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Giorgio Duranti quotazioni gratis

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di Giorgio Orlandi

La produzione dell’artista bresciano Giorgio Duranti (1687-1753) rientra nell’ambito della pittura animalista. Agli inizi del Seicento, nelle Fiandre si verificarono le condizioni ottimali per lo sviluppo di una specializzazione nella rappresentazione pittorica degli animali, che sfociò in un genere autonomo.

La committenza dell’epoca, prevalentemente aristocratica, prediligeva grandi scene di caccia articolate e popolate dei più svariati tipi di selvaggina. La fortuna di questo filone durò a lungo, e riguardò anche Venezia, che con l’area fiamminga manteneva intensi scambi economici e culturali, e per riverbero Brescia, città solidamente sotto il dominio della Serenissima. In tale contesto si inserisce la vicenda di Giorgio Duranti, nobile ed appassionato di scienze, che risulterà essere un caso a se stante nel panorama artistico della nostra provincia. Pur seguendo i dettami realistici della pittura lombardo-veneta, egli scelse di impiegare nelle sue opere le figure “ambientate”, come del resto avveniva nei trattati naturalistici del tempo. Per far ciò si avvalse della collaborazione del fratello Faustino e di Andrea Torresani, un valente paesaggista, pure bresciano, che sarebbe poi morto prematuramente all’età di trentatré anni. I dipinti che presentiamo qui in fotografia prima e dopo l’intervento di restauro conservativo, già di collezione Lanfranchi, sono pubblicati nell’ampia monografia su Giorgio Duranti curata da Chiara Parisio e edita da Grafo. Il primo è un delizioso “capriccio” di dimensioni contenute, eseguito ad olio su tela. Appartiene alla produzione degli esordi, nel periodo in cui l’interesse per la botanica e quello per la zoologia andavano di pari passo. Il quadro ci offre un trionfo di fiori tra un vaso ed un piatto che poggiano su una balaustra, ed era già stato interessato da una precedente foderatura associata a vecchie ridipinture. Il restauro si è basato principalmente sulla rimozione di una vernice ossidata e dei ritocchi ad olio. La pulitura è stata svolta con l’ausilio di un solvente idoneo a base di chetoni e con l’impiego del bisturi dove necessario. L’intervento si è concluso con una reintegrazione cromatica a grafia minuta delle zone interessate dalle ridipinture e con una verniciatura protettiva. Diversa metodologia è stata adottata per quanto concerne le due opere su carta.

Pre restauro

 

Post restauro

I soggetti rappresentati sono due uccelli (una peppola ed un beccafico). La tecnica esecutiva è mista: si tratta di acquerello, tempera e tracce di sanguigna su carta vergata secentesca di buona qualità, con la caratteristica filigrana a forma di volatile. Lo stato di conservazione dei fogli risultava compromesso da uno spesso strato di polvere che aveva opacizzato le immagini, oltre ad aver determinato un antiestetico ingrigimento della superficie. Il supporto mostrava lacune e strappi in prossimità dei margini, con cospicue perdite di colore e di velature. Il restauro è iniziato con una pulitura a secco con pennelli e gomme morbide, al fine di rimuovere la polvere superficiale nel pieno rispetto della tecnica esecutiva. Successivamente è stato compiuto un fissaggio a spruzzo del colore con un film idrorepellente a base di ciclododecano. Solo per il foglio con il beccafico è stato necessario un lavaggio a spruzzo su una tavola aspirante, così da permettere l’eliminazione di una colla animale presente sul verso. A contatto con le molecole di acqua, infatti, la colla si rigonfia e risulta più facile, mediante l’aspirazione, il suo allontanamento insieme a tutte le sostanze degradanti interne alle fibre di cellulosa. Per entrambi i fogli si è proceduto ad un contestuale smacchiamento e sbiancamento localizzato delle macchie di muffa (foxing) e di unto con una soluzione a base di acqua e ammoniaca e una soluzione alcolica e leggermente basica di perossido di idrogeno.



Le lacune del supporto sono state risarcite con una carta giapponese di grammatura adeguata all’originale, mentre gli strappi sono stati saturati sul retro con velo giapponese e metilcellulosa. Infine, le lacune cromatiche sono state integrate con colori ad acquerello ed una “rivelatura” delle zone figurate con matita e pastello dove necessario. Non va dimenticato che nel restauro della carta è estremamente importante porre attenzione al rimontaggio. I fogli devono essere montati sempre a contatto con cartoni adatti alla conservazione (anacidi e con riserva alcalina); è invece da evitare il contatto diretto con il vetro, per scongiurare i possibili danni derivanti dalla condensa e dallo schiacciamento dei tratti grafici.

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