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Disegnare dipingere gatti gattini – Gratis tutti i tutorial e consigli


Un’antologia gratuita di tutorial di ogni tipo per bambini e per adulti. Per disegnare e dipingere gatti.Impara a disegnare i più bei gatti o gattini del mondo, usando le matite di scuola. Oppure le tempere e gli acrilici. Oppure i  colori a l’olio. Oppure gli acquerelli. Oppure i pastelli. Gatti facili da disegnare o immagini e tutorial più complesse per i più abili o per gli adulti. Gatto soriano, gatto siamese, gatto persiano, maschera e maschere di gatto, gatti stilizzati – per stencil,writer o tatuaggi –  o gatti dipinti,  gatti cuccioli, gatti adulti con lo sguardo sornione. Abbiamo selezionato per te i più bei tutorial del mondo riferiti all’universo dei gatti. Scegli allora l’immagine che preferisci.

Prova a capire se è di tuo gusto e se è alla tua portata oppure se, in ogni caso, vuoi imparare anche un disegno e una colorazione che, solo all’apparenza, paiono difficili. Guarda i video e fermali più volte per copiare. Una volta che l’avrai fatto una volta, avrai imparato per sempre. Tra i tutorial ce n’è uno, particolarmente interessante,  che insegna a costruire il muso del gatto a partire da alcune immagini geometriche. Insomma: qui non manca un trucco o un segreto per disegnare e dipingere bene i gatti.



Conclude la pagina un video con i gatti nella pittura e i gatti nella storia dell’arte. Lì vedrai come i pittori interpretano, specie con la massima libertà, la figura dei simpatici felini. Gli artisti moderni spesso stravolgono l’immagine tradizionale per cogliere l'”anima” del soggetto effigiato.


GATTO

GATTO DIFFICILE

Disegnare il muso di un gatto

Disegnare il muso di un gatto

a occhi di gatto

 

 

Come ottenere l’intenso musetto di un gattino con le matite colorate.

 

Passo dopo passo, come comporre l’immagine e come rendere acuto e dolce lo sguardo, morbido il vello. Questo video è adatto sia agli adulti che ai bambini. Richiede soltanto un po’ di pazienza. Potrebbe essere un’idea che l’adulto realizzi il suo disegno colorato e, il bambino, accanto, faccia altrettanto. Una cosa importante da ricordare. Se il percorso viene seguito bene, per tutta la vita saprete riprodurre il musetto di questo simpatico gattino. Un tempo – e in parte ancora oggi -i pittori dell’Accademia o i giovani che andavano a bottega da un artista più maturo iniziavano dal disegno.



Copiavano i disegni dei maestri: una, dieci volte, finché l’avevano imparato a memoria. A questo punto il disegno stesso entrava a far parte del proprio patrimonio culturale. E tanti disegni con tanti soggetti diversi, ripetuti tante volte davano al pittore quel bagaglio che gli permetteva di disegnare tutto, con efficacia. Il disegno, non è facile per nessuno, anche per i più portati. Richiede, all’inizio, un po’ di pazienza. Gli impazienti devo trattenere l’impulso e che, per tutti, il disegno è un piacere sempre faticoso, fino al momento nel quale la tecnica diventa automatica.

 

DISEGNARE UNA CUCCIOLATA DI GATTINI

L’immagine è splendida. Essa coglie una cucciolata di gattini, mentre fa i primi passi verso l’autonomia. Il mondo attorno a loro, che si sono allontanati per un attimo dalla mamma è meraviglioso, interessante, ma anche – e lo avvertono – pieno di insidie, di colori strani, di esseri che non conoscono. La posizione che assumo è quella protettiva. Poggiano il corpo a quello del fratellino. Così realizzano una catena che a noi colpisce e intenerisce, perché ci dà l’idea degli esserini indifesi e, al tempo stesso, della solidarietà fraterna.  Disegnare i fratellini in gruppo richiede qualche abilità in più, ma se abbiamo iniziato ad imparare a disegnare il musetto del gatto, poco sopra, avremo risolto un primo problema e memorizzata la forma del muso.

 

 

gattini disegnati

 

 

 

 

SEMPLICE SEMPLICE, UN GATTINO DA REALIZZARE CON LA MATITA NERA

Abbiamo provato a disegnare il musetto di gatto con le matite, nella prima parte di questo articolo.  Adesso possiamo  applicare le nostre conoscenze a un gattino intero, imparando a disegnarne il corpo. Facevano così anche i giovani allievi dei pittori antichi, scomponendo i problemi e gli studi di singole parti per poi metterle insieme.




