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Gianni Signorini, un omaggio mantegnesco all’inverno

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Nato in terre gonzaghesche, Gianni Signorini ha una predilezione – fortemente ricambiata dal mezzo espressivo – per l’assetto disegnativo. Pare che l’aura di Mantegna, con la nettezza delle sue superfici scultoree, rimanga nel patrimonio genetico dell’artista mantovano contemporaneo. L’espressione diviene forte propensione ai volumi, proprio cone nell’allievo dello Squarcione, che passò la propria infanzia e l’adolescenza a ritrarre volti di antichi romani che il capo bottega padovano collezionava e utilizzava per studio. E anche quando, con matite morbide, Signorini realizza il set della natura morta, rimane nei frutti o nelle suppellettili qualcosa di glorioso, come se fosse stato scolpito mentalmente nel marmo di Carrara, trasformato in una scultura e reso sul foglio con particolare efficacia.

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Nato nel 1957, Signorini ha iniziato molto presto a lavorare con le matite. Prima frequentando l’Istituto d’arte di Mantova – sezione architettura e arredamento – e il pittore ostigliese Dante Spelta, poi prestando la propria opera nel campo dell’arredamento e del design. La ricerca che egli ha compiuto nella pittura ad olio e con gli acrilici – sia essa di matrice figurativa od astratta – si sviluppava come recupero di un territorio di piena creatività, al quale poi attingere anche per la professione dell’arte applicata.

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