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Friedrich. Viaggio di nozze. Il significato

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UN QUADRO IN 30 RIGHE – di Enrico Giustacchini

Incredibile ma vero. Caspar David Friedrich è stato anche felice. Per una breve stagione, il più melanconico dei pittori ha assaggiato una parvenza di beatitudine.
E’ il gennaio del 1818. Friedrich ha quarantaquattro anni.
E’ un uomo aspro e scorbutico. Antipatico, spesso. La vita gli ha riservato grandi dolori e immense tragedie. A cominciare dalla morte della madre, quand’era ancora bambino, e a quella doppiamente atroce del fratello, annegato salvando lui, il piccolo Caspar, finito nell’acqua gelida mentre pattinava.
Quel gennaio, l’artista informa amici e parenti di essersi sposato in segreto. La notizia coglie tutti di sorpresa.

Caspar David Friedrich, Sul veliero,  olio su tela, 71x56 cm, 1818

Caspar David Friedrich, Sul veliero,
olio su tela, 71×56 cm, 1818


La prescelta è Caroline Bommer, una popolana di quasi vent’anni più giovane di lui, semplice, per niente istruita, conosciuta solo alcuni mesi prima.
Incredibile ma vero. Eppure, grazie ad una pertinace, contagiosa allegria, la donna saprà regalare al cupo consorte spiragli di serenità.
Subito dopo le nozze, Friedrich dipinge Sul veliero, il quadro più ottimista della sua carriera. Un quadro spudoratamente autobiografico, pur con qualche licenza poetica: il maturo e malaticcio pittore, ad esempio, si ritrae di spalle come un ragazzotto aitante, spericolato e persino un po’ fustaccione, mentre, a bordo d’una nave, tiene per mano la moglie ed insieme guardano lontano, all’approdo che si delinea all’orizzonte.
Il trinchetto incombe, fluttuano le vele, le sartie tagliano a strisce sottili un immane cielo di luce.
L’aria è pregna d’amore. Caspar David Friedrich sa che tutto finirà presto. Sa che il domani arrecherà, inesorabile, dolore, solitudine, ossessioni, tradimenti.
Ma perché – si dice – non dovrei abbandonarmi a questo zefiro lieve, a questo meriggio inatteso e chiaro? Perché non dovrei farlo, in queste ore fuggevoli, prima di giungere in porto?

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