 

 

 

COME PASSARE AI COLORI PER IL PRIMO RITRATTO DI GATTO CHE CREA GRANDE EFFETTO

Mentre le matite colorate, per quanto siano utilizzate con capacità,  consentono di produrre illustrazioni,  le tempere, gli acquerelli, gli acrilici o i colori a olio ci permettono di realizzare un vero e proprio quadro, che susciterà il nostro piacere e che potrà essere appeso come un’opera interessante. Abbiamo scelto per voi un gattino con un’espressione sentimentale, che sembra osservare il suo amico donna-uomo-bambini, piegando lievemente la testa, in modo interrogativo. E’ una forma di comunicazione tra il gatto e l’umanità che suscita in noi tutti tanta tenerezza e che rappresenta una forma di legame con la nostra bestiola.  Utilizzate i colori, come la pittrice, senza che i pennelli siano troppo carichi di colore stesso, per non creare pasticci. Anzi. Visto che il video non dura tanto, consigliano di guardarlo tutto con attenzione una prima volta. Di guardare pennelli e colori utilizzati dall’artista. Recuperiamoli e prepariamolo accanto a noi. Poi partiamo per l’avventura, utilizzando il fermo immagine.

 

 

 

UN SIMPATICO GATTO SIAMESE DAL PELO TERRA DI SIENA

Eleganti, dal vello vellutato e da un un colore uniforme, dotati di espressivi occhi chiari, i siamesi hanno avuto molta fortuna nell’immaginario collettivo. Hanno rappresentato, nei film d’animazione, i gatti aristocratici e un po’ snob, a differenza dei nostri tigrati gatti soriani. La pittrice completa il quadro realizzato con gli acquerelli – ma possiamo usare anche tempere, acrilici o colori a olio – con un simpatico ranocchio che sovrasta la testa del siamese. Ricordiamo che chi non usa matite o pastelli, ma colori diluiti – olio, acrilico acquerelli, appunto – di dotarsi sempre di un pennello molto sottile per realizzare, con pazienza, a uno a uno i peli del gatto. Solo così è possibile, infatti raggiungere – se il nostro fine fosse quello – un alto grado di realismo. Un’avvertenza: i pennelli piccoli vanno sempre ripuliti, dopo ogni minima stesura affinché il tratto sia pulito.

 

 

 

 

UN GATTO A RIPOSO NELLA CESTA PER CHI E’ PIU’ ABILE NELLA PITTURA

Avremo certamente lettori che sanno già disegnare e dipingere discretamente. Non potevamo dimenticarci di loro, presentando un tutorial che porta alla realizzazione di un quadro più complesso che sia in grado di consentire all’aspirante artista di giungere a risultati molto importanti.A chi ci segue, sveleremo, però, un segreto. L’immagine di questo gatto è tratta da una fotografia. Ce lo rivela, indirettamente il video, che presenta già ‘ingombro dell’animale delineato, pronto ad essere colorato. Chi intende raggiungere effetti iperrealistici perfetti, ingrandisca questa immagine -o un’altra che gli piaccia – e la riporti sulla tela. Se volete sapere come avviene questa operazione cliccate, sempre gratuitamente, sul nostro link interno, evidenziato in blu. Li si parla di un cavallo o di un volto, ma le cose non cambiano: www.stilearte.it/disegnare-e-dipingere-un-cavallo/





 

 

 

 

DISEGNO CON LE MATITE COLORATE PER UN GATTO PERSIANO

Non usate matite colorate troppo dure. Le migliori per svolgere questi lavori sono le cosiddette acquerellabili, perchè l’anima interna – il cosiddetto pastello  – è più morbido. Poi, non useremo liquidi per trasformarle in acquerello. Ciò che è importante è che il segno non sia troppo duro. Il video ci conduce semplicemente – ma con la pazienza richiesta di delineare il vello, pelo per pelo – a un risultato illustrativo particolarmente interessante

 

 

 

 

IL GATTO AMERICANO POP CON GLI OCCHI AZZURRI

Per chi si vuole distaccare dall’antico realismo europeo, un’ottima idea è suggerita da una coloratissima visione di una gatto con gli occhi azzurri, disegnato su un fondo rosso acceso. Un’ottima realizzazione grafica che può essere incorniciata perchè il disegno è intenso cromaticamente ed espressivamente

 

 

 

