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Felice Filippini – Biografia



Sull’attività del gavardese Felice Antonio Filippini è calato un immeritato oblio. Sarebbe auspicabile una retrospettiva delle sue opere – l’unica vera iniziativa in tal senso è stata la mostra celebrativa alla cittadina Galleria Bistro, nell’ormai lontano 1978 -, così da far conoscere alle giovani generazioni un pittore di notevolissimo talento. Ripercorrerne la breve esistenza equivale fare riferimento a pochi episodi essenziali: da quando, diciannovenne, vive un’esperienza in ambito bancario, manifestando al tempo stesso la chiara volontà di dedicarsi alla pittura. Animo inquieto, acquisisce varie esperienze a Venezia e a Bergamo, dov’è allievo dell’Istituto professionale. Ma il sogno che lo avvince è quello di approdare a Brera. Sogno che alfine si avvera: Felice Filippini può frequentare l’accademia milanese, avendo per guida Aldo Carpi, che lo apprezza e lo segue fino al conseguimento del diploma, nel 1936.

L’ansia di nuove acquisizioni e conoscenze lo sospinge verso la Francia e la Spagna, visitate fra il 1936 ed il 1938. Divenuto assistente a Brera, intrattiene pure rapporti con la Galleria del Milione, depositaria delle sue opere. Ma quando l’orizzonte artistico sembra dischiudersi felicemente, la guerra determina l’infrangersi dell’attività creativa ed anche una profonda crisi esistenziale All’indomani della prematura scomparsa (avvenuta agli inizi del 1945), una succinta raccolta di lavori ordinata in Gavardo è stata avvalorata dalla presenza dell’antico maestro, Aldo Carpi, che dell’allievo e poi collaboratore prediletto ha evidenziato la valenza, pari a quella dell’uomo, attribuendo alla lungimiranza del creativo l’incomprensione dei più. Natura morta e vedute sono i temi prevalenti dei dipinti di Filippini: se gli oggetti inanimati divengono pretesto per una problematica e sofferta contemplazione, nella proposizione paesaggistica, resa con larga sintesi, la prospettiva si annulla nelle case, nelle colline, nel cielo, riverberanti esperienze di scuole europee, ma definiti con personale, originalissima figurazione. I protagonisti dei rari ritratti e dei nudi, infine, sono immersi in una chiarità d’affresco, quasi simboli di un’anelata, autentica solidarietà.

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