corpo, affinché mai le mani potessero informicolarsi. L’uso della pelle animale non era totalmente nuovo, nelle sedute, ma era strutturato in modo diverso.
Superfici lisce di pelle animali conciate erano usate per le poltrone piuttosto scomode del XVII secolo, nelle quali la parte lignea che restava scoperta era notevole rispetto all’imbottitura, che permaneva a livello di seduta o di schienale.

Il legno, in queste poltrone o in questi divani Chester, è quasi totalmente nascosto e svolge una funzione di struttura, celata alla vista, senza funzioni decorative. Sono escluse, in tipologie antiche, piedi o gambe, ancora evidenti. Possono presentarsi elementi lignei decorativi – piuttosto rari e legati agli influssi dello stile francese Luigi Filippo – anche nella parte anteriore dei braccioli. Per quanto molto legato al proprio prototipo, il Chesterfield ha subito lievi influenze stilistiche, registrando il gusto dominante dei decenni che ha attraversato, mostrandole soprattutto a livello della sagomatura dello schienale e delle gambe-piedini. Resta invece assolutamente imprescindibile la lavorazione capitonné.

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La fortuna del Chesterfield fu legata alla qualità oggettiva del divano quanto al ruolo del Conte, considerato da tutti una sorta di arbiter elegantiarum, di cacciatore di mode, che presto s’estendevano, per il fenomeno dell’initazione, ai gruppi dominanti della capitale inglese. Stanhop oltre ad essere un politico e scrittore molto ammirato, era un intellettuale protettore di Voltaire. E in fondo la forma più evoluta del Chesterfield è frutto di un pensiero razionalista applicato a un antico design. Anche i suoi contatti stretti con Parigi, considerata la capitale mondiale delle arti e della moda, lo rendevano un personaggio a cui guardare in quanto era in grado di importare novità, sotto ogni profilo. Ciò rese più facile la diffusione delle poltrone e dei sofà “inventati” dal nobile inglese, in quanto vennero a rappresentare uno status symbol da non sottovalutare.

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GRANDE DIFFUSIONE A PARTIRE DA META’ DELL’OTTOCENTO

I pezzi più antichi confermerebbero la nascita di questo divano tra la fine del Settecento gli inizi dell’Ottocento. La forma molto squadrata fu assunta progressivamente dalla seconda metà del secolo. In origine non erano ancora a forma di parallelepipedo e mostravano sinuosità post-rococò e più elementi decorativi, come provano i primi cataloghi di bottega, risalenti al 1848 – fabbrica Wood – e quello di due anni più tardi dell’impresa Smee & Sons. Copertura di un’ampia gamme di forme, sino a a coprire di pelle ogni parte di legno visibile, fu garantita dalla fabbrica Lawford che nel 1855 uscì con un proprio catalogo.

La moltiplicazione delle opzioni – unite dal denominatore comune della lavorazione capitonné – dimostra il fatto che già a metà dell’Ottocento i divani Chesterfield avevano ampiamente conquistato il mercato e che i produttori spingevano l’acceleratore sul grande successo di questi mobili, offrendo una gamma di varianti, per coprire esigenze diverse. La standardizzazione crebbe, in linea con il miglioramento dei processi industriali e con l’apertura di empori di sempre maggiori dimensioni.

 

IL CHESTERFIELD HA LA FORMA DI UN ARIETE, ANIMALE TOTEMICO

La lavorazione dei braccioli dei Chesterfield ha permesso, probabilmente dal momento dell'”invenzione” di questi divani e poltrone, di mettere in evidenza un particolare forse in un primo tempo ottenuto involontariamente,che non sarebbe però sfuggito all'”occhio araldico” dei nobili britannici.

Il blocco della poltrona, visto nella parte frontale, ha la forma inequivocabile di un ariete, in offensiva posizione di carica. La pelle compatta dei braccioli è tesa sulla struttura lignea sottostante e ripiegata su se stessa, proprio come le corna di un montone. E queste forme, specie nelle poltrone club, a pozzetto, conferiscono spessore e potenza iconografica totemica all’oggetto. La sensazione di forza, contenuta, ma pronta ad esplodere all’improvviso, è conferita a poltrone e divani Chesterfield dalla pelle conformata alla massima tensione, come quella che caratterizza l’animale un istante prima della carica. Oggi il Chesterfield è unisex, ma un tempo conteneva la potenza iconica della virilità, potenzialmente aggressiva.

