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La decorazione del reliquiario di fine Ottocento dedicato a Maria Maddalena. A prua della barca si nota la santa che prega al cospetto di un corpo coperto da bende. Un’ambiguità che venne letta come accreditamento dell’ipotesi di una sepoltura del corpo di Gesù nel sud della Francia
La decorazione del reliquiario di fine Ottocento dedicato a Maria Maddalena. A prua della barca si nota la santa che prega al cospetto di un corpo coperto da bende. Un’ambiguità che venne letta come accreditamento dell’ipotesi di una sepoltura del corpo di Gesù nel sud della Francia

Gesù e la Maddalena – Anche un reliquiario avallò il segreto

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La scultura ottocentesca del demonio Asmodeo che regge l’acquasantiera della chiesa di Rennes-le-Château, il luogo da cui è partita l’operazione dei discendenti di Cristo in Europa

L’iconografia ingannatrice legata ad apocrifi. Il presunto corpo di Cristo trasportato su una barca verso la Francia e vegliato da Maria Maddalena. Documenti falsificati. Un sacerdote che ristruttura una chiesa, la modifica fino a trasformarla in un locus terribilis e, all’improvviso, si arricchisce ingiustificatamente.
E’ dall’unione di questi elementi – nei quali l’iconologia gioca un ruolo non sottovalutabile – che partono i lontani presupposti, risalenti almeno alla fine dell’Ottocento, del romanzo Il Codice da Vinci di Dan Brown, il quale muove da un’inestricabile – e poi ne stabiliremo i motivi – matassa di leggende, sviluppatesi nel sud della Francia. Abbiamo analizzato tale groviglio di simboli, di sovrapposizioni mitiche, di immagini rilanciate all’infinito per cercare di comprenderne gli elementi strutturali e il movente che ne ha accreditato la circolazione.
Come i lettori ricorderanno, il nucleo del romanzo dello scrittore americano è costituito dai seguenti fili schematici: i Merovingi, prima dinastia dei Franchi, sarebbero stati discendenti di Cristo, attraverso il figlio partorito in Francia da Maria Maddalena, mentre il Signore non sarebbe risorto ma sepolto nel Midi. Parte della Chiesa, secondo la tesi del libro, vorrebbe cancellare gli scomodi “testimoni” di quella che viene giudicata una mistificazione. I discendenti dei Merovingi, racconta Brown, sarebbero tutelati da una società segreta, il Priorato di Sion, depositaria del segreto del Graal, inteso come Sang real, sangue reale, cioè sangue di Cristo che correrebbe nelle vene dei discendenti. Una parte “deviata” della Chiesa – narra il Codice da Vinci – decide di rendere definitivamente intrasmissibile tale segreto, attraverso l’omicidio.
Tutti gli elementi dai quali muove il noto romanzo sono presenti, come ben sappiamo, in pubblicazioni storiche o pseudo-storiche precedenti all’opera letteraria stessa, e costituiscono motivo di interesse e di dibattito, nonché di richiamo turistico a Rennes-le-Château, un affascinante paesino che domina una collina nella regione di Narbonne. Ora si tratta di capire quale sia il motore reale del montaggio di materiale storico-mitico, anche attraverso le immagini, in direzione del nucleo che poi confluirà in Dan Brown.
Abbiamo così verificato i presupposti di quell’affaire, secondo modalità iconologiche, a partire da un singolare reliquiario che raffigura certamente la storia di Maria Maddalena e ad essa è dedicato (fu realizzato per essere collocato nella grotta della Baume, dove la santa avrebbe soggiornato in preghiera durante gli ultimi trent’anni della propria vita).

 

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L’opera venne eseguita a ridosso del 1889, anno dell’Esposizione universale di Parigi, dove fu presentata al pubblico. L’iconografia è certamente molto particolare, ricca di elementi che tendono ad indurre l’osservatore in errori di lettura. Alla nostra sinistra, è collocata un’immagine inequivocabile: Maddalena, che prega nella grotta della Baume, accanto al cranio – che ha la funzione penitenziale di contrapporsi alla bellezza della donna, nella definizione della caducità umana – e alla Bibbia.
Ma il garbuglio semantico, all’interno del quale non possiamo che intravedere la possibilità che sia stato creato ingannevole fumo attorno all’approdo di Maria Maddalena nel sud della Francia, si riferisce agli occupanti dell’imbarcazione, sospinta dagli angeli in direzione del continente europeo. Nel guscio appaiono sette figure femminili, e la mummia di un santo posata a prua. Il biancore delle bende pone immediatamente in risalto, nell’economia iconografica del dipinto, il cadavere. Il corpo risulta pertanto il fulcro semantico della decorazione.

