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George Inness, il pittore degli arcobaleni che morì dopo aver contemplato un tramonto

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George Inness (1825 -1894)

George Inness (1825 -1894)

George Inness (1825 -1894)

George Inness (1825 -1894)

Dipingeva come un francese dell’ecole di Barbizon. E citava scioltamente Turner e Constable, nel rapporto stretto con le nubi e il cielo. Quel guardare in alto che contrassegnava la pittura romantica e un modo diverso, rispetto al nostro, di osservare la realtà. George Inness (1 maggio 1825 – 3 agosto 1894) è stato tra i grandi pittori americani dell’Ottocento che hanno portato negli Stati Uniti il gusto di Corot e della pittura en plein air, contribuendo ad aprire la strada, nel proprio Paese, al successivo fenomeno impressionista. Ma la matrice rimane, in lui, romantica. I fenomeni ottici non sono bellezze prive di simbolo, ma ai suoi occhi appaiono ancora come segni del linguaggio di Dio che parla attraverso la natura. Questa tensione spirituale aumentò nel momento cui si avvicinò alla teologia di Emanuel Swedenborg, che incise fortemente, con un intenso spiritualismo, sulle opere della maturità del pittore. La sua storia in breve?

Nel 1851 un mecenate di nome Ogden Haggerty finanziò il primo viaggio di Inness in Europa. L’artista trascorse quindici mesi a Roma, dove studiò i paesaggi di Claude Lorrain e Nicolas Poussin. Successivamente, la Francia.

a george inness

Inness si stabilì a Montclair, nel New Jersey, nel 1885, e, in particolare negli ultimi dieci anni della sua vita, manifestò una crescente tensione mistica attraverso una gestione più astratta delle forme e a una minor definizione delle linee. I momenti eloquenti del cielo erano la sua grande passione: albe, temporali, nubi, arcobaleni e tramonti. L’artista morì nel 1894 di fronte a un cielo meraviglioso. Suo figlio stava guardando uno splendido tramonto quando lui alzò le mani in aria ed esclamò: “Mio Dio! Oh, com’è bello!”. E cadde a terra, esanime.

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