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Antoniazzo Romano quotazioni gratis

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Nuove ricerche e nuovi studi, negli ultimi anni, hanno posto in evidenza sempre maggiore l’opera di Antoniazzo Romano e il suo ruolo svolto nell’ambito artistico della città Eterna. Gli approfondimenti  confluirono, nel 2013 nella grande mostra sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica, organizzata dalla Soprintendenza Speciale per il Patrimonio storico artistico ed etnoantropologico e dal Polo museale della città di Roma, diretta da Daniela Porro, Fu la prima mostra monografica dedicata al pittore rinascimentale Antoniazzo Romano. Pictor Urbis.

La rassegna, curata da Anna Cavallaro e da Stefano Petrocchi, venne allestita a  Palazzo Barberini.


Subiaco, chiesa di San Francesco, Madonna con il Bambino e i santi Francesco e Antonio, trittico, 158x63 (tavola centrale), 142x41 (laterali)

Subiaco, chiesa di San Francesco, Madonna con il Bambino e i santi Francesco e Antonio, trittico, 158×63 (tavola centrale), 142×41 (laterali)

Antonio Aquili detto Antoniazzo Romano (Roma 1435/40 – 1508), figura centrale del Rinascimento, fu attivo per quasi mezzo secolo fino al primo decennio del Cinquecento a Roma e nel territorio laziale. Il pittore era contemporaneo di Benozzo Gozzoli, di Piero della Francesca e di Domenico Ghirlandaio, sui quali si formò, e di Melozzo da Forlì, Piermatteo d’Amelia e il Perugino con cui condivise importanti commissioni. La ricca produzione di pale d’altare, cicli decorativi e quadri di devozione, era destinata a un pubblico composto in prevalenza di alti prelati della curia romana, comunità religiose ed esponenti dei ceti nobiliari. Opere di grande suggestione e di qualità altissima, i suoi dipinti uniscono le novità rinascimentali agli splendori dell’arte medievale, nella profusione degli ori e nella bellezza sacrale dei suoi personaggi, specie le sue straordinarie Madonne dalle sembianze modernamente affini alle tipologie femminili di quel periodo.

La selezione di documenti concessi in prestito dall’Archivio di Stato di Roma, lettere autografe e contratti originali, libri confraternali e atti privati come il testamento e l’eredità di Antoniazzo Romano, offrono una lettura che consente di mettere in luce oltre l’artista, anche l’uomo e il suo impegno nella società del tempo.
La pittura a Roma all’epoca dell’esordio di Antoniazzo è testimoniata oltre che da opere di maestri tardogotici, anche dai nomi degli artisti riportati nello splendido codice miniato del 1478, contenente i primi statuti dei pittori romani redatti dallo stesso Antoniazzo in qualità di console della corporazione, ed esposto al pubblico per la prima volta grazie all’eccezionale prestito dell’Accademia di San Luca.

Montefalco, Museo di San Francesco, Antoniazzo Romano, San Vincenzo, Santa Caterina, Sant’Antonio da Padova, tavola, 164x173

Montefalco, Museo di San Francesco, Antoniazzo Romano, San Vincenzo, Santa Caterina, Sant’Antonio da Padova, tavola, 164×173

Tra le grandi pale d’altare emergono la splendida ancona di Montefalco, in origine nella chiesa romana di Santa Maria del Popolo e l’Annunciazione di Santa Maria sopra Minerva dipinta per l’anno giubilare del 1500, con la quale il pittore si congeda dalla città in prossimità della fine dei suoi giorni, che un fortunato, recente, ritrovamento documentario consente di collocare al 17 aprile 1508. La produzione della bottega romana di via della Cerasa (l’odierna piazza Rondanini) – dove operava la “turba di lavoranti” – è documentata attraverso dipinti che attestano la circolazione dei modelli del maestro tra gli allievi. Una diffusione della cultura del maestro nell’Italia centrale che avvennero anche attraverso la figura del figlio Marcantonio Aquili, erede e continuatore della maniera paterna, e di alcuni contemporanei: l’umbro Pancrazio Jacovetti, il veronese Cristoforo Scacco, attivo nel basso Lazio e in Campania, l’abruzzese Saturnino Gatti, e Cola dell’Amatrice con un dipinto realizzato quando ormai a Roma dominava l’arte di Raffaello.

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NEL FILMATO UN VIAGGIO TRA LE OPERE DI ANTONIAZZO ROMANO

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