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Cosa significa e come dipingere un “ritratto alla prima”

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Il termine “alla prima”, utilizzato  nella forma italiana, è rimasto nel bagaglio del lessico internazionale della pittura che risale ai tempi in cui l’Italia era  un punto di riferimento internazionali.. “Alla prima”, com’è facile intuire, significa una stesura pittorica immediata – nel senso etimologico del termine: cioè  senza mediazioni di strumentazioni tecniche o di underdrawing -.

Il pittore  non usufruisce di disegno preparatorio, non rileva, come avveniva invece nell’ambito dei ritratti più fedeli della tradizione o come avviene nella pittura iperrealista, la fisionomia delle persona effigiala nè con l’uso voi vetri, nè con l’uso di lenti, ne’ con ‘uso di copie di fotografie ingrandite. Per lavorare “alla prima” è necessario aveva un’ottima padronanza della tecnica di stesura pittorica, sulla linea di quello che fu il pittoricismo. E’ il ritratto alla prima è considerato un pezzo di bravura, un virtuosismo pittorico non concesso a tutti. Eppure, leggendo con attenzione questo articolo e osservando il filmato, è possibile capire cos’è necessario fare o cos’è indispensabile non fare per non cadere nell’errore.

E’ necessario poi affidarsi a prodotti di belle arti di buona qualità,  con particolare riferimento ai colori ad olio o alle tele. Attenzione anche alla scelta dei pennelli:essi possono certo essere sintetici o con setole animali. Noi preferiamo – volendo rispettare gli animali – tre pennelli piatti con setole sintetiche, con dimensioni e un pennellino a punta.

Ottimo, il nostro professore americano, nel mostrare le diversi fasi di stesura. Ciò che possiamo rimarcare, in qualità di tecnici, è il fatto che egli con imprimitura secca – quella sostanza di gesso e colla, che troviamo già pronta sulle tele industriali. senza alcuna preparazione cromatica sottostante. La secchezza dell’imprimitura lo aiuta nell’ambito dell’assorbenza di una pittura dilavata, con la quale inizierà a tracciare gli ingombri e a segnare le ombre.. metodo questo che fu molto diffuso nell’ambito della pittura veneta che, più raramente, si affidava al disegno. Egli, come colora base per la silhouette e gli ingombri usa un colore a olio,giustamente un marrone – in termini tecnici: terra di siena – , che è il colore più profondo dell’incarnato umano,  così che, come Caravaggio – che utilizzava preparazioni bruno rossicce – gli sia possibile utilizzare la traccia marrone come punto più scuro; e salire, in levare, con i colori più chiari, avendo così già a disposizione la parte in ombra del volto  L’osservatore attento osserverà  due aspetti basilari. Il rilievo di massima, riferito agli ingombri, viene rapidamente steso con un terra di siena molto diluita nell’essenza di trementina o nell’acquaragia, che favorisce – quest’ultima -, in relazione alla tela commerciale con imprimitura in gesso, a un’asciugatura rapida dell’abbozzo.


La soluzione è molto liquida perché  il movimento del pennello viene così facilitato nella reiterazione del segno, alla ricerca delle giuste proporzioni e, in caso di errore, essa può venire facilmente rimossa con uno straccio. Inoltre quello che vediamo non è disegno, ma già pittura da sviluppare poi, con scioltezza, nei toni chiari. La terra di Siena, estratta da un normale tubetto di colore ad e allungata abbondantemente con acquaragia, con una percentuale di diluizione simile a quella dell’acquerello, oltre ad asciugare in qualche minuto, annullando pause nella lavorazione, evita che i tocchi cromatici successivi si mischino al colore sottostante, poichè il colore così ottenuto è un olio magrissimo, contenente una minima quantità di pigmenti. In questa fase,  l’artista evita una stesura con materiali densi e corposi, dalla consistenza – per intenderci – di un dentifricio, perchè il colore sottostante si mischierebbe a quello superiore, con un danno notevole nell’ambito della prosecuzione dei lavori. E ogni tentativo di correzione sarebbe inutile, poichè otterremmo, ben rapidamente, un mélange di non colore, quella sorta di grigio abbattuto, unto, vischioso e scivoloso al contempo, e tecnicamente ingestibile, che si produce dopo un eccesso di unione di colori bagnati. Uno degli errori dei neofiti è proprio questo. Diversa è invece la stesura, a tocchi, della parte pittorica sovrastante. Il professore sceglie di operare con una tecnica impressionista, con i valori luministici in crescendo, apponendo pennellate di colore meno diluito, con le quali formerà una sorta di mosaico cromatico

 

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