UN GATTO IMPRESSIONISTA CON I PASTELLI MORBIDI

VUOI DISEGNARE E COLORARE UN GATTO IMPRESSIONISTA? ECCO IL VIDEO CHE CI INSEGNA A DISEGNARLO CON I PASTELLI MORBIDI – SIMILI AI GESSETTI COLORATI – CHE ERANO UTILIZZATI DA GRANDI ARTISTI DELL’IMPRESSIONISMO, TRA I QUALI SOPRATTUTTO EDGAR DEGAS. Eccolo qui sotto. Il maestro viene, naturalmente, dalla Francia

 

 

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INSEGNARE AI BAMBINI A DISEGNARE UN GATTO SECONDO UN FACILE SCHEMA

Riceverete una grande soddisfazione da questo semplice schema che vi consentirà di produrre un musetto delizioso di gatto. Come vedrete le mosse sono poche e facili, realizzabili, magari con l’aiuto della mamma o del papà, anche da bambini piuttosto piccoli. Si parte da un ellissi, si tracciano poche linee e il gioco è fatto. Con un risultato che drà grande soddisfazione agli autori

 

DISEGNARE DUE GATTINI, UNO DEI QUALI SALTA ED ESCE DAL FOGLIO

Tecnicamente si chiama anamorfosi ed è un’illusione prospettica. Se noi osserviamo da un punto distanziato un disegno allungato, che magari non ci dice nulla, lo percepiamo schiacciato e vediamo esattamente cosa è rappresentato. E’ un gioco con i gattini per capire i giochi illusionistici della prospettiva e, per chi vuole provarlo, un modo per creare un disegno che creerà stupore.

 

 

 

DIPINGERE GATTI SUI SASSI ARROTONDATI DEL MARE O DEI LAGHI

I sassi arrotondati del mare e dei laghi, levigati da milioni di onde, si prestano particolarmente per essere utilizzati come un simpatico supporto per disegnare gattini o cagnolini accucciati e ravvolti su se stessi. Proprio come fanno quando si accingono a dormire o quando fuori piove o quando è in arrivo un temporale. Questa posizione dà un senso di estrema calma in chi osserva. Qui impareremo perfettamente a collocare la nostra idea di gatto su bel sasso. Una raccomandazione: non scegliete pietre piccolissime, ma, per intemderci, sassi che siano grandi più o meno come un melone perchè avremo a disposizione una superficie maggiore  per disegnare e dipingere, giungendo a un prodotto esteticamente efficace. Scegliete i sassi della riva che già vi ricordano un gatto o sui quali potete proiettare, con l’immaginazione, l’immagine che avete in mente. Il segreto è di riempire di colore tutta la parte evidente, così che il gatto acquisti volume e tridimensionalità

 

 

DISEGNARE CON LE MATITE UNO SPLENDIDO GATTINO DALLO SGUARDO STUPITO

Lo sguardo stupito, come se avesse osservato qualcosa di stupefacente e sconosciuto. Il disegno coglie un simpatico cucciolo di gatto con gli occhi spalancati sulla vita. Il disegno non è difficile da realizzare e può essere affrontato con le matite colorate. Meglio se avete morbide matite acquerellabili, che sono più pittoriche. Ma poi il disegno il disegno del gatto non va bagnato.

 

 

 

 

COSTRUIRE RAPIDAMENTE UNA BELLISSIMA MASCHERINA DA GATTO

Bastano un po’ di cartoncino, le forbici e la colla. Quindi è sufficiente farsi guidare da questo video per realizzare una bellissima mascherina da gatto

 

DISEGNARE UN MAGNIFICO Garfield
Dotato di una pigrizia colossale, il gatto Garfield nacque negli Stati Uniti negli anni Settanta dalla penna di Jim Davis, disegnatore dello Stato dell’Indiana. Davis lavorava per quotidiani locali. Il suo successo era limitato. Pubblicava infatti strisce che avevano come soggetto gli insetti. “Le tue vignette sono belle – gli dicevano i colleghi – Le battute fanno ridere, ma gli insetti sono animali così distanti dall’uomo che non permettono il processo di identificazione”.

Meditando su questo concetto, Davis pensò allora che fosse meglio tornare al mondo dei mammiferi, rivolgendosi agli animali domestici. La  realtà delle “strisce” era affollatissima di cani di ogni razza e inclinazione caratteriale; meno ricco di folla sembrava l’universo cartaceo dei felini; il gatto, del resto, è un animale strampalato e imprevedibile, rispetto al cane. E sembra incarnare il desiderio umano di riposo e avventura, di leggerezza e di agilità, di selvatichezza e di casalinga pigrizia, di aggressività e dolcezza, di insubordinazione e di egocentrismo.

garfieldCosì Davis studiò ben bene l’animale sornione e ne ricavò il gattone che ben conosciamo, che chiamò, appunto Garfield, come suo nonno. Per Garfield sarebbe iniziata una lunga carriera ricca di soddisfazioni. Sarebbe divenuta la “striscia” più pubblicata nel mondo e sarebbe stato coronato da film di successo.