IL CHESTERFIELD COSA RAPPRESENTA A LIVELLO DI IMMAGINE

Non è un divano né una poltrona qualsiasi, ma è l’incarnazione dello status symbol del mondo aristocratico britannico. Esso fu molto utilizzato nei club inglesi per la comodità nella solennità, per la resistenza e per l’igiene. La pelle, perfettamente conciata, permette infatti, a differenza dei divani di stoffa, di pulire cuscini, braccioli, schienali.
La relativa leggerezza –  quelli più antichi erano anche dotati di rotelle,  che vengono generalmente sostituite, oggi, dal piede fisso – consentiva di spostare rapidamente divani e poltrone, come fossero sedie, per creare, allargare o restringere nuclei di conversazione nei club aristocratici stessi. Il Chesterfield – o Chester, come viene spesso denominato o conosciuto – fu ed è molto presente nelle dimore aristocratiche di Londra e della campagna britannica, all’inizio soprattutto nelle stanze private, nei salotti e nei locali adibiti a studio e a biblioteca.
Nel corso degli anni, i divani Chesterfield hanno occupato i palazzi dei Reali, uffici commerciali, alberghi, ristoranti, club di gentiluomini e lussuose abitazioni.

Il Chesterfield è sinonimo di eleganza e di classe, all’interno di ogni stile architettonico e decorativo. Comfort e sofisticazione anti-borghese.

Per questo è forse l’icona pop più antica del mondo. Ciò è dovuto alla diffusione della sua immagine, legata ad un modo di essere: elegante ed informale, al contempo. Più aristocratico che parvenu. E’ come se, infatti, la ricchezza ordinaria andasse in direzione di altre sedute. Ciò che il Chester garantisce è di essere comodissimi e, al tempo stesso, di apparire con il busto eretto, in una posizione molto elegante.

COSA SIGNIFICA CHE IL CHESTERFIELD E’ UN’ICONA

Nel linguaggio del Novecento e in quello a noi contemporaneo, con il termine icona si tende a isolare un oggetto o un personaggio mitico, che abbia perso la connotazione dell’ordinarietà, per divenire l’immagine che rappresenta un’epoca o un modo di vivere o un’immagine a cui tendere.

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L’icona – la cui denominazione è strettamente legata a un’immagine sacra di area bizantina, oggetto di per sé di un culto e non già come rappresentazione del divino – è, modernamente centrale per la cultura pop. Roland Barthes ne I nuovi Dei, individuò appunto una progressiva sostituzione dell’Olimpo pagano, nella società consumista di matrice Pop, alle divinità cristiane..

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Le icone, come le opere di Warhol, sono sintetizzate dalla cultura di massa per essere oggetti totemici che possono essere inseriti in qualsiasi ambiente e in qualsiasi casa. Dai ritratti di Marilyn alla Coca Cola. Così è Chesterfield, al quale il designer Jeroen van de Kant ha dedicato una versione in plastica gonfiabile, con una linea dedicata ai bambini.

