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Giovanissimi geni o vecchi maestri: come si calcola il prezzo dei quadri



David W. Galenson fa dell’arte una scienza. Docente di Economia all’Università di Chicago, collezionista e appassionato di pittura, ha ideato una teoria utile per spiegare il valore dei più bei quadri del mondo.
L’economista, che per tutta la vita ha studiato il rapporto tra età e produttività, ha iniziato a raccogliere e comparare prezzi di vendita delle opere di molti artisti americani e ha riscontrato l’esistenza di uno schema preciso: i dipinti più quotati sono stati realizzati agli esordi della carriera, come quelli di Warhol, o al termine, come quelli di Pollock. Ha poi provato ad applicare lo schema ai pittori europei, scoprendo che restava comunque valido.
Riflessioni più approfondite hanno rivelato che i due “gruppi” tendevano a rapportarsi all’arte in maniera differente. I geni precoci sono stati innovatori concettuali, i loro quadri hanno concretizzato una rottura col passato (pensiamo, ad esempio, a Gauguin, Picasso o Van Gogh). Gli autori dell’altro gruppo, invece, sono arrivati all’innovazione per gradi, raggiungendo il culmine alla fine del loro percorso, spesso tramite la reiterazione del medesimo soggetto.

La teoria ha catalizzato l’attenzione sul professore e sulla sua recente pubblicazione Old Masters and Young Geniuses. Le reazioni, come prevedibile, non sono state tutte positive: c’è chi ritiene che Galeson abbia tentato l’impossibile, provando a dare scientificità alla più irrazionale delle attività umane; e sono subito state individuate le eccezioni, come Guernica, dipinta da Picasso molti anni dopo i suoi migliori capolavori.

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