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Enrico Coradi – Opera 2

Enrico Coradi, L’attesa, 2012, tecnica mista, legno, tessuto, colle, 110 x 65 x 65 cm

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Autore: Enrico Coradi

Titolo opera: L’attesa

Anno: 2012

Tecnica e materiali: Tecnica mista – legno, tessuto, colle – finitura vernice effetto anticante

Misura: 65x65cm – h 110cm – 10kg circa

Nota esplicativa: Pensando alle nonne della mia infanzia. Sedute fuori, con sedie molto piccole, rammendavano calzini, pantaloni e lavoravano a maglia. Quando rientravano in casa la sedia restava sempre lì. La piccola seggiola le attendeva.

 

Biografia

Enrico Coradi nasce il 9/2/1955 a Ospitaletto, grosso centro limitrofo al capoluogo, Brescia, ai confini della Franciacorta, ridente zona collinare famosa per i vini, i percorsi eno-gastronomici e i paesaggi dai colori e profumi unici al mondo. Il nonno, Santo, commerciante di bestiame e proprietario di terreni agricoli è il capostipite di questa numerosa famiglia, il figlio Bernardino, padre di Enrico e di altri cinque fratelli, con la mamma Maria porta avanti la tradizione contadina e nel contempo trova lo spazio per coltivare la propria aspirazione artistica. Bernardino infatti, grande appassionato di scultura sacra, la realizza con materie prime povere come la malta e la polvere di marmo. Siamo infatti nell’immediato dopo guerra, quando l’utilizzo del poco denaro era finalizzato a rigide priorità, in cima alla quale vi era sfamare i figli, non certo finanziare le proprie inclinazioni artistico/culturali. E’ in questo ambiente duro, ma salubre che Enrico respira i primi aneliti di quel sentire popolare di cui la nostra terra è impregnata, di quella cultura familiare che è l’arte di trasformare le idee in progetti ed i progetti in concrete espressioni di impatto sociale e artistico, con gli strumenti poveri del vivere quotidiano, a volte apparentemente banali come le locandine pubblicitarie e dei cinema, strappate al logorio del tempo e lavorate da Enrico con passione, per dare forma alla sua interpretazione dell’arte urbana contemporanea. Sarà un punto cruciale nello sviluppo della sua creatività, spontaneamente bisognosa di essere sempre coerente con se stessa con la propria storia, poiché la genesi di un’artista seppure a volte casuale non è mai altro dal percorso che ne seguirà, ma come la sorgente di un fiume ne alimenterà, segnandole tutte le evoluzioni, in qualunque direzione esse vadano. A quindici anni lascia la scuola e inizia la sua esperienza lavorativa nel mondo manifatturiero: salotti e mobili rappresenteranno per lui un tramite per il quale aggancerà artisti vari con i quali collaborerà alla realizzazione di manufatti particolari e decorazioni che lo porteranno a sperimentare varie tecniche. Dalla pittura ad olio, ai materici con tessuti, alle composizioni in legno, dall’action painting acrilico fino al decollage urbano di cui sopra, Enrico spazia in quel luogo metafisico che è la propria fantasia in cerca di sempre più appropriati e nuovi strumenti e tecniche per darle forma comunicativa. I suoi imponenti bassorilievi sembrano voler letteralmente fuggire dal suo inconscio, per irrompere nel mondo reale con tutto il peso specifico di un’opera istintiva, ma lungamente lavorata per ottimizzarne la potenza del messaggio. Le sue opere possono piacere o non piacere, ma mai lasciare indifferenti o passare inosservate, è pressoché impossibile non soffermarcisi, poiché parlano un linguaggio universale e semplice che però apre grandi interrogativi che non è possibile ignorare. Enrico si sposa a 23 anni con Ebe Falappi, avrà due figlie Francesca e Sara che gli doneranno la gioia di diventare nonno di due splendidi nipoti: Irene e Andrea. Il suo talento, gli affetti della famiglia la stima di amici e critici che animano una rete relazionale ricca e vitale, nata grazie alla sua straordinaria generosità d’animo, sono il tessuto connettivo di una vita emotivamente ricca, la cui ricchezza è da Enrico condivisa e addirittura elargita attraverso le sue opere.

 

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