GUARDA QUESTO PITTORE. E’ L’ARTISTA DEI GATTI CHE HA DIPINTO IL CELEBRE MANIFESTO DELLO CHAT NOIR.
Theophile Alexandre Steinlen (1859-1923), di origine svizzera, ma trasferitosi nella capitale francese appena ventenne fu il più grande disegnatore di gatti che la storia dell’arte abbia conosciuto. Per abilità e per quantità di dipinti, disegni, manifesti, dedicati ai simpatici felini. Egli fu autore di uno splendido manifesto, che tutti noi abbiamo visto almeno una volta, del locale Chat noir, che rappresenta, appunto un gatto nero. Nell’Ottocento ribelle e bohemien, la figura del gatto, nobilitata da Charles Baudelaire in una sua celebre poesia, diventa simbolo di indipendenza, chiaroveggenza, fantasia, contropotere. Come potremo vedere nell’ambito delle schede di quotazione, più sotto, numerose sono le opere di Steinlen che si riferiscono a gatti e gattini. Sculture comprese.

NEL FILMATO UN VIAGGIO TRA LE OPERE DI Theophile Alexandre Steinlen

UN FILMATO DEDICATO AI GATTI NELL’ARTE

Gli artisti hanno spesso dato un significato simbolico al gatto. Nel Cinquecento generalmente, il gatto era legato al demonio perchè un animale che vive e caccia di notte e perchè i suoi occhi, colpiti dalla luce delle lanterne, lanciavano, alla distanza, nell’oscurità, bagliori diabolici. Il comportamento selvatico e autonomo, il legame all’uomo meno intenso di quello del cane, il suo atteggiamento lunare e lunatico, il suo utilizzo per la caccia ai topi che uccideva crudelmente, dopo averli mutilati e feriti, la natura sospettosa e sfuggente dell’occhio, le unghie taglienti, certi suoi atteggiamenti nervosi, lo legarono ben presto all’idea delle forze negative, trasformandolo, con le civette, nell’animale delle streghe e di Satana. Molti dipinti antichi lo colgono con questa connotazione. Gatti appaiono come simbolo del demonio ai piedi delle tavole dell’ultima cena o della Cena in Emmaus, in alcuni casi inseguiti dai cani. Tra le poche eccezioni, nella pittura del Cinquecento, le opere di Barrocci, che doveva amare molto – nonostante i pregiudizio generali – questo animale. Per capire il significato del gatto nella pittura antica, puoi accedere gratuitamente a un nostro specifico saggio, cliccando sul link in blu

www.stilearte.it/diavolo-dun-micio-gatti-e-gattini-satanici-nella-pittura-dal-medioevo-al-settecento/

Poi ti consigliamo di guardare questo bel video, con immagini di quadri di artisti celebri, nei quali i gatti sono protagonisti o comprimari

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COLORI A OLIO E TECNICHE

Ci avete contattato in molti,  neofiti delle pittura ad olio ma anche professionisti; la domanda è comune: quali sono i colori ad olio migliori in circolazione? Quali si adattano meglio al mio livello di pittura?

Ma, prima di “addentrarci” nella materia, vediamo a chi possono servire i colori a olio

Pittura figurativa tradizionale

  1. Ai pittori di paesaggio
  2. Ai pittori di nature morte
  3. Ai ritrattisti
  4. A chi ha bisogno di velature trasparenti e lucide per rifinire gli acrilici
  5. A chi si vuole avvicinarsi in modo classico all’astratto, preferendo la materia “elastica” dell’olio essiccato ad altre soluzione materiche
  6. A chi vuole esercitarsi con copie d’autore
  7. A chi intende raggiungere i massimi effetti di verità

Pittura contemporanea

  1. A chi vuole mantenere, nell’astratto nella sintesi, una matericità che appartiene alla tradizione
  2. A chi vuole completare acrilici, che sono più spenti, con interventi vivificanti
  3. A chi crede che le tecniche miste consentano il massimo dell’espressione tecnica

 

I colori ad olio, per quanto siano di più complessa gestione, non possono mancare nello studio di un artista, accanto agli acrilici.