 

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Nella storia della diocesi di Aix-en-Provence si raccoglie, rispetto alla Maddalena, il seguente racconto, che proponiamo in sintesi. Morto Gesù, le persecuzioni dei cristiani aumentarono, sicché alcuni apostoli con Marta, Maria Maddalena, Lazzaro, Maria Salomè e Maria di Giacomo furono caricati su una barca senza vele, remi e timone, guscio che approdò sulla costa meridionale della Francia.
Torniamo ora al reliquiario. La mummia non può appartenere a Maria, madre di Cristo. La Madonna venne affidata da Gesù stesso a san Giovanni e morì, secondo la tradizione, a Efeso o a Gerusalemme. Potrebbe allora essere il corpo di sant’Anna, la madre della Vergine, che, sempre secondo la tradizione di culto, fu portato da monaci, in tempi molto successivi, in Francia? Ma da dove nasce il dolore della Maddalena che veglia quel corpo?
Sappiamo che il reliquiario venne realizzato a Lione dall’orafo Armand Caillat per il canonico Paul Terris, il quale aveva inteso rispettare la volontà testamentaria di uno zio vescovo che giudicava non confacente il contenitore delle reliquie di Maddalena. La presenza della mummia voleva unire i due culti delle sante, attraverso un simbolico accostamento nel viaggio, o creare una fonte di ambiguità attorno alle leggende sulla presunta sepoltura di Gesù nel Midi?

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E’ certo il fatto che questo particolare iconografico si pone potenzialmente in linea con le leggende e le credenze alimentate dagli occultisti, in alcuni casi vicini a realtà massoniche assai ostili alla Chiesa.

Il testo di Maria Maddalena conservato nella cripta di Saint Maximin, in Provenza

Il teschio di Maria Maddalena conservato nella cripta di Saint Maximin, in Provenza

Un certo dottor Fugarion, nel giugno del 1897, scriveva su un periodico francese: “Per noi è dolce credere che in Provenza si siano fermati i passi di colei che Lui ha così passionalmente amato, colei che ha qui deposto i resti di colui che ha veramente amato gli uomini e che, per primo, ha insegnato loro la parola fraternità”.
“Se quest’articolo – osserva Christian Doumergue, autore de L’Evangile interdit – non prova che il corpo di Gesù riposi nel sud della Francia, esso attesta, inconfutabilmente, che alla fine del XIX secolo certi personaggi appartenenti al mondo dell’occultismo (e il dottor Fugarion apparteneva alla Chiesa Gnostica di Jules Dosnel) l’hanno creduto. Io scrivo ‘certi personaggi appartenenti al mondo dell’occultismo’, ma sembra che possa essere avvenuto un fatto analogo nel seno della Chiesa stessa”.
Ma cosa accade in quegli anni? Sicuramente il contrasto tra positivisti atei e il mondo della tradizione fu molto intenso.
I primi misero in dubbio la divinità di Cristo e pertanto la Resurrezione. Tesero pertanto ad accreditare l’ipotesi che il corpo di Gesù fosse stato trafugato dopo la morte e che fosse stato trasportato in Francia da colei che viene fatta apparire come la compagna del Signore. Tale linea di lettura lascia spazio alla possibilità che la Maddalena aspettasse un figlio. E a questo punto, sulla materia leggendaria, intervengono anche i monarchici e qualche sacerdote. Alla fine dell’Ottocento i contrasti tra i diversi rami delle famiglie pretendenti al trono, i gravi errori commessi da alcuni di loro, quali il rifiuto di assumere il tricolore rivoluzionario come bandiera della nazione, le richieste avanzate da rami collaterali, avrebbero consentito manovre svolte nell’ombra atte all’accreditamento di certe linee rispetto ad altre.
E qui entriamo in un capitolo fondamentale, quello relativo all’abate Bérenger Saunière (questo cognome sarebbe stato poi attribuito da Dan Brown al curatore del Louvre assassinato nel Museo, discendente dai Merovingi) e al cosiddetto “tesoro di Rennes-le-Château”, vicenda fumosissima e intricata che si sviluppa proprio negli anni che precedono e seguono la creazione del singolare reliquiario. Saunière – che è un personaggio reale – viene nominato curato d’anime del minuscolo, isolatissimo villaggio di Rennes-le-Château, dove sorgono le eloquenti rovine di un castello. Gli storici ritengono che Rennes – un tempo molto più esteso di quanto sia oggi – fosse una capitale del regno dei Visigoti, passata successivamente ai Merovingi.
Bérenger, prete giovane e aitante, è stato confinato nella piccola parrocchia dopo una sospensione causata dalle sue prediche anti-repubblicane. Nonostante ciò, continua a frequentare e corrispondere con nobili, intellettuali, occultisti di Parigi. E’ membro di un gruppo di fede monarchica, quello del conte di Chambord, primo pretendente al trono di Francia, dalla cui moglie riceve modesti aiuti finanziari documentati.
E’ durante il restauro della chiesa, iniziato nel 1886 – egli trasformerà l’edificio in un luogo sinistro o comunque carico di mistero, con un Asmodeo raccapricciante che sostiene la conchiglia dell’acquasantiera e un’epigrafe infernale sull’architrave: terribilis est locus -, che, si dice, Saunière avrebbe messo le mani su materiale di straordinario interesse. Oro? Una pergamena nascosta nella cavità, peraltro tutt’oggi riscontrabile, della colonna di una balaustra? Testimonianze – apocrife o di fonte leggendaria – sulla discendenza dei Merovingi da Cristo e dalla Maddalena?