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PERCHE’I CHESTERFIELD D’ANTIQUARIATO SONO I PIU’ RICERCATI

Sulle scelte personali, naturalmente non si può discutere. Nuove produzioni e rifacimenti moderni esistono ed hanno un proprio mercato. Ma un Chesterfield inizia a emanare, solo con il passare del tempo, il proprio fascino irresistibile. Per questo motivo arredatori, architetti o chi ama le suggestioni storiche emanate dall’arte, puntano su Chesterfield d’annata, inserendoli tanto in arredamenti classici che in living moderni, con apprezzabili giochi di contrasto visivo.
La pelle dei divani capitoné, con il tempo, acquista colori sempre più morbidi e naturali. Un inizio di cretto (o craquelure) delle superfici, sottolinea morbidezza e antichità del pezzo. Gli anni, per questi divani e poltrone, sono un valore aggiunto, soprattutto sotto il profilo estetico. Basta osservare le riviste di moda e design. Gli stessi nobili inglesi iniziarono a preferire Chesterfield usati rispetto ai pezzi di nuova produzione o a non gettare mai quelli ereditati, non solo per un motivo di affezione – o per proverbiali parsimonie – ma perchè un divano o una poltrona di pelle iniziano a parlare solo dopo aver abitato con donne e uomini per generazioni e generazioni. Il Chesterfield nuovo era appannaggio dei borghesi, quello vintage degli aristocratici. E fu da subito così, qualche anno dopo la sua messa a punto. Si racconta infatti che un giovane diplomatico, Dayrolless, nel 1773, facesse visita, sul letto di morte, al conte di Chesterfield, “inventore” o ispiratore, come si diceva all’inizio, delle omonime poltrone. Chesterfield era molto affaticato, ma non volle esimersi dalla sua proverbiale cortesia e intese accogliere il diplomatico con la massima gentilezza. Pare , infatti, che abbia detto al proprio maggiordomo: “Date al mio giovane ospite una poltrona”. Il diplomatico avrebbe preso l’invito cortese alla lettera, come l’offerta di un dono e avrebbe portato con sé la poltrona, collocandola nella propria abitazione. L’aveva a lungo ammirata come un capolavoro in pelle marrone scuro. Gli anni di usura erano serviti a conferire all’oggetto un aspetto ancora più attraente.
Episodio molto inglese, ricco di humour, comico-grottesco, ma non distante dalla realtà.

IL MERCATO DEI CHESTERFIELD D’ANTIQUARIATO E VINTAGE

La storia dei Chesterfield non ha conosciuto vere e proprie crisi in quanto il modello di questi mobili si è esteso rapidamente all’Europa intera e all’America, così da creare un movimento circolare, continuo, di interesse. Negli ultimi tempi questa passione è aumentata notevolmente poichè divani e poltrone realizzati con queste modalità e con questo stile appaiono nelle scenografie di numerosissime trasmissioni televisive, nelle riviste di arredamento, nelle case di tanti cantanti, divi del pop o uomini di potere e contro-potere, come segno distintivo. L’aumento del valore oggettivo dei Chesterfield usati – che rimangono comunque facilmente abbordabili economicamente, almeno per qualche tempo ancora – è strettamente connesso a un notevole aumento della domanda internazionale e alla progressiva diminuzione quantitativa di poltrone e divani vintage o antichi,sul mercato, specie quello britannico, che risultava il maggiore.

Che i Chesterfield siano considerati in modo assoluto oggetti d’arte, appartenenti alla storia dell’arte, è dimostrato dal fatto che essi siano passati dalle aste di Christie’s e di Sotheby’s, con notevole interesse e con risultati di rilievo, come possiamo vedere qui sotto. Le due case mondiali d’asta celebrano soltanto oggetti storici, mondiali, che abbiano una rilevanza museale. Da sottolineare è la performance, in asta, da Sotheby’s di un Chester degli anni Sessanta, che è è stato battuto per 62mila e 500 dollari. Sotto il profilo stilistico, questo divano Chesterfield americano degli anni Sessanta è fortemente caratterizzato da uno stile razionalista e minimalista, con un innalzamento del piano di base e l’apposizione di gambe metalliche. Esso fu prodotto per assecondare le linee rette e pure dell’architettura di quell’epoca. L’inserimento della gamba di metallo lucido è un pieno omaggio alla rilettura moderna del classico, che non teme di mostrare gli elementi strutturali, ma li valorizza, portandoli in luce e dotandoli di una notevole evidenza.

RISULTATI D’ASTA DEI CHESTERFIELD DA CHRISTIE E SOTHEBY

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PERCHE’ I CHESTERFIELD HANNO I BOTTONI?

La presenza di bottoni equidistanti non ha soltanto il fine di fissare la pelle conciata di copertura, creando una tensione perfetta, ma di evitare spostamenti dell’imbottitura sottostante, che provocherebbero effetti disarmonici e che risulterebbero estremamente scomodi per la schiena. Prima dell’invenzione delle poltrone-massaggio, i Chesterfield iniziarono a svolgere anche questo ruolo per la schiena dei loro fruitori che viene sostenuta e sulla quale, nel movimento del corpo, agiscono piccole masse circolari dell’imbottitura stessa.
Dal 19 ° secolo,? È stato anche legato alla psicoanalisi freudiana, in quanto Sigmund Freud usava originariamente un divano coperto da un tappeto, durante le sessioni di ipnosi con i pazienti.

