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Quattro caratteri junghiani per capire i pittori (e noi stessi). Dove sbagliamo?


Un tentativo di spiegare gli stili nell’arte muovendo dalla convinzione che essi non siano solo il frutto del contesto storico e culturale in cui si sviluppano, ma che dipendano direttamente dalla psicologia del singolo artista. E’ questo in sintesi l’intento di Francesco Petri, autore del volume Stili nell’arte (Edizioni Magi, 221 pagine, 20 euro), che propone una singolare rilettura, del tutto inedita, della storia dei linguaggi espressivi alla luce delle teorie psicanalitiche di Carl Gustav Jung.
Premessa fondamentale dell’analisi è la suddivisione in quattro tipi psicologici proposta da Jung sulla base di una teoria secondo la quale la psiche è strutturata da quattro funzioni fondamentali: intuizione, pensiero, sensazione e sentimento. Jung sostiene che tutta l’attività psichica dell’uomo è dovuta alla continua alternanza di queste funzioni e che il carattere, che si forma soprattutto nell’adolescenza, è determinato dallo sviluppo preminente di una sola di esse, quella che l’individuo percepisce come più congeniale, perché più consona al proprio tipo psicologico.

La funzione dominante viene anche definita “cosciente”, perché è quella in cui l’Io si riconosce con maggiore consapevolezza, mentre la funzione che si trova all’opposto, quella meno utilizzata, è definita “inferiore”, ed è relegata ad uno stato di sviluppo arcaico, nell’inconscio, nella parte più oscura e inconsapevole della psiche. Il grande sforzo a cui tutti siamo chiamati in età adulta è quello di oltrepassare la limitatezza del carattere, ricostituendo la completezza della nostra psiche tramite il recupero della funzione inferiore.
Attraverso la costruzione di un modello interpretativo che si fonda su questi presupposti, l’autore del libro riunisce e ordina la grande varietà dei linguaggi estetici in quattro generi fondamentali, tentando di dimostrare che ai diversi modi di percepire il mondo – in senso sia psicologico che culturale – corrisponde un equivalente modo di rappresentarlo in quei generi che siamo soliti definire linguaggi figurativi di base o stili, e che si realizzano, a loro volta, tramite un diverso utilizzo degli elementi formali (disegno, colore, spazio e tecnica).
Analizzando le opere d’arte secondo aspetti più formali che contenutistici, Petri suggerisce una classificazione delle stesse che viene sintetizzata in una tetralogia rispondente a quella junghiana. Più nel dettaglio, le quattro classificazioni prese in esame riguardano i seguenti tipi psicologici: tipo di intuizione e di pensiero, intesi nella loro forma introversa (rivolta prevalentemente al soggetto), e tipo di sensazione e di sentimento nella declinazione estroversa (rivolta all’oggetto).

Il tipo di pensiero introverso risulta privilegiare una visione intellettuale e razionale, accentuando l’aspetto contemplativo, astratto e statico. Dal punto di vista culturale esso rimanda alla filosofia idealista.
L’artista che appartiene a questa categoria privilegia una visione mentale, in cui le forme sono precise, i colori brillanti e l’effetto di profondità non risulta molto accentuato. Fra le opere portate ad esempio, vi è il Polittico del Duomo di Ascoli di Crivelli, di cui viene posto in evidenza, in alcuni particolari, l’effetto spaziale molto rigido e statico, dove la terza dimensione è costruita solo a livello intellettuale, e i colori sono fortemente contrastanti nei complementari, mentre i contorni delle forme sono nitidi, definiti grazie ad una linea nera.
Altro mirabile esempio proposto è la Nascita di Venere di Botticelli: le forme sono talmente delineate da sembrare ritagliate sul piano, i colori sono contrastati, ai limiti dell’innaturale, e nonostante la forzatura prospettica della scena, la incorporea leggerezza delle figure e la loro instabilità provocano l’effetto di bidimensionalità di una visione tutta mentale. A supporto delle idee dell’autore, la biografia di Botticelli rivela che egli aveva un carattere congruo al tipo psicologico in esame: solitario e malinconico. Sicuramente la sua Venere è una delle più caste della storia della pittura, non è una donna reale, ma un’idea di donna rivissuta nella nostalgia e nella malinconia di una visione mentale.
Altro eminente rappresentante di questo tipo psicologico è stato, a distanza di cinquecento anni, Giorgio de Chirico: la sua metafisica, mutatis mutandis, può infatti essere considerata l’equivalente culturale del neoplatonismo botticelliano. Dal punto di vista delle soluzioni linguistiche adottate dai due artisti nella rappresentazione, le analogie sono tali da suggerire un’equivalenza caratteriale e culturale. Passando dalle tensioni mentali di Escher, nel cui lavoro il problema dello spazio si spinge fino al parossismo della torsione mentale, si giunge al fumetto, indicato come l’espressione più tipica della cultura figurativa del Novecento, che è per sua stessa natura una visione mentale.