 

La chiesa di Rennes Le Chateau dove, secondo quanto fece intendere labate Sauniere, sarebbe stata trovata la pergamena con i nomi dei discendenti di Cristo e Maddalena

La chiesa di Rennes Le Chateau dove, secondo quanto fece intendere l’abate Sauniere, sarebbe stata trovata la pergamena con i nomi dei discendenti di Cristo e Maddalena

Oppure ancora, un falso storico, realizzato da Saunière stesso, che poteva essere mutato in un’arma politica e in un’eccezionale fonte di reddito? Ciò che risulta come conseguenza di alcune azioni che egli intraprese a Parigi, dopo la presunta scoperta, furono entrate economiche all’apparenza ingiustificate che gli consentirono di costruire una palazzina (villa Bethania) per gli ospiti, una torre neogotica che divenne un’accogliente e panoramica libreria, un camminamento ampio che conduceva a un giardino d’inverno, nonché interventi ulteriori sulla chiesa.
Le normali entrate della parrocchia non spiegavano tale larghezza di mezzi, tanto che il vescovo costrinse Saunière a difendersi in un interminabile processo. Da non sottovalutare il particolare che il sacerdote aveva evitato l’acquisto diretto dei terreni sui quali si sarebbero sviluppate le opere, facendo figurare nei documenti notarili la perpetua Marie Dénarnaud, con cui ebbe, presumibilmente, un legame che esulava dal semplice servizio domestico.
Teniamo conto di altri elementi interessanti che potrebbero avvalorare l’ipotesi della stesura o del ritrovamento di una pergamena sulla quale fossero stati vergati alberi dinastici. In modo ossessivo, il prete dedicò la chiesa rinnovata al culto di Maria Maddalena; non si oppose alla diffusione della notizia della scoperta di un tesoro o di un manoscritto; il fratello Alfred, anch’egli sacerdote e molto vicino alla causa realista, dichiarò che Bérenger “come predicatore, aveva numerose conoscenze, servì da intermediario per raccogliere fondi”. In una lettera conservata nel museo di Rennes, l’abate parla di “une source qui a lassé couler dan tes mains de flots d’or” (una fonte che ha fatto colare nelle tue mani fiotti d’oro).
Ciò lascerebbe supporre che i due fratelli, impegnati fortemente a favore della monarchia, stesero o si imbatterono in un documento, poi copiato, diffuso e venduto, che dimostrava la non estinzione dei Merovingi e la diretta discendenza dal Messia di alcuni rami delle famiglie reali d’Europa. Secondo voci non verificabili, Saunière avrebbe ospitato in incognito anche un importante esponente degli Asburgo. Immagini, dicerie, misteri legati, come appare sempre più evidente, alla politica fin de siècle.

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