COSA SIGNIFICA CHE IL CHESTERFIELD E’ CAPITONNE’

La lavorazione capitonné è una tecnica per la realizzazione di imbottiture trapuntate per divani, poltrone o testate di letti, nata intorno all’inizio dell’Ottocento e proeguita per tutto il secolo. Gli scrittori francesi testimoniano che rasi e sete capitonné, durante il Terzo impero, coprivano ogni angolo delle case di lusso. Ma qual è la tecnica di questa particolare lavorazione. Con ago e filo – inizialmente un filo di capiton, cioè uno scarto della lavorazione della seta – si creano avvallamenti nel tessuto, con un elegante declinazione delle forme delle imbottiture, che divengono tanti “cuscinetti“. Anche i nostri vecchi materassi di lana erano lavorati con modalità capitonné, per distribuire l’imbottitura stessa ed evitarne accumuli, dovuti agli spostamenti del corpo nel letto. I materassi capitonné sostituirono i giacigli, sacchi di stoffa più o meno raffinata che venivano riempiti, alla rinfusa di paglia o di lana.

Esistono lavorazioni capitonné a base quadrata o romboidale. Il capiton, cioè il filo, viene coperto da bottoni di stoffa o, nel caso dei nostri Chesterfield, di cuoio. Il fissaggio della pelle con tecnica capitonné – che tende ad assorbire e a diffondere le sollecitazioni dell’uso – riduce notevolmente l’usura della pelle stessa.

COSA SIGNIFICA CHESTERFIELD CLUB?

Il Chesterfield club tra origine dalle poltrone e da poltrone a pozzetto molto squadrate, con braccioli bassi, che favoriscono – per la mancanza di schienali che si conchiudono – la partecipazione a conversazioni, senza impedimenti visivi ai lati della testa. Originariamente le poltrone club erano dotate di rotelle, già presenti nelle produzioni di metà Ottocento, che consentivano, nei Circoli di nobili inglesi, di comporre o scomporre i gruppi di conversazione con estrema rapidità o facilità. La comodità, la connaturata garanzia d’igiene, la rapidità con le quali si creavano “isole di colloquio” imposero questi divani e poltrone nelle sedi delle associazioni nobiliari e nei circoli sportivi della haute.

I COLORI TRADIZIONALI DEI CHESTERFIELD
Rosso-bruno e verde intenso non sono soltanto i colori del paesaggio inglese, ma tinte che appartengono alla tradizione degli arredi britannici. I più antichi divani in cuoio eranno realizzati con color bruno scuro. Successivamente si passò a una colorazione verde.  Autorizzati anche i grigio-neri, più recenti. Singolari e curiosi sono i colori utilizzati da alcuni artigiani nel post-sessantotto, quando, a livello di arredamento, ci si divertì a scompaginare i colori della tradizione. Apparvero, allora, anche il viola, il rosso vivo, il rosso sangue o il rosa e il senape, che riprendeva il colore delle calzature estive, in voga in quegli anni.

CHESTERFIELD VINTAGE VERDE-BOTTIGLIA, ROSSO-BRUNI E ROSA PER CASE ULTRA MODERNE

Queste poltrone e questi divani si inseriscono perfettamente in ogni ambiente. La tonalità più amata dai “classicisti” è quella bruna, seppur essa venga utilizzata anche per arredare case ultramoderne, come elemento di citazione. Ottimi i verde-vescica – un verde intenso, scuro – ma è possibile trovare nei divani vintage anni Sessanta e Settanta anche Chesterfield verde bottiglia, rosso-brunito e rosa. Essi sono prodotti di una cultura pop che rinnovò, negli ultimi quattro decenni del secolo scorso anche questi splendidi mobili, attraverso una produzione parallela ai colori classici. I colori acidi e choc di quegli anni ora sono amatissimi e di gran moda perchè rilanciati, in tinte che somigliano a quelle dei pennarelli evidenziatori, dall’arte e dal design americani. Il tratto modernista degli anni Sessanta e Settanta si coniuga soprattutto, più che alla forma, a colori molto accesi che tendono ad esorcizzare la forma antiche di questi divani e di questa poltrone. Fu un’operazione dai connotati dada che tese all’appropriazione di modelli conservatori, portandoli in una dimensione di gioiosa apertura al futuro, caratterizzata dal sogno della rivoluzione. Il pop ebbe la peculiarità di introdurre colori vivaci, molto vistosi, com’erano stati quelli dei fauves, all’inizio del Novecento. Il cromatismo acceso intendeva contestare le tinte serie amate dalle generazioni precedenti.

