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Fattori, il disegno pulsante. Struttura e quotazioni dei quadri

di Andrea Baboni

Andrea Baboni, storico della pittura italiana dell’Ottocento, responsabile di Christie’s Italia per l’arte del XIX secolo, è il maggior esperto di Giovanni Fattori del nostro Paese. Ha elaborato, su incarico della famiglia Malesci, la riedizione con aggiornamento del catalogo generale dei dipinti di Fattori, curato nel 1961 da G. Malesci, erede universale dell’artista. Ha curato inoltre il “Catalogo Generale dell’Opera Incisa” edito in due volumi nel 1983, in collaborazione con Anna Malesci Allegranza, moglie dell’erede, ed anche il “Catalogo delle Incisioni di Fattori nella Collezione Franconi”, con prefazione di Federico Zeri (1987), oggi catalogo dell’importante raccolta donata all’Accademia Carrara di Bergamo. E’ stato inoltre curatore, in collaborazione con Giorgio Cortenova, della mostra antologica “Giovanni Fattori”, tenuta alla Galleria d’Arte Moderna di Palazzo Forti a Verona, trasferita poi al Museo Civico Giovanni Fattori di Livorno, negli anni 1998-99. Con questo articolo, scritto appositamente per “Stile”, Andrea Baboni introduce i lettori alla conoscenza delle peculiarità dell’opera grafica del maestro livornese, anche in relazione alla sua produzione pittorica.

1_9Dopo un primo catalogo scientifico delle incisioni di Fattori ed a conclusione del riordino anche dei fogli disegnati del maestro conservati al Museo Civico Giovanni Fattori di Livorno, è stato presentato nelle scorse settimane, a Villa Mimbelli, il secondo catalogo comprendente la schedatura di tutti i disegni, contemporaneamente all’inaugurazione, sempre a cura di chi scrive, di una ricca ed organica esposizione dei fogli più suggestivi, recuperati con attento restauro, a rappresentare l’ampio arco di tematico dell’Opera del Maestro, l’intero suo mondo poetico. I criteri che hanno improntato la redazione di tale catalogo hanno teso innanzitutto alla puntuale ricostruzione della sequenza cronologica dei fogli (talvolta nella doppia datazione di “recto” e “verso”, là dove il riutilizzo del foglio stesso da parte dell’Artista sia avvenuto in tempi diversi), entro la cui griglia temporale vengono accorpati per assonanze tematiche, ad evidenziarne l’utilizzo nell’esecuzione di uno o più dipinti di spiccata rilevanza, ripresi talvolta in abbreviate tavolette od anche nell’estrema sintesi di un’incisione. Il catalogo è completato appunto da una rigorosa documentazione iconografica di dipinti ed incisioni di riferimento. Si tratta del più consistente fondo di disegni di Fattori a noi pervenuto, che spazia dagli inizi bezzuoliani nell’esercizio sulle copie da dipinti rinascimentali, alla pittura di storia che attinge ispirazione dai romanzi dell’epoca, ai primi studi sul vero dei soldati francesi alle cascine (1859), in cui i modi di Fattori iniziano ad essere improntati da personali accenti; ed ancora alle superbe raffigurazioni di familiari ed amici (1860-1861) – ove il segno si addensa in fini, calibratissime trame – ai cicli delle battaglie risorgimentali del 1859, svolti lungo gli anni sessanta – in cui via via il formalismo purista del tratto si scioglie in più vibranti ed essenziali stilemi – intercalati da erbaiole e ciociare, scene di vita e scorci di animali, sino a giungere, negli anni Ottanta, al potente ciclo dei butteri; infine agli ultimi, essenziali disegni alternati ai più descrittivi carboncini ove un’aura di spiritualità esistenziale permea la composizione. Spunti e soggetti che toccano tutto il ventaglio tematico dell’Artista, l’intera sua produzione, in un costante rapporto tra segno e colore, che non lascia intuire un prima e un dopo e che come in nessun altro appare intrecciato indissolubilmente.

 

Semmai, in un giudizio di priorità, è col segno che Fattori prima di tutto reagisce all’Accademia, appuntandosi sul vero il mondo intorno, secondo una concezione artistica non più intesa quale evocazione o celebrazione estetica, che diviene forma e prassi conoscitiva nel contatto diretto con la realtà quotidiana. In lui la forma, centralità della pittura, diviene centralità della coscienza, e, pur nella percezione rapida del dato in presa diretta nelle sue apparenze di luce, permette di indagare la plastica immanenza delle cose con complessità tematica straordinaria, tale da riassumere tanti aspetti di vita del proprio tempo. Un mondo poetico ove spesso campeggia il paesaggio, spoglio e profondo, reso per tagli scorciati, energicamente concisi in sintesi di estrema limpidezza, talvolta cadenzato da figure a ritrarne i larghi spazi; a volte è la persona che incombe, composta in interni, interpretata con profonda introspezione psicologica, colta quale parte di un più vasto creato oppure quale presenza assoluta e piena; od anche è rappresentata la fatica, nell’asprezza plastica di contadini, spaccasassi o carbonai, nell’epicità dei butteri scattanti e tesi, idillicamente interpretata nelle figure delle contadine, erbaiole ed acquaiole, forme ieratiche che rimandano a tradizioni e civiltà remote; a volte ancora, è studiata la forma degli animali, cavalli e buoi soprattutto, ambientati in vasti paesaggi o scorciati nella stalla, con dettagli di forme. Infine, animano lo scenario fattoriano i militari e la loro vita, colti negli accampamenti o alle grandi manovre, non tanto eroi quanto protagonisti del dramma quotidiano. Dunque Fattori sembra inventarsi un nuovo modo di porsi rispetto all’opera d’arte, che è soprattutto atteggiamento mentale, tecnico e morale insieme e che ha origine nel metodo e nella disciplina paziente, espresso in modi assolutamente anticonvenzionali. E’ ad iniziare dal segno che le movenze di una donna o l’espressione di un bambino, le zampe di un cavallo o la fissità di un ciuco, le pieghe di un abito o la luce di un muretto, colti sul vero per assoluta intensità espressiva, pur ricollegandosi qua e là a valori di classica accademia, risultano filtrati da una luce nuova e da un tratto inconfondibile, che li rende in tutto e per tutto espressioni autonome, ove sintesi e forza dirompente si alternano a grazia e dolcezza. Figure compiute ed accurate si alternano a schizzi ed appunti con cui l’Artista coglie l’attimo fuggente di un gesto, rende il bagliore di una luce, blocca il volume di una forma, od anche schizza la scena per una vasta tela di battaglia, nella più ampia varietà e verità di temi, asciugati da retorica in un senso panteistico del reale. La vitalità del segno in Fattori sembra non avere eguali nell’arte dell’Ottocento tutto, sia per complessità ed autonomia di forme espressive, sia anche per rigore stilistico ed ampiezza di respiro tematico. Un linguaggio che presenta una sua precisa caratterizzazione nel rapporto con i dipinti, pur se generato dal continuo dialogo tra espressioni in tutto omologhe e che ci consegna un artista ineguagliabile anche nel disegno, vera spina dorsale dell’intero suo percorso creativo, con cui egli indaga la realtà quotidiana improntandone ogni aspetto della tensione morale che si fa forma e che sgorga necessaria – non come scelta estetizzante – rappresentando l’essere che prende coscienza di sé, in una nuova valenza del linguaggio inteso quale respiro epico, nel sentimento di piena partecipazione umana al mondo che ci circonda. (Stile arte 01.06.2002)

 

 

 

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