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Cos’è l’Espressionismo? E cos’è l’espressionismo? I concetti in poche righe

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Le radici etimologiche sono sempre di grande aiuto nell’individuare l’origine dei concetti, sui quali il tempo e le l’uso hanno collocato elementi di caos.
Ex-primere significa buttare-fuori-da, gettare-fuori, schiacciare-fuori uno stato d’animo, un pensiero, un giudizio rispetto una sollecitazione interna o esterna che sia, come liberazione da una costrizione. Esso implica un atto di forza, se non di violenza. Sotto il profilo formale ciò che viene “gettato fuori” spesso non risponde al canone della forma o della bellezza o a quello della correttezza formale, né al concetto di presunta oggettività ma al meccanismo di un’urgenza psicologica. Si esprime l’indignazione, si esprime il piacere. Si esprime un sentimento.

Nell’arte e nella letteratura possiamo trovarci di fronte all’espressionismo o all’Espressionismo. Sembra che poco possa cambiare nel passaggio da una lettera minuscola ad una maiuscola. Eppure non è così. Con espressionismo o espressionistico la critica ha definito il registro soggettivo, violento, spesso molto disarticolato, ma immensamente efficace nella trasmissione di un’idea di opere di ogni tempo che uscissero dai canoni misurati imposti dalla cultura dominante. Ogni cultura e ogni tempo possono presentare manifestazioni espressioniste o espressionistiche, legate soprattutto ad individualità ribelli che non si adeguano ad una forma imposta dalla società e che, con forza, ne propongono una alternativa. L’espressionismo è pertanto, in origine, un atteggiamento anticonformista e individuale di manifestazione violenta di un’idea che mina la forma tradizionale, per imporre un contenuto, spesso controcorrente. L’Espressionismo invece è una corrente o un movimento che si sviluppa e si diffonde come fenomeno non più individualmente isolato, ma collettivo, traendo forza dagli irregolari del passato, dal ribellismo di Nietzsche o dalla critica marxiana al mondo. Esso per ex-primere compie l’atto di spremere, all’esterno, senza rispetto per la forma codificata. Anzi: con una deformazione che diviene più soltanto frutto di un’urgenza, ma di un programma estetico.

a espressionismo copertina

Itzhak Goldberg, professore emerito dell’Università di Saint-Etienne, ha dedicato un nuovo libro all’esplorazione de L’expressionisme. E giunge, qui, a percorrere strade individuali e collettive di questo stile “indignato”, cogliendolo, tra gli altri in Grünewald – inizi del XVI secolo, – nel Greco, in qualche opera di Rembrandt, in Van Gogh. E qui siamo nell’espressionismo individuale. Poi passa all’Espressionismo tedesco organizzato, quello del movimento Die Brücke.
L’autore non esita a trovare le estensioni in Soutine, Pollock, Rothko o di Matta
Tradizionalmente, l’Espressionismo, argomenta l’autore, viene considerato tedesco, attraverso le esperienze convergenti di artisti in Die Brücke e in Der Blaue Reiter. Intellettualmente, aggiunge Goldberg, la figura tutelare è Nietzsche. Due immagini mostrano il filosofo, nel libro di Goldberg: una è la riproduzione di una xilografia di Erich Heckel nel 1905, l’altro è una una scultura, l’altra è un’opera di Otto Dix scomparsa nel 1939. Heckel disse che Nietzsche era divenuto sinonimo della liberazione dalla camicia di forza imposta dalle autorità, dal pensiero materialista e dalle convenzioni borghesi” che avevano caratterizzato la Germania di Guglielmo II.
Lo storico dell’arte sottolinea, giustamente, la differenza fondamentale tra gli espressionisti tedeschi – Munch, per quanto svedese, era di formazione intellettuale tedesca – e fauves francesi, che pure espressionisti sono, ma con uno stile diverso. Essi non si organizzano in movimento o corrente, esprimono generalmente concetti meno cupi, con deformazioni e liberazione della forza dei colori, spesso, come nel primo Matisse, finalizzate all’indivduazione delle fonti della gioia di vivere.

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