LA POSIZIONE ERGONOMICA E TERAPEUTICA DEI CHESTERFIELD
I Chester non soltanto un modo di rappresentare la propria casa, il proprio studio, il proprio negozio. Ma contribuiscono al benessere, durante il riposo. Poltrone e divani Chesterfield mostrano un altissimo tasso di ergonomica, cioè di interazione tra il corpo umano e l’ambiente Il rapporto tra aree morbide e punti rientranti, l’interconnessione virtuosa tra lo schienale e i braccioli permettono un abbandono comodissimo del corpo, eppur controllato, senza che siano prese malposture del dorso, che, in molte altre sedute di divani, non risultano invece impedite.

PERCHE’ NELLE CASE ARISTOCRATICHE IL CHESTERFIELD ERA IN BIBLIOTECA o NEI SALOTTI

La collocazione del Chesterfield era legata, tradizionalmente, a salotti, biblioteche private, angoli di relax o ai club aristocratici. La poltrona club a pozzetto si rivela, probabilmente, la migliore modalità di seduta del mondo per chi vuole leggere un libro o un giornale. L’altezza delle sponde consente poggiare le braccia in un posizione comodissima, a partire da un punto che sta poco sotto il collo e di tenere il libro davanti a sé, annullandone il peso e, per il lettore, la scomodità della postura richiesta dalla tenuta in sospensione del volume stesso. Analoga postura è ottima per fumare e bere un liquore. Sotto il profilo stilistico, il cuoio delle copertura interloquisce perfettamente con le elaborate ed eleganti copertine dei libri con legatura in pelle.

PORTO, VINI, SIGARO, LIQUORI. CHESTERFIELD PER LA DEGUSTAZIONE

Negli ultimi anni i ristoranti, i bar e gli hotel più raffinati ricorrono ai Chesterfield per creare quell’atmosfera rilassata, di abbandono – da un lato – e di concentrazione sensoriale – dall’altro – che permette, in modo eccellente, la degustazione di vini e di liquori. La comodità della poltrona o dei divani consente infatti di non avvertire più il corpo come un ingombro e induce la convergenza dei sensi su ciò che noi riteniamo, in quel momento, massimo oggetto d’analisi e di apprezzamento. Questi mobili sono così diventati punti di accoglienza ideali anche per le degustazioni.

CHESTERFIELD NELLE SALE D’ATTESA DEGLI STUDI PROFESSIONALI

Molti professionisti – soprattutto medici e avvocati – ricorrono con sempre maggior frequenza ai Chesterfield per gli spazi adibiti all’attesa. Non più sale d’attesa scomode, quasi punitive. Ma luoghi nei quali si pensa al benessere del cliente e dell’assistito, che viene trattato come un ospite. L’estrema comodità della seduta riduce il senso di disagio che coglie noi tutti quando si frappone del tempo tra noi e un appuntamento importante.

IL CHESTERFIELD, NELLE PUBBLICITA’ , E’ UTILIZZATO COME ELEMENTO SCENOGRAFICO DI SICUREZZA

La scenografia pubblicitaria e cinematografica utilizzano in diversi casi il Chesterfield in video che non sono assolutamente dedicati al divano o alle poltrone stesse, ma ad esigenze simboliche rappresentative. Tra i numerosi usi del Chesterfield va notato recentemente il suo recente inserimento nei manifesti di banche o servizi finanziari, per sottolineare la sicurezza, la comodità del servizio offerto al cliente. E i risultati di abbondanza garantiti dal servizio stesso.  Tra i manifesti, ricordiamo, tra i più recenti, quello di Poste italiane che inserisce l’immagine di un giovane uomo seduto su una poltrona “Chester”, cliente curato, sicuro. Al quale vengono offerte, nel campo finanziario, solidità e certezze, mentre egli riposa, senza preoccupazioni.

