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Cos’è il contrapposto manierista. Perché dà forza a quadri e sculture


Il contrapposto manierista o chiasmo è una particolare strutturazione della forma scultorea che conferisce forza alla stessa attraverso l’alternanza incrociata di forza e abbandono degli arti. La forma a chiasmo il cui nome deriva dal greco “croce” viene utilizzata nella scultura classica, come superamento della staticità plastica delle origini, ma è prepotentemente ripresa nel periodo rinascimentale e post-rinascimentale da scultori e pittori vicini a Michelangelo Buonarroti, che utilizza il “contrapposto” con esiti di massima potenza. Egli infatti trova che la massima tensione espressiva e percettiva può essere sollecitata dall’unione, nella stessa scultura, di polarità diverse, di tensione e distensione, collocate a X nella figura. L’esempio più semplice: se il braccio sinistro è in tensione muscolare, la gamba sul lato opposto, quella destra, è in tensione, mentre il braccio destro è rilassato come la gamba sinistra. Le forze crescono o diminuiscono lungo il vettore della X, conferendo alla figura potenza e concentrazione delle forze. Originariamente quest’alternanza delle tensioni fu osservata nel passo umano vigoroso che, per equilibrio, carica sempre sul braccio e la gamba opposti. Il chiasmo, come avviene in letteratura, non incrocia soltanto gli elementi, ma li porta al punto di massima conflittualità, per ottenere, nella conflagrazione degli opposti, la massima potenza. Il contrapposto manierista risulta particolarmente evidente nella Notte delle Tombe medicee, nella quale Michelangelo giunge a una sintesi ulteriore, ponendo in luce soltanto le membra in tensione. Questa semplificazione, che fu a lungo studiata da Matisse per individuare un nucleo di linee in grado di conferire alla propria opera uno slancio vitale, rende in maniera molto chiara il concetto.

Osserviamo l’immagine. Il braccio destro e la gamba sinistra sono in tensione; gli altri arti in rilassamento.  Tensione e rilassamento sono poste secondo linee incrociate. Anche sonno e veglia sono presenti e in opposizione


michelangelo notte

La Notte delle Tombe medicee è una donna distesa su un piano inclinato. Le masse muscolari sono contrapposte. La postura è identica a quella di un quadro perduto, realizzato dello stesso autore, Leda e il Cigno. Il cigno – come dimostrano le copie coeve – possedeva carnalmente Leda che aveva la stessa posizione della donna rappresentata nella scultura allegorica. Ciò significa che, pur in assenza del cigno, la postura della statua medicea rinvia a un abbandono e, contemporaneamente, a un movimento in potenza, che rivela il meccanismo eternante dell’eros come slancio vitale.

leda e il cigno
Il rapporto tra rilassatezza e tensione, tra languido abbandono e movimento in potenza, il contrappeso tra arti contrapposti, che si rilassano e si tendono seguendo una X ideale, conferiscono ai dipinti e ai disegni che nascono dal confronto con Michelangelo una vitalità estrema, inesausta, una carnalità evidente seppur concentrata e idealizzataMa il codice visivo contiene altre verità: ogni figura della statuaria michelangiolesca, dal Ragazzo accovacciato al Prigioniero morente, è connotata da una situazione di apparente passività.

La sintesi del contrapposto manierista di Michelangelo, colto nella Notte, e reso in sintesi estrema da Matisse in Blue nude

La sintesi del contrapposto manierista di Michelangelo, colto nella Notte, e reso in sintesi estrema da Matisse in Blue nude

Dall’abbandono della Notte e dell’Aurora si transita a una condizione di dolore o di passaggio fatale alla morte. Ciò nonostante, dal nucleo dell’abbandono, ecco scattare, muscolarmente, una reazione, una scarica elettrica indirizzata alla continuità dell’esistenza. Il contrasto tra calma e azione, tra dolore e ribellione sviluppa una fiamma, la fiamma della vita, la reazione di una fonte inesausta.

michelangelo prigione 2 (1)

Il contrapposto manierista e il Novecento
Freud

Vittoriale
La posa del contrapposto manierista viene assunta dal Novecento come rappresentazione dello slancio vitale, sia a livello di scelta emotiva e formale – Freud e D’Annunzio che acquistano gessi del prigioniero morente di Michelangelo – che, dopo un’approfondita ricerca da Matisse -. Il Novecento tende a riformulare il vigore del chiasmo, come un ritorno alle forze dimenticate della natura e delle risorse umane delle origini, alle quale l’uomo deve tornare, per rinnovare se stesso.

Matisse coglie la forma semplificata, archetipa, di questo procedere per contrasti. Essa è la formula più dolce, violenta e sensuale ad un tempo. Il lusso, la calma e la voluttà emergono in modo inequivocabile anche da scene drammatiche, come nella buonarrotiana Battaglia dei centauri, che a Matisse rievoca una danza.

Michelangelo fornisce elementi inequivocabili per la rappresentazione di quello slancio vitale, che sarebbe stato teorizzato da Bergson. Si manifestano allora punti di contatto tra la ricerca svolta da Matisse e le teorie del pensatore, che rappresenta il punto conclusivo del movimento spiritualista francese. Per il pittore e per il filosofo l’essenza dell’universo e della realtà è lélan vital (cioè l’eros di Platone), un’energia che dà la vita. Nelle opposizioni muscolari delle statue di Michelangelo è ben presente questa tensione, che si risolve in un’unità armonica delle parti: del morbido e del ruvido, del rilassato e del contratto, del leggero e del pesante, del dolore e della felicità, dell’abbandono e della reazione. Gli opposti sono uniti da un amore cosmico, che attraversa la carne, lo spirito e la pietra, trasformando il contrasto in energia e facendo scaturire dal marmo un soffio vitale.

L’armonia delle tensioni, ricavata dal contrapposto manierista di Michelangelo, viene assunta da Matisse attraverso la realizzazione di forme semplici, realmente quintessenziali, che siano in grado di svolgere una funzione di immagini agentes, cioè di figure capaci di proiettare sull’uomo, come nei dipinti e nelle decorazioni del passato remoto, la protezione e la fiducia nella vita. Matisse traduce i lemmi del codice Michelangelo, presenti nelle statue del maestro toscano, lavorando disegno dopo disegno, per comprenderne le formule nascoste.

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