Home / Mostre in Italia / Florence Henri | Viaggio nella mostra monografica
Se vuoi ricevere gratuitamente sulla tua bacheca gli articoli e i saggi di Stile Arte, clicca qui sotto "Mi piace".

a4696e98c9273b5fef7745acb355b3b6b89024

Florence Henri | Viaggio nella mostra monografica


FLORENCE HENRI
Museo Nazionale Romano alle Terme di Diocleziano
Grandi Aule
Roma, viale E. De Nicola 78
5 maggio – 31 agosto 2015

 Orari 
Dalle 9.00 alle 19.45, chiuso il lunedì.
La biglietteria chiude alle 18.45

Biglietto Intero 10 €, ridotto scuole 6,50 €
Valido 3 giorni, consente l’accesso alle altre sedi del Museo Nazionale Romano

(Palazzo Massimo, Palazzo Altemps, Crypta Balbi)

 Informazioni e visite guidate
Tel. +39.06.39967700 – www.coopculture.it

La mostra monografica dedicata a Florence Henri (1893 – 1982) ci rivela una fotografa e un’artista che ha attraversato il secolo scorso da anticipatrice. Le sue fotografie dimostrano come questo mezzo espressivo abbia modificato profondamente il linguaggio visivo tra le due guerre, e, allo stesso tempo, manifestano un temperamento alla ricerca della libertà, versatile e scevro da ogni compromesso. Le 140 immagini in mostra nelle Grandi Aule delle Terme di Diocleziano a Roma fanno luce sulle diverse modalità di lavoro e sulla dimensione sperimentale di questa straordinaria artista.

Un cospicuo gruppo di foto riguardano la Roma antica e restituiscono una dimensione teatrale della città, che si sposa con gli spazi monumentali delle antiche aule termali. Si tratta di scatti realizzati durante uno dei suoi numerosi viaggi in Italia, quello del 1931-32, e poi ricomposti con la tecnica del fotomontaggio in sede di sviluppo e stampa delle fotografie, così da ricreare situazioni ambientali altre dal vero. Promossa dalla Soprintendenza Speciale per il Colosseo, il Museo Nazionale Romano e l’Area archeologica di Roma, in collaborazione con Electa, l’esposizione è curata da Giovanni Battista Martini cui si deve, insieme ad Alberto Ronchetti, la riscoperta della fotografa negli anni Settanta. Da allora, ha contribuito alla conoscenza e alla conservazione dei lavori dell’artista nata a New York custoditi dagli Archives Florence Henri. Fin dagli esordi, la Henri ha avuto come amici e maestri i grandi innovatori della scena artistica. Dal pianoforte, sua prima passione, studiato ad altissimi livelli con Ferruccio Busoni, alla pittura, appresa nello studio di Hans Hofmann a Monaco di Baviera. A Berlino frequenta Archipenko e al Bauhaus di Weimar Klee e Kandinskij. A Parigi segue i corsi all’Académie Moderne di Ozenfant e Léger, attratta dagli aspetti multimediali della ricerca di quest’ultimo, poi ancora al Bauhaus di Dessau, dove viene ritratta da Lucia Moholy e dove si precisa il suo interesse per la fotografia.

Ed è Laszlo Moholy-Nagy ad accompagnare l’esposizione delle sue primissime composizioni fotografiche con un testo critico, oggi ripubblicato nel catalogo della mostra. A Parigi, dove viveva dal 1924, i suoi amici si chiamavano Piet Mondrian, César Domela, Robert e Sonia Delaunay, Hans Arp e Sophie Tauber Arp, Nelly e Theo van Doesburg. Di molti ha lasciato straordinari ritratti fotografici, qui esposti. Dopo la grande crisi del 1929 tiene nel suo studio corsi di fotografia, attività che eserciterà per molto tempo, formando una nuova generazione di fotografi. Fra i suoi allievi si ricordano Gisèle Freund, Lisette Model, Ilse Bing e Lore Krüger. Florence Henri nelle sue fotografie fa largo uso della concezione analitica dello spazio, utilizzando elementi formali del vocabolario della pittura in una ricerca continua della “composizione”, uno degli elementi portanti del suo linguaggio, motivo per cui la rassegna si apre con esempi di pittura e collage. La prima parte della mostra definisce immediatamente una delle caratteristiche del suo lavoro: quella di costruire nuove realtà visive che rimandano una all’altra. Effetto che ottiene con specchi o frammenti di specchio, tali da costringere lo spettatore a un’indagine tra realtà e finzione.

È il caso di un suo autoritratto in cui Florence è dietro una cornice, apparentemente riflessa, mentre è con la cancellazione di parte del negativo che crea la suggestione della sua immagine specchiata. EJetti visivi, montaggi e fotomontaggi: a un primo approccio non si scorge come l’intera immagine sia una realtà ricostruita. In questo nucleo di fotografie si rivela, più che altrove, il ruolo di innovatrice che per primo gli riconosce Moholy-Nagy nella manipolazione dell’immagine e delle luci. Un’invenzione più metafisica che surrealista, veri e propri enigmi visivi che si confermano nella serie con ombre e riflessi, dove Florence Henri lavora con più scatti sullo stesso negativo. La mostra si chiude con una sorprendente carrellata di ritratti non solo degli artisti che, come lei, hanno segnato il panorama artistico delle Avanguardie del Novecento, ma anche delle modelle fotografate in set completamente creati da Florence Henri, persino nella definizione degli accessori.

Alla rassegna si accompagna il terzo volume della collana Electaphoto, che costituisce la più esauriente e aggiornata monografia su questa grande icona della fotografia. Attraverso riflessioni critiche approfondite sui diversi percorsi creativi di Florence Henri, se ne inquadra la complessa produzione artistica, non solo fotografica, da varie angolazioni. Pregevoli gli album diacronici e tematici che riproducono fedelmente un vasto catalogo di opere (fotografie, dipinti, gouache e collage), molte delle quali inedite. Una densa biografia illustrata e documentaria apre la pubblicazione fornendo un articolato profilo dell’artista.

x

Ti potrebbe interessare

piccinini

Nulla è “Ovvio” sotto questo sole. Giovanna Piccinini orienta il nostro guardo verso ciò che non vediamo più

F. HAYEZ, I profughi di Parga, 1831, olio su tela, 201 x 290 cm, Brescia, Pinacoteca Tosio Martinengo

Vade retro, Romantico