RESISTENTI ALL’ACQUA. COME PULIRLI

Il Chesterfield non si macchia facilmente, come avviene, ad esempio, per le pelli scamosciate. L’acqua non costituisce alcun problema, come pure le bibite. E’ certo meglio passare una spugnetta per evitare che i liquidi possano creare discontinuità sulle finiture satin delle cere. Essendo pelle animale conciata, essa ha la massima refrattareità all’umidità dell’esterno e si comporta pertanto in modo analogo a una materia plastica. Con il vantaggio che il Chesterfield “respira” proprio come avviene per le scarpe di ottimo cuoio, senza lasciare entrare pioggia e umidità. Per pulirli basta una spugnetta morbida, molto strizzata, con acqua nella quale è stato diluito poco sapone liquido. Quindi una leggera asciugatura che contribuisce alla lucidità, con un panno di lana.

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CHESTERFIELD, UN DIVANO INDISTRUTTIBILE CHE TEME SOLO I COLTELLI

Pochi sono i veri nemici di un resistentissimo divano Chesterfield. Le lame e i metalli appuntiti – ma quando può succedere? – possono creare tagli irreparabili, attraverso semplici interventi di restauro conservativo. Nel corso dell’analisi di questi prodotti vintage, compiuti da Stile arte, abbiamo sottoposto la pelle a diversi interventi di massimo stress. Abbiamo provato con l’acqua, le bibite, il vino. Non provocano danni alla copertura, anche se, naturalmente, è meglio che i liquidi vengano asciugati. Bisogna invece fare attenzione che non cadano sulla pelle acetone od altri solventi poichè potrebbero creare problem  al colore o comunque alla patina superficiale. Danni che non sono comunque irreparabili, ma che richiedono un intervento di restauro al mercante dal quale abbiamo acquistato il pezzo.

PERCHE’ ANCHE IN ITALIA IL BOOM DEI CHESTERFIELD VINTAGE

Dai film di Sherlock Holmes ai gialli inglesi. Dalle case di vip a quelle dei personaggi pop. E Agatha Christie, Churchill, i Beatles? E la regina Elisabetta, la famiglia reale, i primi ministri? E i pub? Da tempo, il Chesterfield – così presente nel cinema e nella fiction – è entrato a far parte dell’immaginario collettivo grazie alla “sua” partecipazione, che non è passata inosservata, a tante trasmissioni televisive, con particolare riferimento ai talk show o alla cosiddetta “tv parlata”. Fino a qualche tempo fa si usavano, per i partecipanti, scomodi sgabelli, simili a quelli dei banconi dei bar. Ottimi, questi, soprattutto per le signore che intendono mettere in luce la lunghezza della gamba. E pure comodi per i cameramen e che ponevano il soggetto da riprendere a un’altezza standard. Ma estremamente scomodi per chi doveva sottoporsi alla tortura di starsene abbarbicato a un oggetto metallico, con seduta di piccole dimensioni.
E non sono pochi i casi in cui gli ospiti si sono lamentati delle “sedute” perchè troppo scomode. Affrontare una trasmissione televisiva, magari in diretta, in una posizione equilibristica, col rischio di cadere o comunque di prestare eccessiva attenzione al modo in cui si sta seduti – evitando ogni goffaggine – toglie concentrazione all’ospite della trasmissione tv, concentrazione che, invece, deve essere massima poichè il mezzo televisivo richiede una sintesi massima, un’efficacia assoluta nella rapidità. In quel momento il corpo e ogni sua esigenza devono scomparire poichè, in un minuto o poco più, si può giocare la partita di una vita. Per questo in un numero sempre maggiore di set televisivi appaiono i Chesterfield. Che appagano l’occhio, sotto il profilo scenografico, e mettono, soprattutto, l’ospite nella massima situazione di comodità. Secondo alcuni, sedersi comodamente diminuirebbe il senso di disagio e l’aggressività dei partecipanti. I conduttori hanno un diktat delle direzioni: evitare che le voci si sovrappongano in quanto è dimostrato che se lo spettatore non sente bene o non capisce, gira canale. Ed ecco un Chester, Per placare le schiene e gli animi. La presenza di un Chesterfield nelle trasmissioni tv tenderebbe a inviare allo spettatore messaggi rassicuranti, un senso di intimità e di partecipazione al colloquio in corso di svolgimento nel salotto televisivo. Un divano a casa – dove siede chi guarda – uno dall’altra parte del vetro della tv, eliminano le distanze e creano, psicologicamente, l’effetto-salotto, che colma le distanze. Il passaggio dall’intervista aggressiva all’intervista confessione ha richiesto il ricorso a sedute diverse. E così pure il linguaggio scenografico e ricettivo sono mutati, portando l’attenzione sui Chesterfield-