I LIMITI DEI COLORI A OLIO

Essi, nonostante costituiscano per antonomasia la pittura, richiedono tempi di asciugatura che sono piuttosto lunghi, specie se essi sono dati “a corpo” – cioè in strati spessi, come accadeva spesso nella pittura di Van Gogh – mentre l’essiccazione dell’acrilico è rapidissima e può essere assimilata a quella della tempera. L’untuosità dei materiali richiede un certo ordine da parte del pittore per evitare di sporcare gli abiti e gli ambienti in cui opera. Questi materiali esigono poi un certo esercizio compiuto con qualche prova in quanto, offrendo, con diluizioni performanti e uso dei pennelli di forma e ampiezze variabili, esiti diversificati, impongono la maturazione d’esperienza che consenta di sfruttare appieno le numerose possibilità offerte dal prodotto. Nel caso di una pittura realista o iperrealista essi richiedono tempi maggiori di attesa per le stesure successive e la capacità di fermarsi al momento giusto, ma sono indispensabili, anche solo come finitura, per rendere l’effetto del “vero”. Uno dei maggiori errori compiuti dai neofiti con i colori a olio è quello di raggiungere un buon risultato in una frazione della prima seduta e di voler andare oltre, nel completamento. Questo comporta spesso il crollo di qualità del quadro. Il colore a olio richiede all’artista, nell’ambito della pittura tradizionale, di evitare eccessive sovrapposizioni, a quadro ancora bagnato, poichè l’effetto è quello dello spegnimento del colore. Per le stesure successive sarà necessario attendere 24-48 ore – dipende dallo strato di materia – affinchè la parte superficiale della pittura sia asciutta e sia possibile procedere con stesure superiori.
Ogni stesura superiore avrà invece tempi sempre inferiori poiché la quantità di colore generalmente impiegata è più lieve. Un caso a sé riguarda la cosiddetta pittura alla “prima”. Essa prevede che il quadro ad olio sia steso in una sola seduta, di getto. Ma i colori, in questo caso non vengono mischiati sulla tela, quanto giustapposti – messi, cioè uno accanto all’altro, più come tasselli di un mosaico che come pennellate tout court – per evitare mèlange che portano sempre a un colore indefinito, vicino al grigio tortora. La seconda stesura dovrà sempre avvenire quando ormai il quadro non appiccica. E la prova si affronta manualmente. Per chi non vuole attendere, esistono prodotti additivi, chiamati essiccativi o essiccanti, in grado di accelerare notevolmente l’asciugatura. Li vedremo poco più avanti, nell’articolo.

LA SCELTA DEI MATERIALI
Ecco un nostro elenco con le migliori marche e relativi pregi. Abbiamo provato ad uno ad uno ciascun prodotto, per potervi offrire una resoconto puntuale. Potrete così indirizzare la scelta nei confronti di un prodotto che sia in linea con le vostre esigenze tecniche e che rispetti il vostro budget. E’ certo il fatto che, specialmente nella pittura tradizionale – figura, paesaggio, veduta, natura morta – la qualità dei colori è determinante per l’esito del quadro. Come un pianoforte di livello per un concertista. La qualità dipende molto dalla purezza dei pigmenti utilizzati e del medium – l’olio di lino – nonché dalle modalità di incorporazione del medium nell’olio stesso.
Questi colori non virano, con il tempo, nonostante il naturale assestamento cromatico, che crea invece una fusione elegante dell’opera, in ogni sua parte. E si avvicinano maggiormente alle ricette tramandate dai pittori antichi. Terre e ossidi venivano infatti stemperati nell’olio di lino. La concentrazione del pigmento è direttamente proporzionale alla durata del tubetto e alla brillantezza del colore. Pertanto potrà sembrare di conseguire risparmi, con prodotti già molto diluiti. Ma questi ultimi si consumano prima.

