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Frida Kahlo, la liberta’ e’ un urlo multicolore

La mostra “Frida Kahlo e i capolavori della pittura messicana” è aperta a Venezia, alla Galleria Bevilacqua La Masa, fino al 30 settembre. Comprensiva di una cinquantina di opere provenienti da prestigiosi musei e da collezioni private, la rassegna, a cura di Louis Martin Lozano e di Achille Bonito Oliva, ospita alcuni capolavori dei fautori della nascita dell’arte moderna in Messico nella prima metà del Novecento: un periodo storico in cui ogni pittore ha affrontato la propria sfida, fra dibattiti su cubismo, realismo, nazionalismo, surrealismo, discutendo e dialogando, aderendo a partiti politici, organizzazioni, sindacati, impegnandosi in un progetto comune per dare una moderna visione artistica del Paese. Intorno a Frida Kahlo, una delle pittrici più amate del Novecento, sono presenti numerosi noti protagonisti: i muralisti Diego Rivera (che fu suo maestro e marito), José David Alfaro Siqueiros, José Clemente Orozco, seguiti da Rufino Tamayo, Maria Izquierdo, Juan Soriano, Manuel Rodriguez Lozano, Gabriel Fernandez Ledesma e da tanti altri artisti che hanno contribuito alla nuova identità nazionale.Frida Kahlo (1907-1954) nasce, in piena crisi economica, a Koyoacan: il padre, fotografo, è un ebreo tedesco proveniente dall’Ungheria, la madre è una cattolica fervente di origine india. Nel 1925, quando la giovane Frida si prepara agli studi di medicina, a seguito di un grave incidente (un tram che si scontra con un autobus), una barra di ferro le penetra il corpo, martoriandolo e sacrificandolo per tutta la vita in rigidi busti di acciaio, di gesso, di cuoio. Durante la lunga convalescenza dipinge ritratti di famiglia, votandosi così all’unica carriera possibile. Personaggio di spicco nel contesto dell’avventura estetica degli artisti messicani, Frida Kahlo, assetata di vita e di libertà, sceglie di andare controcorrente, in una società ancora arcaica in cui la donna non ha voce. Nella sua dolorosa battaglia ferma sulla tela, con i colori brillanti della sua terra e la staticità degli ex-voto, l’ossessione di sé, in numerosi e intensi autoritratti (“Autoritratto con changuitos”); la sua presenza di donna e artista, che esprime l’amore, la colpa, il desiderio, il dolore e una disperata passione di vivere (“Sin esperanza”). Il 1929 è un’altra data importante nella biografia di Frida, perché segna l’incontro e il matrimonio con Diego Rivera, il più noto rappresentante del muralismo, che ha cantato l’epopea del popolo messicano dalla conquista alla rivoluzione con partecipato realismo, pur avendo alle spalle l’esperienza artistica europea assimilata negli anni 1909-1921 in Francia nell’ambito dell’Ecole de Paris. Il matrimonio segna l’inizio di una lunga e tormentata storia d’amore fatta di ammirazione e rispetto intellettuale reciproco, nonché di passione, tradimenti, separazioni e ritorni, di gravidanze non portate a termine (“Henry Ford Hospital”). Diego è un dongiovanni incallito, Frida ammalia donne e uomini: cadono ai suoi piedi anche Trotzkij e André Breton, il quale si entusiasma alla sua pittura, le presenta la prima mostra a New York e gliene organizza un’altra a Parigi. Entrambe riscuotono grande successo di critica e di pubblico. Il 1946, in occasione della “Esposición Internacional del Surrealismo” in Messico, Frida Kahlo presenta il doppio autoritratto “Le due Frida”, ritenuto la sua opera più importante, ed esposto ora a Venezia. E’ una tela di vaste dimensioni, il suo capolavoro inquietante, il manifesto di una pittrice che ha trovato il proprio destino. In questo dipinto, impregnato dal surrealismo, con lo sguardo lontano e altero Frida impone la sua condizione di donna e di artista, riassumendo nelle vesti la cultura familiare europea-india, nel cuore spaccato il retaggio del barocco spagnolo devoto al Sacro Cuore e alla Virgen Dolorosa, e la curiosità per la medicina. Così le due Frida, legate da vene comunicanti, raccontano la storia di una vita più volte persa e goccia a goccia riconquistata. “Frida Kahlo e i capolavori della pittura messicana”, Venezia, Galleria Bevilacqua La Masa, fino al 30 settembre. Orario: 10-20, chiuso il martedì. Catalogo Mazzotta. Informazioni allo 041-5207797. Il Messico al tempo di Frida Il contesto storico in cui nasce l’arte moderna messicana coincide con la grande crisi economica e finanziaria che ha attanagliato il paese durante la lunga dittatura di Porfirio Diaz e che darà luogo, nel 1910, alla rivoluzione. Gli schieramenti della guerra civile, nutriti da retaggi storici risalenti alla conquista di Hernan Cortés, contrappongono ai latifondisti eredi dei dominatori spagnoli, lavoratori e contadini indios senza terra discendenti degli Aztechi e dei Maya. L’insurrezione armata che scalza dal potere Porfirio Diaz, guidata dall’intellettuale liberale Francisco Madero, fa emergere una schiera di nuovi “dirigenti” come Emiliano Zapata, Pancho Villa, Vittoriano Huerta, assassino e successore di Madero. Al dittatore Huerta succede nel 1914 il democratico Venustiano Carranza, che elargisce una nuova Costituzione, concede una riforma agraria ed è riconosciuto dalle autorità internazionali. Nel 1919 viene assassinato Zapata e l’anno seguente Pancho Villa; nasce il Partito comunista messicano. Nel 1920 viene eletto Alvaro Obregón, che istituisce la Secretaria de Educación Publica e chiama gli artisti a collaborare alla formazione culturale del popolo per mezzo di dipinti murali in luoghi pubblici. Inizia così la grande stagione del “muralismo messicano”. Dal 1924 al 1934 Plutarco Elias Calles dà il via alla laicizzazione del paese e fonda il Partito rivoluzionario nazionale. Dal 1934 al 1940 Lazaro Cardenas, esponente del Prn, provvede all’espropriazione ed alla distribuzione delle terre, nonché alla nazionalizzazione delle compagnie petrolifere straniere. Durante la presidenza Cardenas giunge in Messico Lev Trotzkij, fuggito dall’Urss dopo lo scontro con Stalin del 1927. E proprio in Messico, dove aveva trovato rifugio, Trotzkij verrà ucciso nel 1940, anno in cui sale al potere Avila Camacho. Nel 1946, Miguel Aleman Valdés trasforma il Prn in Partito rivoluzionario istituzionale. Con l’elezione, nel 1952, di Adolfo Ruiz Cortines, continua il processo di modernizzazione del Paese e l’avvicinamento agli Usa.

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