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Perchè parlare di Giotto e di san Francesco in Egitto può offendere i musulmani?

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Giotto, San Francesco e la prova del fuoco, Cappella Bardi, Santa Croce, Firenze

Giotto, San Francesco e la prova del fuoco, Cappella Bardi, Santa Croce, Firenze

Nel 1219, san Francesco d’Assisi incontra il sultano d’Egitto a Damietta, sulle rive del delta del Nilo, nel pieno della follia omicida della quinta crociata. 800 anni dopo il Papa è giunto a un incontro tra cristianesimo e Islam. Questo aspetto. legato a San Francesco, è stato comunque reso poco evidente, a livello di mass media nel timore che fosse equivocato. Francesco era partito nel 1217, per convertire gli “infedeli”. A causa del naufragio della nave aveva rinviato il viaggio ed aveva raggiunto Damietta, in Egitto, successivamente. Fu presente alle azioni della V Crociata nel 1219. I cristiani assediavano la città, tra le paludi. Francesco tentò di fermare nuovi attacchi, ma non fu ascoltato. Fonti non francescane rivelano questa sua presenza nel campo, nelle cronache dei presenti, e l’azione da lui svolta per evitare uno scontro con i musulmani.

L’esercito cristiano attaccò e subì pesanti sconfitte. Fu allora che Francesco, in compagnia di Frate Illuminato, attraversò le linee nemiche. Fu bloccato per essere ucciso, poi venne portato inspiegabilmente al cospetto del sultano. I due si parlarono a lungo. Secondo la tradizione, Francesco sfidò i sacerdoti musulmani con la prova del fuoco. Secondo la Legenda, Francesco mostrò un grandissimo coraggio mentre, come racconta visivamente Giotto, i religiosi del Sultano si diedero alla fuga. Ma l’incontro, iniziato con un sfida, ebbe poi una prosecuzione di vera amicizia, al punto che a Francesco e ad Illuminato venne concesso un lasciapassare per la terra santa e per visitare il sepolcro di Cristo. Da quel momento, Francesco mutò atteggiamento rispetto ad altre religioni. Mutò, nella regola, l’atteggiamento missionario di conquista in un una posizione di ascolto e di confronto. Il viaggio in Egitto lo colpì nel profondo. Un libro splendido ricostruisce, con un taglio storico minuzioso che nulla lascia all’agiografia, l’incontro pacifico e benaugurante tra il santo e il sultano. Gwenolé Jeusset analizza le diverse tradizioni letterarie e figurative relative a questo incontro, le ambiguità che rivelano riguardo alla “missione” cristiana e la loro eco nel mondo francescano, mostrando come questo straordinario faccia a faccia fra il Poverello e il nipote del Saladino sia oggi da comprendere come un evento chiave, che ci deve permettere di reinventare una convivenza tra le religioni. Un libro che abbiamo letto e che vi consigliamo assolutamente di leggere.

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