IL COLORE DI QUALITA’
Il colore di qualità si presta ad una più ampia gamma di effetti, proprio in virtù alla concentrazione della materia prima. I costi variano appunto in base alla purezza, Può essere allungato, sulla tavolozza, secondo gli effetti che vogliamo ottenere. Essenza di trementina, principalmente, come diluente. Oppure un tocco minuscolo di acquaragia, che noi preferiamo poiché consente, se usata senza eccessi, di ottenere una più rapida asciugatura della prima stesura, anche se induce una lieve attenuazione della brillantezza. L’acquaragia può essere molto utile se operiamo all’aria aperta, davanti a un paesaggio che intendiamo catturare con una certa rapidità e che rifiniamo in studio o con un ritorno al posto in cui abbiamo impostato l’opera, senza lasciar trascorrere un tempo eccessivo.
Evitiamo invece di aggiungere olio di lino. I colori in tubetto, sotto il profilo del medium, contengono già olio a sufficienza. Aggiunte ulteriori provocano una mestica infatti molto unta, scivolosa difficilmente gestibile con scioltezza. E i tempi di essiccazione diventano infiniti. Ma ognuno deve sperimentare la diluizione secondo le inclinazioni personali. L’effetto è quello di un dentifricio al quale è stato aggiunta acqua. Anche la pennellata diventa difficilmente controllata e controllabile.
Come ben sappiamo, i tubetti di colori ad olio furono prodotti nella seconda metà dell’Ottocento e questa soluzione favorì notevolmente l’esercizio della pittura all’aperto. In precedenza ogni pittore acquistava i pigmenti – polveri – e produceva il colore, aggiungendo l’olio di lino, secondo le proprie esigenze. I colori in tubetto avevano il grosso vantaggio d’essere trasportati e utilizzati con comodità, mentre nel passato remoto gli oli erano collocati in vasetti, che potevano essere perfetti contenitori, se utilizzati in studio, ma che risultavano intrasportabili. Proprio per renderli pronti all’uso, i produttori trovarono proporzioni tra pigmenti e medium che consentisse al pittore di non portare con sé altro olio di lino, ma una sola boccetta con diluente. In commercio esistono ancora, soprattutto per i restauratori, colori in polvere che coprono una nicchia di mercato e che sono più adatti a chi opera in termini “terapeutici” su un quadro o su un affresco, più che a chi voglia raggiungere un risultato formale, espressivo o narrativo.


Colori a olio: ecco le recensioni:

MAIMERI: Olio puro. Una soluzione di alta qualità. Questo prodotto, infatti è definito puro in quanto il colore non è mescolato con altre sostanze. Si tratta di olio più pigmento e nulla più, se non un minimo apporto di additivi per migliorare la qualità del colore. Caratteristica principale, infatti, è l’attenzione e la fedeltà del colore. Un prodotto studiato per il risultato cromatico migliore possibile. Clicca qui per visualizzare e acquistare i colori Maimeri

 

 


FERRARIO: Van Dyck. Una gamma con uno dei migliori rapporti qualità/prezzo. Ideale per chi è alle prime armi ma, data la qualità del prodotto, molto utilizzata anche dagli esperti del settore. Purezza, intensità delle tinte e impasto untuoso sono  le caratteristiche principali.  Clicca qui per visualizzare e acquistare i colori Ferrario

 

 

OLD HOLLAND: un prodotto per puristi. Old Holland produce ancor oggi i suoi colori utilizzando le tecniche e le formule tradizionali. Uno dei marchi più ricercati dagli artisti fin dalla nascita della pittura ad olio. Il prezzo non è certamente adatto alle tasche di tutti ma si tratta pur  sempre della “Ferrari” dei colori ad olio.  Clicca qui per visualizzare e acquistare i colori Old Holland


WILLIAMSBURG: una linea e un prodotto che si fregia di essere stato creato dagli artisti stessi, per la migliore resa possibile. Ogni tonalità risulterà diversa nell’impasto, che può essere più o meno granuloso o più o meno oleoso, in quanto appositamente studiata per la resa cromatica migliore Clicca qui per visualizzare e acquistare i colori Williamsburg

 WINSOR & NEWTON:  la giusta via di mezzo. Il prezzo è alla portata e la qualità offerta è sicuramente di medio/alto livello. E’ la linea Winsor & Newton, utilizzata dalle accademia. Buona  qualità dei colori, ad un prezzo abbordabile Clicca qui per visualizzare e acquistare i colori WINSOR & NEWTON

Portapennelli.  Ideale per dare ordine e organizzazione ad accessori artistici e non solo come pennelli penne matite pennarelli pastelli.  Questo contenitore aperto è molto utile perchè mantiene le setole di ogni pennello distaccate, tiene ordine sulla scrivania e risulta uno strumento che ci permette di trovare subito il pennello che cerchiamo. Qui vi proponiamo Artina Porta pennelli Ø 14,5cm – spazio per 49 pennelli colori matite penne – per artisti pittura accademia belle arti, disponibile a 9,99 euro. Acquistalo qui

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UN PICCOLO SEGRETO DEL MESTIERE

Quando avete finito di dipingere – e dovete lavare i pennelli e altri utensili o dovete smacchiare rapidamente il pavimento, il muro o un abito – anzichè utilizzare l’acquaragia, che può essere fastidiosa e lascia aloni, intervenite con acqua calda nella quale è stato sciolto detersivo verde al limone prodotto per i piatti. Il rapporto tra detersivo e acqua è quello che utilizziamo quando dobbiamo lavare padelle molto unte. Poichè il legante è l’olio di lino, il detersivo lo rimuoverà perfettamente con il colore in esso disciolto. Sciacquate poi con acqua calda e passate uno straccio sulle setole, che resteranno molto morbide ed elastiche e che aumenteranno la durata del pennello stesso.

