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Le 20 incisioni erotiche che Pinelli immortalò

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Le incisioni erotiche che Bartolomeo Pinelli (1781/1835), celeberrimo cantore della romanità, pubblicò nel 1810 nella città dei Papi, si ispirarono alle calcografie che Raimondi, nel Cinquecento, aveva ricavato dai disegni erotici di Giulio Romano, che erano state utilizzate per i Sonetti lussuriosi dell’Aretino. Pur mantenendo i “modi”, cioè le posture erotiche degli illustri predecessore, Pinelli ammorbidì il segno, riducendo la statuarietà e la potenza ginnica delle analoghe incisioni cinquecentesche. Ne esce un quadro di classicità adattata alla verità di amori reali. Sicchè queste stampe sembrano il contraltare privatissimo dei dipinti e dei disegni che Pinelli dedicò alla popolazione romana, al folklore, a vecchi angoli che presto sarebbero scomparse per sempre. Le incisioni, andarono sotto il nome La Scuola di Priapo inventata da Giulio Romano. Le acqueforti si presentano su fogli di mm 185×125, mentre l’area dello schiaccio -la porzione di carta compressa dal torchio e dal rame è di mm 140×109

Bartolomeo Pinelli è stato un artista fortemente legato a Roma, nella scelta dei propri soggetti. Realìzzò quadri, ceramiche, incisioni (circa quattromila) e disegni (circa diecimila) illustrando sia i capolavori della letteratura italiana, che gli italici costumi, anche se il suo tema prediletto e più amato dai collezionisti fu la città eterna. Proprio per questa sua caratteristica, le opere dell’artista sono state molto presenti nella vita romana degli ultimi due secoli e sono state più volti citate, anche in canzoni come Arrivederci Roma, nella quale i suoi lavori sono ricordati con un senso di nostalgia per un tempo ormai perduto – “come ai tempi belli che Pinelli immortalò”-. Il pittore aveva iniziato come ceramista, nella bottega del padre che modellava statue devozionali, e aveva imboccato un percorso formativo importante, prima all’Accademia di Belle Arti di Bologna, dove la famiglia si era trasferita nel 1792, poi, a partire dal ritorno romano (1799), all’Accademia di San Luca a Roma. Nello stesso 1799 cominciò la collaborazione con il pittore Franz Kaisermann, per il quale dipinse le figure delle sue vedute all’acquerello.
“Fu Bartolomeo Pinelli di media statura, di fisonomia e di portamento vivaci; portò folta la capigliatura che a lunghi boccoli gli incorniciava il viso e gli scendeva inanellata dinanzi […]; i tratti del viso ebbe marcati, ma regolari, e non portò che i piccoli mustacchi come appare anche nel suo busto che fu posto al Pincio. Di costumi fu bizzarro, amante anche troppo dello scherzo. Vestì negligentemente a modo del popolo e lo si vide sempre girare per Roma accompagnato da due grandi mastini e munito di mazza che aveva per pomo una figura di bronzo. Era facile all’ira quantunque fosse di consueto allegro e faceto; fu scettico [leggi: ateo] come molti degli uomini di ingegno del suo tempo e fu patriota a suo modo, cioè innamorato di Roma antica, nella quale concentrò tutti i suoi affetti »
(David Silvagni, La corte e la società romana nei secoli XVII e XIX, Roma, Forzani & C. Tipografi del Senato, 1881-4, voll. 3, vol. III, p. 395)

 

 

 

Pineli Belli Incisciature

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