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Francesco Cipper – Il Mercato anomalo, si cerca la coppia mancante


acqua e malinconia foto 1

Acqua e malinconia
Il Mercato dipinto dal Todeschini è una tela allegorica dove la lavandaia ed i pesci alludono ai doni doviziosi del liquido elemento, o al contrario un omaggio ai ceti più umili, che sconvolge i consueti codici visivi?

Il cielo plumbeo è rischiarato da qualche vago bagliore; al centro del quadro campeggia il banco di un pescivendolo, colto nell’atto di porgere la merce ad un cliente. Questi, interamente vestito di nero, è scortato da un portarolo che, appoggiato ad un canestro colmo di verdura, rivolge lo sguardo sorridente verso lo spettatore. Alla sua sinistra, in primo piano, una fanciulla dall’espressione liete lava i panni in riva ad un ruscello, mentre sullo sfondo si scorge una donna che stringe tra le braccia un neonato e volge gli occhi malinconici alla scena.
Danneggiato dall’assottigliamento della pellicola pittorica il Mercato, eseguito da Giacomo Francesco Cipper detto il Todeschini nei primi decenni del Settecento e appartenente alla Pinacoteca Tosio Martinengo di Brescia, anni fa fu sottoposto a restauro. La paternità dell’opera non è mai stata messa in discussione: ad attestarla è la firma, chiaramente leggibile sulla tela, e la presenza del giovane portarolo, personaggio tipico del repertorio dell’artista. Altrettanto caratteristici del Todeschini sono il ricorso ad un vigoroso chiaroscuro atto a conferire maggiore plasticità alle figure, la resa degli incarnati per mezzo di pennellate parallele, nonché il disinteresse per una corretta rappresentazione prospettica dello spazio, evidente soprattutto, in primo piano, in corrispondenza della lavandaia e del corso d’acqua di cui non si riesce ad individuare l’estensione.
La datazione del dipinto al 1705-10 viene desunta dall’impiego di toni scuri e freddi, riscaldati da rossi e blu accesi, che si riscontrano in alcune opere di quegli anni come la Scena contadina del 1703 o Vecchia che si scalda le mani e bambino che mangia da una scodella del 1705 (dove peraltro compare una variante del portarolo). Rispetto a queste due tele, tuttavia, nel Mercato si nota una semplificazione nella realizzazione dei personaggi, che perdono in individualità: è questo un tratto che caratterizza l’evoluzione stilistica del Cipper e che suggerisce, quindi di collocare la composizione del quadro alla fine della prima decade del XVIII secolo.
Palese il richiamo alla tradizione nordica, diffusa nell’Italia settentrionale già nel Cinquecento per opera di Vincenzo Campi.

 GIACOMO FRANCESCO CIPPER detto il TODESCHINI, Il mercato, 1705-1710 ca., olio su tela, cm 176 x 235,5, Brescia, Pinacoteca Tosio Martinengo


GIACOMO FRANCESCO CIPPER detto il TODESCHINI, Il mercato, 1705-1710 ca., olio su tela, cm 176 x 235,5, Brescia, Pinacoteca Tosio Martinengo

Negli inventari del tempo le scene di mercato sono elencate come componenti di cicli pittorici dedicati alle stagioni o ai quattro elementi, dunque portatrici di significato allegorico. Alcun critici ritengono che il dipinto del Todeschini si inserisca perfettamente in questo contesto; del resto, la stessa organizzazione approssimativa dello spazio induce a non considerarlo una rappresentazione realistica. Secondo tale interpretazione, la lavandaia e la natura morta di pesci alluderebbero esplicitamente all’acqua, mentre il contadino con frutti dell’orto alla Terra. La stessa figura della donna con bambino, eccessivamente sfumata, potrebbe essere la Madre Terra, che nutre l’uomo. Con grande probabilità Cipper aveva realizzato una tela di identiche dimensioni raffigurante gli altri due elementi mancanti, l’aria e il fuoco, per i quali non si potrebbe escludere l’ambientazione in una cucina ricca di materie prime – soprattutto uccelli, dominatori dell’aria -, con il focolare acceso per il pasto e forse una donna che alimenta la fiamma con il soffietto.


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