DOVE FAR ASCIUGARE I QUADRI A OLIO

E’ rimasto tra gli aneddoti – basati su una vicenda vera – l’incidente occorso a un grosso quadro di Velazquez. Approfittando di una bella giornata di sole e di vento, il maestro aveva chiesto che i suoi assistenti ponessero il quadro, al quale stava lavorando, all’esterno affinchè fosse accelerata l’asciugatura superficiale. Naturalmente il quadro doveva essere sistemato “in piedi”, in una zona luminosa, ma non direttamente colpito dai raggi solari – per evitare surriscaldamento e la possibile colatura del colore – poichè tutti i pittori sanno che se si appoggia a terra l’intero dipinto, pur verso l’alto, su di esso rotoleranno, in breve, polvere, insetti e peli, catturati dalla viscosità del colore. Si procedette allora poggiando il quadro su un lato, dandogli la giusta inclinazione, affinché non cadesse avanti. Ma un colpo di vento colpì la tela, che si trasformò in una sorta di vela. L’opera volò e cadde in avanti, subendo danni a causa della sporcizia che si era mischiata al colore. Rimuovere sassolini, spighe, fili d’erba, insetti, capelli, peli, crini, polvere grossa significa rovinare le linee dell’opera. Quindi. Bene all’esterno, a una certa altezza, nelle prime ore dopo la stesura. Poi all’interno, in un ambiente ben aerato e lontano da tutti. Mentre l’uso del phon funziona per accelerare l’asciugatura di tempere e acrilici – che normalmente, peraltro non ne necessitano – l’asciugacapelli agisce in modo insignificante sui quadri a olio.  Anzi. Calore intenso e flusso d’aria tendono a scompensare l’unione tra pigmento e olio di lino. Pertanto, al di là di tutto: esterno non polveroso nelle prime ore, in caso di bel tempo. Se l’esterno è molto umido, per pioggia o nebbia, l’esposizione risulterà completamente inutile. Per togliere peli, capelli e fili d’erba dal quadro bagnato è assolutamente sconsigliato usare unghie o dita, che spandono il colore, mentre si consiglia una pinzetta da make-up, sottile e precisa.

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LA DURATA DEI QUADRI A OLIO SENZA RILEVANTI MUTAMENTI DI COLORE

Le opere ad olio non devono essere costantemente colpite dai raggi del sole, che possono essere fonte dell’indesiderato schiarimento dei pigmenti. Per quanto riguarda la tela, il film pittorico può essere danneggiato da ambienti umidi e, ancor maggiormente, da luoghi in cui si passa frequentemente dal freddo umido al riscaldamento eccessivo. La tela si stringe e si dilata. Questo movimento diviene causa del distacco del colore.
La vernice finale è un ottimo aiuto per la conservazione cromatica del dipinto, poichè funge – oltre che da elemento uniformante che tende a colmare, nella pittura tradizionale, depressioni e rilievi del colore –  da protettivo e, lievemente, da filtro solare. I colori in vendita hanno indicazioni sulla durata presunta del colore stesso, prima che inizi un mutamento cromatico, pur lieve.
*** ottima resistenza ai fenomeni luminosi corretti: minimo 150 anni nel caso in cui il quadro sia stato collocato lontano da una forte fonte solare diretta o sia illuminato da appositi faretti che non mutano i pigmenti;
**  buona resistenza alla luce: minimo 75 anni nel caso in cui il quadro sia stato collocato lontano da una forte fonte solare diretta o sia illuminato da appositi faretti che non mutano i pigmenti;
*   scarsa resistenza alla luce: minimo 25 anni nel caso in cui il quadro sia stato collocato lontano da una forte fonte solare diretta o sia illuminato da appositi faretti che non mutano i pigmenti;
I colori evanescenti (alcune aniline, il bitume genuino, il minio, i colori fluorescenti), invece, vengono in genere catalogati con un pallino nero.

ESSICCATIVI PER COLORI A OLIO

C’è chi aggiunge alla mestica acquaragia che smagrisce il colore, eliminando parte dell’olio e diminuendo notevolmente i tempi di asciugatura. Ma il rischio è che si crei una lieve patina o che il colori muti lievemente. Chi invece intende giungere a tempi più brevi di essiccazione, senza il rischio di mutamenti cromatici imprevisti, può utilizzare gli essiccativi (qui puoi trovare i prodotti migliori in commercio a un prezzo più che onesto).

