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Paul Klee, tutti i colori di una vita. Analisi esordi e svolte stilistiche

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“Stile” intervista Hans Cristoph von Tavel (già direttore del Kunstmuseum di Berna), che curò la mostra  dedicata a  Paul Klee, al Complesso del Vittoriano.

 

 Quali sono le caratteristiche stilistiche che caratterizzano le prime prove di Klee?

Le primissime acqueforti sono caratterizzate da uno stile simbolico, completamente figurativo, dove la linea è dominante. Sono lavori che testimoniano l’altissima abilità tecnica, la fantasia e l’inventiva di Klee. Si tratta di opere in cui prevale l’intento socio-critico, contraddistinte dalla teatralità della composizione e in cui si osservano anche motivi fantastici, che svelano un certo gusto onirico e a tratti caricaturale. Complessivamente lasciano trasparire, insieme all’influenza di artisti a Klee coevi e ai retaggi classici di una colta classe borghese, la sua personalità ironica e sognatrice. Dopo l’incontro con Cézanne, poi, lo stile subirà un radicale mutamento. I disegni di paesaggio e anche i ritratti di questo periodo sono eseguiti con grande finezza e sistematicità. Klee stesso definì questa fase come il suo “periodo impressionista”.

Nel 1911, Klee entra in rapporto con gli artisti del Blaue Reiter. La sua ricerca si trasferisce dall’analisi introspettiva sui valori psicologici delle forme a quella relativa ai problemi di luce, colore, movimento. Quali sono i punti di approdo di tale spostamento di attenzione?
Klee stringe amicizia con i pittori del Blaue Reiter, e, sebbene mantenga sempre una certa distanza dalle attività del gruppo, partecipa alla loro seconda mostra berlinese con alcuni disegni. Di grande forza sono le illustrazioni che egli realizza in questo periodo per il “Candide” di Voltaire: si tratta di disegni esistenzialisti, in cui l’uomo viene rappresentato alla stregua di un insetto, nella sua condizione di estremo e sofferto isolamento e di solitudine. Insieme a Kandinskij e a Marc, nel 1912 compie un viaggio a Parigi, in occasione del quale incontra Robert Delaunay, il maestro del cubismo e del colore, con cui instaura un rapporto di reciproca stima e di collaborazione. Klee è molto affascinato dalle ricerche del francese sulla luce e sul colore, addirittura traduce in tedesco un suo saggio sull’argomento. E’ a partire da questo momento che Klee fonda le basi della propria pittura fatta di piani colorati.


Il 1914 è un anno fondamentale: col viaggio in Tunisia, si ufficializza il suo “matrimonio” con il colore. Come cambia da quel momento la sua pittura?
Di ritorno dal viaggio in Tunisia Klee lavora moltissimo con i luminosi acquerelli che ha realizzato durante la permanenza in quei luoghi. Da questo momento in poi è il colore il vero protagonista delle sue opere. Elementi geometrici dai colori lievi sono accostati in una delicata trama di rapporti e accordi quasi musicali; arabeschi, cupole, minareti, ideogrammi di cammelli e di palme sono intrisi di atmosfere esotiche e fiabesche. Piano piano si compie nel suo lavoro anche un’evoluzione tematica. Durante la prima guerra mondiale Klee matura molto, dal punto di vista sia umano che artistico. Sviluppa un personale simbolismo, fanno la loro comparsa quelle immagini che poi ricorreranno spesso nei suoi quadri, come il fiore che si trasforma in orologio (l’elemento naturalistico viene abbinato all’elemento esistenziale del tempo), l’occhio, la croce, la stella, la luna e anche le figure umane estremamente stilizzate. E ancora le lettere dell’alfabeto, a volte composte in parole o frasi.



Seguono gli anni del Bauhaus, dove Klee insegna accanto a Kandinskij. In che modo si coniugano il razionalismo dominante in questo ambiente (che certamente ebbe influenza su di lui) e la matrice fantastica alla base della sua ricerca?
Questa è una domanda fondamentale per comprendere lo sviluppo della personalità artistica di Klee. Nel 1920 viene chiamato da Gropius al Bauhaus, dove tiene corsi di pittura. L’esperienza dell’insegnamento, con il confronto diretto con i giovani studenti, rappresenta per lui una preziosa occasione, poiché viene costretto a compiere riflessioni intorno ai problemi formali dell’arte, alle metodologie da utilizzare per tradurre le idee in qualcosa di concreto. In questi anni le sue ricerche sia sul piano teorico che su quello pratico confluiscono in alcune fondamentali pubblicazioni. Klee non viene comunque conquistato dall’eccesso di razionalismo che dominava l’ambiente. Il suo linguaggio pittorico rifiuta l’astrazione, le sue opere sono pervase da un prodigioso senso dell’equilibrio di forme e colori. Fino all’arrivo al Bauhaus, Klee aveva lavorato prevalentemente in solitudine, mentre qui egli ha l’opportunità di confrontarsi direttamente con altri autori come Itten, Kandinskij, e lo stesso Gropius. La sua attività acquista un riconoscimento sempre maggiore da parte del mondo intellettuale del tempo: Klee diviene un artista internazionale.

 

 

 

Ad un certo punto, però Klee lascia Weimar e il Bauhaus.
Nel 1930 si trasferisce a Düsseldorf, con un contratto di insegnamento all’Accademia. Ma questo non è un periodo felice della sua esistenza: fino al 1933, infatti, lui e la moglie non trovano casa in quella città e vivono a Dessau, costretti ad affrontare alcune difficoltà pratiche che contribuiscono ad alimentare il forte disagio che Klee inizia ad avvertire. Egli intuisce i pericoli degli sviluppi politici in corso in Germania. Durante la sua assenza, l’abitazione di Dessau viene perquisita a fondo dai nazisti; in seguito viene richiesto all’artista di certificare la propria origine ariana. Klee trasloca da Dessau a Düsseldorf. Nello stesso tempo è licenziato senza preavviso. Nel 1937 è presente con 17 opere alla mostra organizzata dai nazisti sull’“Arte degenerata”. A quel punto si rende per lui inevitabile la scelta di abbandonare la Germania e di far ritorno a Berna nella casa di famiglia. I quadri di questo periodo sono forse i più belli della sua produzione: molto raffinati ed espressivi.



Si giunge così alle opere della maturità, caratterizzate da una forte componente drammatica, certamente alimentata dalle gravi difficoltà che il pittore è costretto ad affrontare negli ultimi anni della sua vita.
Purtroppo, contemporaneamente al suo ritorno a Berna fanno la prima comparsa i sintomi di quella malattia, la sclerodermia, che lo costringerà a ritirarsi dalla vita sociale, in solitudine e sofferenza, e che infine lo ucciderà. L’ultima produzione acquista una connotazione fortemente drammatica. Compaiono quasi ossessivamente grossi segni neri, i colori si fanno densi e pastosi, le forme minacciose evocano morte e distruzione. Per l’estrema forza espressiva che caratterizza questa fase della sua pittura, è possibile suggerire un parallelo con Picasso. Nella parte conclusiva della rassegna è esposto il dipinto che fu trovato sul cavalletto il giorno della sua scomparsa, intitolato “L’ultima natura morta”: quasi il testamento artistico di Paul Klee.

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