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Dino Basaldella, sulle tracce dell’essenza perduta

Come ha scritto Emilio Villa, la scultura di Dino Basaldella (Udine 1909-1977) “non vuole immaginare, né pretende isolare il passato: ma vuole esprimere la primaria, unitaria ragione esistente; come canto, come richiamo, come sguardo”. La densa vicenda creativa di Dino parte, tra gli anni ’20 e ’30, da quello che lui chiama “impressionismo veristico”, convinto che l’arte plastica debba innanzitutto rappresentare la fisicità umana nel suo cammino quotidiano. Approda a successivi sviluppi, alle soglie dei ’40, quando da un’esigenza di descrizione naturalistica passa ad una riduzione estrema delle forme, addentrandosi nelle più segrete geometrie del corpo umano. L’ulteriore evoluzione mira ad una “nuova strutturazione” del linguaggio, in cui egli coniuga la semplificazione figurativa con una forte tensione drammatica; nel distacco da ogni pretesa di interpretazione “oggettiva”, la sua scultura diventa sempre più asciutta. La lezione cubista lo porta ad un superamento del “tutto tondo” tradizionale, per ricercare forme essenziali che, in un’affascinante interazione di concavo e convesso, assegnano allo spazio il ruolo di protagonista; ecco così enormi creazioni di irraggiungibile leggerezza, che danno visibilità al vuoto e un’anima a materiali inerti. Siamo sul finire degli anni ’50, e nell’instancabile indagine dell’artista si manifesta ancora un radicale cambiamento di rotta, con un linguaggio assolutamente nuovo che lacera lo spazio, cercando uno stile che si sottragga al tempo, alla contingenza, al peso del reale; prevale sempre più l’esigenza di concentrarsi sulla severità e sulla purezza del segno, sull’invenzione di forme in cui la scultura si manifesti nel suo rigore, sfruttando al massimo le potenzialità che la materia prima (con la sua usura, la ruggine e la corrosione) gli offre. A due anni dalla mostra-omaggio al fratello Mirko, e in occasione del centenario della nascita, Matera ha dedicato al maggiore dei Basaldella un’ampia antologica a cura di Giuseppe Appella . Allestita nel complesso rupestre della Madonna delle Virtù e di San Nicola dei Greci nonché al Musma, la rassegna comprende ottanta sculture, cinquanta disegni e ventuno gioielli datati 1924-1975, provenienti da musei e collezioni private. Importante complemento all’iniziativa è il catalogo delle Edizioni della Cometa, ricco di saggi ed apparati bio-bibliografici.

Quotazioni d’asta:

http://www.sothebys.com/it/search-results.html?keyword=dino+basaldella

http://www.christies.com/LotFinder/SearchResults.aspx?action=search&searchFrom=header&lid=1&entry=%22Dino%20Basaldella%22



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 [PDF] Dino Basaldella, sulle tracce dell’essenza perduta

STILE ARTE 2009

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