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COS’E’ LA VELATURA AD OLIO E COME SI OTTIENE

La velatura è una tecnica artistica di finitura del quadro che consiste nel porre uno strato sottilissimo di colore molto diluito sul sottostante dipinto, ormai asciutto, per ottenere effetti di trasparenza, semitrasparenza, per creare l’effetto traslucido o per mutare il colore sottostante. Essa, per quanto si dica praticata già, pur episodicamente, dai pittori egizi e dell’antica Roma, caratterizzò inizialmente la pittura fiamminga e si legò al colore ad olio, che fu utilizzato, nei Paesi Bassi, a partire dal Quattrocento, mentre, in Italia, per i dipinti da cavalletto, si faceva ancora uso di tempera grassa.Come ottenere, oggi, una velatura? Noi diamo la vernice finale al dipinto, attendiamo che asciughi per poter lavorare su una superficie “plastificata” o “vetrificata“. Quindi prendiamo pochissimo colore e lo diluiamo, sulla tavolozza, con liquido dello spray della vernice finale. Ed ecco un colore trasparente ma fortemente aggrappante. Per ottenere il liquido dallo spray, basta schiacciare il diffusore, scaricando in un punto della tavolozza il flusso aeriforme, a distanza ravvicinata, per una decina di secondi. Il mercato offre già anche colori trasparenti, che sono contrassegnati da un quadratino bianco sull’etichetta.

 

COME DARE LA VERNICE FINALE

Nel Novecento gli artisti tesero a utilizzare sempre meno la vernice finale, per ottenere un aspetto più materico e rozzo dell’opera. La vernice, infatti, tende a uniformare la superficie e ad esaltare il colore. Ai tempi di Turner, la vernice finale veniva data, ai dipinti a olio, nella sede in cui l’opera sarebbe stata collocata o negli spazi espositivi. Per questo è rimasto, nella terminologia artistica, il sostantivo vernissage, che significava, originariamente, verniciatura e che oggi è un incontro chic di inaugurazione di una mostra d’arte. Le operazioni di verniciatura avvenivano uno o due giorni prima dell’apertura ufficiale della mostra. E a questi delicati lavori, oltre agli artisti,  era ammesso un pubblico selezionato di intenditori. Con vernissage si intese così un’inaugurazione tra pochi eletti; e, successivamente, assunse la connotazione di festa d’inaugurazione. La stesura della vernice finale, a quei tempi, non era compito del pittore, ma di operai specializzati che lavoravano esclusivamente con vernici trasparenti, acquisendo, in questo campo, un’assoluta abilità. Il quadro doveva essere asciutto da qualche mese per evitare che i diluenti sciogliessero parti di colori del dipinto. Il prodotto veniva steso con rapidità. E capitava spesso che questi artigiani fossero così abili da consentire all’artista qualche ritocco finale, disperato, che poi loro sapevano coprire.

Oggi esistono più tipologie di vernici finali, che si dividono, comunque, in vernici a pennello e vernici spray.

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Le vernici finali a pennello richiedono una perfetta asciugatura del dipinto. Il rischio è infatti che si sciolga anche una piccola parte del colore, che si unisce alla vernice stessa, la quale non è più totalmente trasparente e non più totalmente incolore. Sotto il profilo dei risultati tecnici, la vernice finale a pennello è indicata a restauratori, iperrealisti, copisti e a tutti coloro che intendono mettere una cura massima – diremmo classico-accademica – nella realizzazione dell’opera

Le vernici finali spray sono molto comode e permettono d’essere spruzzate anche 24 ore dopo aver finito l’opera e anche se questa non è perfettamente asciutta. L’importante è che il quadro non sia messo verticalmente. Lo spray va dato, dopo aver scosso vigorosamente la bomboletta per un minuto, a una trentina di centimetri di distanza dalla tela. Evitiamo l’ambiente chiuso. Meglio all’aperto, ma in una giornata senza vento. Oppure mettiamoci in un luogo aerato, ma senza correnti d’aria, che si porterebbero via tutta la materia volatile. Ricordiamoci poi, se intendiamo tenere il quadro in piedi, durante questa operazione, di non spruzzare troppa vernice, per evitare istantanee colature e formazione di grumi. Dobbiamo produrre un’emissione regolare e piuttosto rapida. Poi appoggiamo il quadro in posizione orizzontale, in un luogo dove non ci siano vento e polvere. E aspettiamo. Possiamo dare un’altra mano dopo qualche ora.

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