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Dipingere un paesaggio – Come preparare il fondo, quando fermarsi


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Ora ci soffermiamo sulla preparazione della tela per un paesaggio e, al tempo stesso, su un bozzetto che, per quanto scarno può essere considerato un’opera finita. La pittura in fondo muta nella misura in cui l’artista decide di fermarsi. Fermare il lavoro. Lasciare che finisca di asciugare e che decanti nella nostra mente è indispensabile per ottenere opere interessanti, per meditare attorno a ciò che abbiamo prodotto e decidere se procedere con i colori, in altre sedute, o se bloccare l’immagine a quel punto.

Il bozzetto ottenuto dal collega nel video, utilizzando soprattutto colori magri, scarnificati ulteriormente con l'uso di una pezza di cotone

Il bozzetto ottenuto dal collega nel video, utilizzando soprattutto colori magri, scarnificati ulteriormente con l’uso di una pezza di cotone

Sconsigliamo sempre di produrre un paesaggio in una sola seduta, a meno che ciò che si voglia raggiungere è un abbozzo, una struttura scarnificata. Proseguire mettendo colore su colore – a meno che esso sia gettato a corpo, come malta – significa, dopo un po’, ottenere un non colore nato dalla somma di tutti quelli che abbiamo dipinto.

Il non colore. Una sorta di grigiastro-marrone praticamente irreversibile. E’ questa la pena che spesso devono subire i neofiti che, avendo osservato che l’impostazione e lo sviluppo della propria opera sono buoni, decidono di proseguire, ottenendo la distruzione cromatica del quadro. Facciamo solo due esempi per spiegare quanto la decantazione – anche solo di poche ore -sia stata ritenuta necessaria nella pittura tradizionale anche da parte degli artisti più rapidi ed efficaci, come Monet e Tiziano. Monet. al di là di Impression soleil levant e di poche altre tele,non finiva immediatamente il quadro, ma lo abbozzava, lasciava che la prima stesura asciugasse per almeno ventiquattro ore e tornava nello stesso luogo, alla stessa ora per finirlo. Gli ultimi ritocchi venivano poi dati in studio poichè i quadri, all’esterno, hanno luminosità e cromatismi che sono diversi rispetto a quelli che assumono in un ambiente interno, per il quale sono prodotti. Tiziano attendeva anche alcuni mesi per riprendere in mano una tela sia perchè la sua produzione a catena lo spostava su altri dipinti che per la necessità che il quadro si assestasse ampiamente e, con esso, le idee del pittore.

Qui presentiamo un saggio interessante di pittura con i colori magri che possono accelerare notevolmente le operazioni di presa dal vero e che possono avvicinare il nostro lavoro a quello di Corot e dell’Ecole de Barbizon, il gruppo di pittori che precede gli impressionisti e che pone le basi per la pittura en plein air, all’aria aperta, di fronte al paesaggio o allo scorcio da riprodurre. L’opera, rapidamente prodotta, segue la regola del tonalismo, cioè di un tono, quasi monocromo, che caratterizza la stesura cromatica. (cfr il significato di tonalismo, cliccando il nostro link interno
Per colori magri o olio magro si intende uno o più colori spremuti da tubetto che vengano diluito abbondantemente con solvente, fino ad ottenere un prodotto semi-liquido. Per i colori a olio consigliamo, anziché l’essenza di trementina, di eliminare l’eccesso di olio con l’acquaragia, consentendoci di preparare un ottimo fondale secco, direttamente sull’imprimitura bianca, come vedremo nel filmato. Sconsigliamo invece vivamente l’uso di olio di lino, come additivo. I colori dei tubetti sono oleosi al punto più elevato di gestibilità, al punto migliore di lucentezza.Quindi aggiungere olio significherebbe scivolare su un unto insopportabile. Prendiamo i colori che abbiamo deciso di scegliere per il fondale – meglio marrone, verde e una piccola punta di blu -, li mettiamo su una tavolozza o in un piccolo contenitore e diluiamo, fino ad ottenere una soluzione acquosa che ci permetterà di stendere sull’imprimitura bianca della tela una pittura che diventerà secca rapidamente. Una regola per la pittura tradizionale. Si proceda dal magro del fondo -cioè con colori diluiti e non coprenti – al grasso delle ultime pennellate. In questo video possiamo osservare quanto sia importante anche l’asportazione del colore con un panno di tela o l’apposizione di sfumature attraverso le dita. Tecniche che utilizzavano anche i pittori ottocenteschi, in particolar modo vicini a Corot e agli artisti di Barbizon. Se osserviamo il lavoro di Corot che presentiamo in questa pagina, notiamo immediatamente che il grande artista dell’Ottocento è intervenuto con stoffa e dita sulle chiome degli alberi del boschetto.

Un dipinto di Corot. Esso si basa su una preparazione simile a quelal che vedremo nel filmato, completato da una seconda e forse da una terza stesura, con un minimo apporto di colore

Un dipinto di Corot. Esso si basa su una preparazione simile a quella che vedremo nel filmato, completato da una seconda e forse da una terza stesura, con un minimo apporto di colore. L massima finitura cromatica con olio grasso riguarda il bovino in primo piano, mentre il resto del dipinto è sfumato sia per l’uso di un colore privato d’olio che attraverso le dita e una pezzuola di colore. Egli ha fornito così, per il fondale, una prospettiva aerea

Dicevamo che il bozzetto, realizzato in buona parte con pittura magra, può essere poi accresciuto in dettagli. Ma già ottenere questo effetto è un ottimo risultato sotto il profilo concettuale.

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