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Gianni Mazzesi, l’arte testimonia l’infinita fluidità del presente

Gianni Mazzesi è stato uno dei finalisti del premio Nocivelli

Fotografa fin da giovane integrando sempre più la found photography e il readymade ad altre forme artistiche come la grafica e la poesia visiva. Pratica teatro e performance con il Laboratorio Teatrale Permanente ‘‘Le Belle Bandiere’’ fondato da Elena Bucci e Marco Sgrosso ed è formatore di Teatro nelle Terapie col Teatro Nucleo di Ferrara. Ha esposto a Ravenna dal 1985, poi dal 2009 a Roma per il Teatro Valle Occupato e a Lucca per Micromosso e MES.
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Nel 2010 espone a Torino al “Lend Based Art Show”, e a Seravezza Fotografia. Nel 2011 a Roma al Macro Testaccio e all’Università degli Studi di Tor Vergata. Nel 2012 a Catania a Cromaticamente e a Barcellona per Ada Gallery. Nel 2013 a Verona ad “Art Byte” alla Galleria Cargo20, al Photo Lux OFF di Lucca, a Palazzo Magnani di Reggio Emilia, a Milano e a Paternò. Seguono nel 2014/15 esposizioni a Bagnacavallo (RA) per BiART Gallery, al Cromatico PhotoFestival di Catania, al progetto WOP 2.0 a Crevalcore (BO), agli Antichi Chiostri Francescani e alla Biblioteca Classense di Ravenna, al MAW di Sulmona, alla Galleria SanVitale 41 di Massalombarda e a “Orizzonte Contemporaneo” presso la Cascina Farsetti di Villa Doria Pamphilj a Roma. Nel 2016 espone presso lo Spazio CostaArena di Bologna per Art Night City di Arte Fiera, a Faenza, a Palazzo Albertini di Forlì per BiART Gallery e a “Frontiere passaggio e possibilità” nello spazio di Santa Maria delle Croci a Ravenna per CRAC. Nel 2015 fonda, con l’artista Maria Giovanna Morelli, GalleriaInstabile e CollettivoInstabile, con la quale ha da poco presentato il nuovo progetto “Träume sind Schäume” e sta preparando la partecipazione ad ARTROOMS nel Gennaio del 2017 a Londra.

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Venendo da lunghe esperienze teatrali e performative, tendo a dare alle mie indagini un significato di superficie e uno più sotterraneo, come succede ad un testo teatrale che contiene in sè testo e sottotesto.
La prima indagine di “Dark Pool” parte dal volere fare esperienza corporeamente, facendo agire alcuni attori, del come possa essere vissuta ed esperita quella che oramai da qualche tempo chiamiamo società “fluida” per come l’ha analizzata e definita benissimo Zygmunt Bauman.
Le foto, stampate su acetato e scattate da un oblò al bordo di una piscina, contengono immagini prese a filo d’acqua così da riprendere le due metà del corpo sopra e sotto il liquido, per esaltare le minime differenze del movimento, che passa dal tepore dell’acqua calda al fresco dell’aria costantemente.
Questo mi ha portato anche a scardinare quel concetto miracolistico esoterico della Tavola Smeraldina di Ermete Trismegisto;”Ciò che è in basso è come ciò che è in alto e ciò che è in alto è come ciò che è in basso per fare i miracoli della cosa una”.
La “cosa una” non c’è più, come i miracoli, nella immensa fluidità del presente.
La seconda indagine, il sottotesto che poi rimanda al titolo, punta a mettere in luce giocando con il titolo quel commercio anonimo via web fatto di transizioni finanziarie e commerciali fantasma, che avvengono senza rendere noti i prezzi o i volumi delle transizioni stesse denominate appunto Dark Pool e facenti parte del cosiddetto “alternative trading systems”.
Infine il vuoto nelle teche, nel quale è immersaquel fondamentale scambio per la vita che è l’acqua con l’aria.

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