Il tipo di sensazione estroverso tende a fare dei sensi, e in particolare della vista, il principale strumento di relazione col mondo. Nel suo essere concreto e pratico, esalta l’immagine naturale, dinamica, legata al divenire e all’apparenza. La sua visione della realtà risulta di fatto irrazionale, poiché la sensazione si impone in modo involontario e inconsapevole. Ad esso fanno riferimento le filosofie inquadrabili nel naturalismo.
Le opere degli artisti che appartengono a questo tipo presentano le seguenti peculiarità: i contorni non sono precisi; i colori appaiono raccordati fra loro, leggermente smorzati in una tensione tonalistica; l’effetto volumetrico è evidenziato per dare maggior concretezza possibile all’immagine, e dunque sono posti in atto tutti i mezzi per ottenere l’idea di profondità e tridimensionalità.
Esempio di altissimo profilo è la Venere di Urbino di Tiziano, con cui ci si trova esattamente agli antipodi della Venere di Botticelli: e, del resto, il confronto tra le biografie dei due maestri documenta la loro netta differenza caratteriale. Tiziano aveva una personalità semplice e concreta; amante della vita in tutte le sue forme naturali, seppe gestire la carriera con lungimiranza, intessendo rapporti con una vasta clientela europea. In questo suo dipinto ritroviamo le forme indefinite, il colore tonale e la presentazione dello spazio con un forte effetto tridimensionale, mentre dal punto di vista tecnico l’utilizzo dei colori ad olio con effetto materico spinge ad una valutazione tattile, sensoriale, delle forme.
Altro capolavoro magistralmente strutturato su analoghi elementi formali è la Sacra famiglia di Rembrandt, uno dei protagonisti del naturalismo secentesco. Stesso interesse naturalistico è manifestato nella scultura del Pollaiolo Ercole e Anteo: le linee sono a zig-zag per accentuare l’effetto dinamico, e l’insieme compositivo suggerisce un poderoso senso tridimensionale.

L’intuizione è la facoltà psichica che più ci permette una visione unificante e complessiva della realtà, ed è sempre stata riconosciuta come una forma privilegiata di sapere che consente il possesso immediato dell’oggetto della conoscenza. Il modo di vedere del tipo di intuizione introverso intende il mondo dei sensi e della natura come un ostacolo, come un’affermazione di stati particolari che contrastano con la visione generale propria dell’intuizione, che si manifesta come rivelazione.
La concezione culturale più consona a questa modalità di interpretazione è quella del mondo mitologico e simbolico, dove la rappresentazione della realtà appare molto semplificata in funzione di un’astrazione simbolica, innaturale, fortemente unitaria e simmetrica: il contorno delle figure è realizzato con linee spesse di colore nero, i colori sono limitati, ma puri e intensi, mai sfumati; non si suggerisce nessuna idea di spazio o profondità.
Appartengono a questo genere esempi di mosaico di epoca altomedievale, dove le forme sono circoscritte da linee nere, i colori sono ridotti al minimo di due primari, giallo e rosso, e l’effetto spaziale è completamente monodimensionale. In uno straordinario balzo temporale, Mondrian, con la sua inconfondibile impronta stilistica, si inserisce a pieno titolo fra gli artisti del tipo di intuizione: egli infatti sosteneva che il fine dell’arte era la libertà spirituale e, contrario ad ogni individualismo romantico, si espresse nella caratteristica impersonalità del suo tipo psicologico. Il lavoro del pittore olandese ne racchiude palesemente tutte le peculiarità principali.


Alla luce di una visione affettiva, al tipo di sentimento il mondo appare come un flusso di stati d’animo che variano continuamente, a seconda della consonanza o dissonanza fra il soggetto e ciò che lo circonda. Egli non si cura del mondo fisico in sé, ma di cosa si prova sentimentalmente nei suoi confronti; in sintesi, vede la realtà con gli occhi del cuore, avvertendo profondo il bisogno di inserirsi nel suo flusso vitale, variabile e inarrestabile. Il tentativo è anche qui, come nella rappresentazione simbolica, quello di oltrepassare la dimensione figurativa, naturalistica, ma la tendenza è verso un astrattismo di tipo informale, organico, asimmetrico ed assai dinamico. Le forme sono solo accennate, prive di contorni; i colori sono incredibilmente vari e ottenuti con effetto a macchia; l’effetto spaziale è dilatato.
La pittura impressionista ha portato al massimo grado un’arte del sentimento in cui il soggetto è ridotto a pretesto per esprimere l’affettività dell’autore. In Frutta del meridione di Renoir si osserva come i colori siano dati a piccole macchie e la complessità cromatica si manifesti nel suo valore soggettivo ed emotivo; la spazialità è indefinita, il contorno delle forme non esiste. Identiche considerazioni valgono per Impression: soleil levant di Monet, opera chiave dell’Impressionismo. Ma al tipo di sentimento estroverso è riferibile anche Giorgio Morandi, che, pur nella sua esperienza di origine metafisica, esprime nelle nature morte che lo hanno reso celebre i caratteristici elementi formali del genere: contorni frammentari, sfrangiati, assimilabili al segno ma non sfumati; colori legati all’elemento soggettivo-affettivo, con sottili variazioni di una tavolozza molto ampia; una composizione che suggerisce varie letture spaziali con alternanza di piattezza e tridimensionalità.

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