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Cynthia Plaster Caster, la scultrice timida che faceva calchi dei peni di Hendrix & Co.

La scultrice giovanissima e un'amica davanti ai calchi dei peni dei mosicisti

La scultrice giovanissima e un’amica davanti ai calchi dei peni dei mosicisti

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Fu per vincere una granitica timidezza nei confronti del mondo e nei confronti dei maschi. Attraverso la scultura e la libertà sessuale sbriciolò ogni ritegno. L’idea le venne durante un’ora d’arte, a scuola, una di quelle ore tristi in cui le sembrava che tutto il mondo le crollasse addosso. Non era facile vivere in famiglia, con un padre instabile a causa dell’alcool. Non era facile sentirsi addosso quell’America pre-’68, ancora più falsa e opprimente di quanto sia oggi. E così iniziò la sua fuga, la vittoria sulla ritrosia patologica.Cynthia Plaster Caster (il suo vero cognome è Albritton, ed è nata a Chicago, il 24 maggio 1947) intendeva, negli anni della Pop art,celebrare i peni delle grandi star del rock per farne un museo.

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Visto che Warhol rilanciava le serigrafie con Marilyn e ogni arte del passato, che non fosse di massa, era destinata a declinare, lei tentò quella strada. Il pene di un musicista ascoltato da milioni di persone diviene un oggetto pubblico; tutto diventa pubblico, triturato dalla grande macchina masmediatica. Avrebbe voluto catturarne a centinaia, meglio se turbati e inquieti, in tutta la loro espansa lunghezza. Ce la fece con Jimi Hendrix, il mitico chitarrista – con il quale ebbe anche una relazione – e con altri grandi della musica rock, ma non tutti riuscirono a mantenere la posizione che lei avrebbe inteso; un po’ per le droghe e per l’alcool, un po’, forse, perchè avevano altri gusti sessuali; così una ragazzina dal viso dolce, ma spudorata e sexy che armeggiava attorno al loro pene non faceva più effetto delle operazioni di una vecchia infermiera per la sistemazione di un catetere. Raccolse calchi non solo di diverse dimensioni, ma di di diversificate attitudini, tanto simili, oggi, visti uno accanto all’altro, sul tavolino della sua casa americana, a un gruppo di funghi in un prato. La sua carriera iniziò nel 1968. Prima con i musicisti, poi con i cineasti e gli artisti. Quindi ancora, dopo il 2000, estendendo l’interesse ai seni femminili di dive e starlette.
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Insomma: la sua insegnante non avrebbe mai immaginato quale fulmine avrebbe colpito Cynthia quando lei diede un compito da eseguire a casa. “Fate un calco di gesso di qualcosa di solido” aveva detto la candida docente. Fulmine e doppio fulmine. La ragazzina ritrosa aveva legato il concetto di solidità al pene eretto. Così a scuola, certo, portò qualcos’altro, come esecuzione del compito, ma la tecnica era semplice e l’idea grandiosa. Avrebbe utilizzato la proposta del calco per avvicinare i miti della musica e per diventare anch’essa famosa. Sarebbe stata colei che avrebbe dato forma e poi bloccato i peni dei grandi maestri; per l’eternità. C’era un piccolo problema: la variazione delle dimensioni del pene durante la seduta. Ricordò però che, quando andava dal dentista, vedeva i calchi delle dentature, utilizzati per la preparazione delle capsule. Quel materiale diventava solido con rapidità. Così scelse il suo primo prodotto – a base di alginato – e il suo primo pene, quello di Jimi Hendrix, il mito, bellissimo. Jimi disse ok. E fu certo molto divertente; poi le cose proseguirono per un po’, anche senza alginato. E fu certo molto divertente.

A sinistra: Jimi Hendrix, il primo musicista che accettò di farsi fare il calco del pene. Con lui, la scultrice ebbe una relazione

A sinistra: Jimi Hendrix, il primo musicista che accettò di farsi fare il calco del pene. Con lui, la scultrice ebbe una relazione

Il grande Frank Zappa trovò l’idea geniale e divenne una sorta di supporter della ragazza. Anche se non si prestò a posare per lei, ne promosse l’idea presso i colleghi e si comportò nei suoi confronti come un amorevole fratello maggiore. Frank la fece trasferire a Los Angeles, dove c’erano i grandi studi d’incisione. La ragazza, calco su calco, ne mise insieme un po’; quindi i lavori furono affidati in custodia a un loro amico e futuro marito di Cinthya, Herb Cohen.

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Già si pensava che i calchi avrebbero permesso di realizzare fusioni in bronzo o in materiali gommosi e plastici, le prime da vendere a collezionisti, le seconde alle signore che sognavano di fare l’amore con un certo cantante… Le star sghignazzavano, ma il pensiero,per quanto folle, avrebbe potuto trovare uno sbocco di mercato, ma naufragò nel caos dell’ambientino. E, anni dopo, l’ex ragazza intentò una causa a Cohen per cercare di rientrare in possesso dei calchi. La vita di Cinthya è stata raccontata nel documentario, Plaster Caster (2001). Il gruppo musicale dei Kiss le dedicò la canzone Plaster Caster, contenuta nell’album Love Gun del 1977, ed il cantautore Jim Croce scrisse per lei Five Short Minutes. Il cantautore italiano Caparezza l’ha citata all’interno del singolo La rivoluzione del sessintutto, nell’album Le dimensioni del mio caos

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