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Costantino Zatti, pittore bresciano e designer di mobili Liberty



di Giorgio Orlandi

Costantino Zatti nasce a Brescia nel 1869. Dopo aver frequentato i corsi di pittura presso la Scuola “Moretto”, poco più che ventenne entra a far parte del Circolo Artistico, un interessante sodalizio che si sostiene con la vendita dei quadri dei propri soci. Per le celebrazioni di Alessandro Bonvicino, nel 1898 viene ordinata un’importante rassegna a Palazzo Bargnani, dove i dipinti di Zatti ottengono ampi consensi. Di seguito, il Nostro sarà ricordato – più che come pittore – come insegnante, oppure quale membro di commissioni culturali (ad esempio, sarà nella giuria incaricata di scegliere il progetto del monumento a Cesare Battisti). Nei primi decenni del Novecento Costantino, insieme al fratello Faustino, decide di “investire” nelle arti applicate. L’idea è quella di specializzarsi nella produzione di mobili alla moda, tipicamente liberty, e di ebanisteria pregiata. L’azienda familiare incontrerà il favore del pubblico anche fuori dall’Italia, soprattutto in Inghilterra e in Francia, dove le creazioni di Costantino parteciperanno con successo a prestigiose esposizioni. Il quadro di Zatti che mostriamo qui in fotografia dopo l’intervento di restauro conservativo è riconducibile all’inizio del secolo.

Un mobile creato dall’artista bresciano

Un mobile creato dall’artista bresciano

E’ una veduta cittadina di ampio respiro, colta en plein air dal margine dei Ronchi verso Borgo Trento. A destra si riconosce la sagoma della chiesa di Cristo Re, mentre sul fondo si staglia il familiare profilo del monte Guglielmo. L’opera, un olio su tela di grande dimensione, giungeva in laboratorio presentando un marcato appesantimento chiaroscurale causato da una vernice alterata, associato a sollevamenti localizzati della pellicola pittorica. Il restauro si è basato principalmente sul consolidamento della pellicola stessa e sull’asportazione della vernice. Si è avviato il consolidamento mediante una resina termoplastica (Plexisol) sciolta in white spirit a bassa percentuale. Poi, con l’aiuto di un termocauterio, sono stati fatti riaderire i sollevamenti del colore. Di seguito si è proceduto con l’intervento di pulitura, che prevedeva l’asportazione della vernice fortemente ingrigita. E’ stata impiegata una pappina (stearato di ammonio come supportante), applicata ad impacco sulla superficie dipinta, nella quale sono stati dispersi idonei solventi a base di esteri. L’emulsione è stata lasciata agire con un tempo di applicazione di un minuto e lavorata con un piccolo pennello fino alla completa solubilizzazione della vernice, raggiungendo l’esito desiderato. I residui sono stati quindi rimossi con l’ausilio di tamponcini di cotone imbevuti di white spirit. La fase conclusiva del restauro ha contemplato la verniciatura protettiva del quadro, mediante una resina chetonica a base di cicloesanone con filtro UV ad alta stabilità. La resina, sciolta in white spirit in percentuale variabile, è stata nebulizzata sulla superficie in più passaggi.

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