IGIENE, PULIZIA E RESTAURO DEI CHESTERFIELD VINTAGE O ANTICHI

Raccolti nelle case britanniche, acquistati nel corso di traslochi, recuperati in vecchie botteghe, i Chesterfield vengono portati in capannoni arieggiati, dove si recano gli antiquari di tutto il mondo. Le poltrone, i divani, i pouf vengono acquistati e caricati sui tir. Giunti, nel nostro caso, nelle botteghe dei pochi autentici importatori italiani, essi vengono sottoposti a catalogazione e a datazione. Si procede poi ad una pulizia dalla polvere e ad interventi igienizzanti con sostanze specifiche di alta qualità e grande efficacia. La pelle può essere dotata poi di sostanze dermo-nutrienti, neutre o con pigmento che sono anche in grado di eliminare eventuali opacità di alcune aree delle poltrone. Piccoli restauri vengono svolti con uno specifico colore, steso con un pennello molto fine. Uno spray con pigmenti colorati conferisce ai bottoni rientranti quella tinta più scura, tonalmente in linea con il colore del divano, che può essere sbiadita con il tempo.

RESTAURARE O PREFERITE UN CHESTERFIELD BRUT?

Per i Chesterfield vale la regola che vede il pubblico dividersi – ma non a metà – sulla questione dei restauri. I puristi chiedono che non sia svolto alcun intervento, anche quando, effettivamente, il divano è in forte sofferenza a causa del tempo. In alcuni casi vengono, anzi, ricercati divani, pouf o poltrone che siano indecorosi perchè stinte o rovinate o tagliate. I divani con “ferite di guerra” ed eccessivi segni del temo non vengono amati, invece da un pubblico più ampio, che preferisce prodotti che sono stati oggetto di interventi di pulitura, igienizzazione e di un lieve restauro, che non cancelli i segni della vecchiaia o dell’antichità del pezzo, ma che li armonizzi con il resto del mobile.

PIEDE A ROTELLA O PIEDE FISSO? CAMBIARLI E’ UN ATTIMO

Quando scegliete un Chesterfield guardate se esso dispone di rotelle o di un piede fisso. E scegliete, secondo le vostre esigenze. Il piede con rotella oggi è meno richiesto di un tempo, ma in pochi minuti può essere sostituito, contando sullo stesso alloggiamento, con un piede a cipolla, tipico della lavorazione stilistica ottocentesca e a lungo reiterato nell’Ottocento.

LA STRUTTURA LIGNEA INTERNA DEI CHESTERFIELD

Originariamente la struttura interna dei Chesterfield era realizzata con massello di noce, legno di pregio, molto pesante e dotato di una quasi inesistente deformabilità. Poltrone e divani, con queste assi, erano solidissimi, ma pure molto pesanti. Per questo si utilizzarono le rotelle che, nell’Ottocento erano già ampiamente presenti nell’arredo e che venivano inserite anche ai piedi dei pianoforti. Con il passare del tempo si cercarono soluzioni finalizzate all’alleggerimento delle poltrone e dei divani, attraverso strutture di legno che combinassero il massello al legno di abete. Quest’ultimo è particolarmente leggero e, se ben stagionato, riduce il proprio elevato indice di deformazione.

COME VIENE RESTAURATO UN CHESTERFIELD ANTICO

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