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Futurismo, radice del Novecento europeo

imgresIl Futurismo è una delle due radici del Novecento artistico. A differenza dell’altra, il Cubismo – che è forma, metodo, ordine, equilibrio -, il Futurismo è materia, violenza, movimento: il contrario della stasi. Nella mostra che ho curato con Ada Masoero a Milano, Palazzo Reale, viene ripercorso l’itinerario che conduce alla rivoluzione futurista. Partendo dalla “rabbia” febbrile della Scapigliatura: che è fenomeno certo ricco di talenti e di originalità – pensiamo a Ranzoni e Cremona – ma ancora tutto da scoprire in vista di un posizionamento nella classifica europea. E passando per il Divisionismo: che, per usare una metafora calcistica, potrebbe essere paragonato ad una provinciale di lusso, diciamo il Parma, a fronte di una Scapigliatura al più squadra-rivelazione, diciamo il Chievo. Il Divisionismo si propone, rispetto al Pointillisme, con la sua carica di novità, i suoi profondi contenuti in chiave popolare (Pellizza da Volpedo) e simbolista. Figure come Segantini e Previati si collocano all’avanguardia della pittura in Europa. Il movimento, nel suo complesso, è certo superiore, per esempio, a quello dei Nabis (se si eccettuano Bonnard e Vuillard). Certo, non si arriva al Divisionismo se non tramite l’Impressionismo (E qui apro una parentesi. L’Impressionismo è, per me, Monet, e Monet appena; e Renoir, ma solo fino a quando lavora, appunto, con Monet: Non sono impressionisti grandi maestri come Degas e Manet, né tanto meno pittori di caratura assai inferiore, come Sisley o Pissarro. I due elementi caratterizzanti dell’Impressionismo sono la “scoperta” dell’attimo luminoso e l’uso delle ombre colorate: invenzione secca, questa, di Monet.); transitando per la lezione del “riorganizzatore” Seurat, con la sua scientizzazione dell’impiego di colore ed ombre, lezione fondamentale per Van Gogh, ma non meno per Segantini (il quale compie un passo ulteriore, e nella sostanza: è grazie a lui che, in Europa, comincia decisamente a tirare l’aria simbolista). E fondamentale perché il Futurismo possa porre le proprie basi: si veda il “colore diviso” delle prime opere di Balla e Boccioni. Futurismo, si diceva, come radice del Novecento. Il suo limite sarà semmai di ordine culturale: la cultura francese dell’epoca è più forte, i futuristi si faranno presto ingabbiare dall’ordine della rappresentazione. Intendiamoci: fino ad un certo punto. Si pensi allo straordinario unicum degli “Stati d’animo”, che “reggono” talmente da influenzare in modo decisivo personalità e movimenti di cultura molto lontana dalla nostra, come Pollock e, più in generale, l’Action painting. La mostra di Palazzo Reale evidenzia dunque il ruolo-chiave assunto dal Futurismo nella storia dell’arte, illustrandone le origini, le ascendenze e gli sviluppi, lungo le due linee interpretative fondamentali: la linea “materico-iterativa”, propugnata da Boccioni, basata sull’uso protratto della materia nello spazio che si fa rappresentazione del movimento, dell’energia; e la linea “crono-fotografica”, che fa capo a Balla e che ricorre al blocco di immagini in sequenza, secondo una tecnica che potremmo definire “cinematografica”. Oltre tutto, ciò avrebbe consentito a Balla di farsi ben presto artefice di sorprendenti preveggenze di astrazione, addirittura contemporanee alle soluzioni di Kandinskij.

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