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Giovanni Battista Lombardi – Dolce, piccola Teresa morta a dieci anni, lieve come una campanula

G.B.LOMBARDI, Ritratto di Teresa Barboglio, 1858-1860 ca.,marmo di Carrara, h. cm. 103 x 28,5 x 28,5, collezione privata

G.B.LOMBARDI, Ritratto di Teresa Barboglio, 1858-1860 ca.,marmo di Carrara, h. cm. 103 x 28,5 x 28,5, collezione privata

di Adriana Conconi Fedrigolli

La statua dedicata alla piccola Teresa, morta il 5 gennaio 1858 a soli dieci anni, fu commissionata a Lombardi dalla famiglia Barboglio per la quale Giovanni Battista Lombardi aveva già lavorato agli esordi della sua carriera artistica, erigendo, nel 1853, il Monumento al giureconsulto Giambattista Barboglio, zio della bambina, posto nell’emiciclo verde del Cimitero Vantiniano di Brescia. L’opera, sicuramente meno magniloquente della precedente, offre la possibilità allo scultore di manifestare con maggior libertà espressiva i sentimenti sottesi nella sua arte.

G.B.LOMBARDI, Ritratto di Teresa Barboglio, (part.), 1858-1860 ca.,marmo di Carrara, h. cm. 103 x 28,5 x 28,5, collezione privata

G.B.LOMBARDI, Ritratto di Teresa Barboglio, (part.), 1858-1860 ca.,marmo di Carrara, h. cm. 103 x 28,5 x 28,5, collezione privata

L’artista trasmette l’immagine della bambina assorta a guardare, con il capo chino, un mazzolino di peonie, rose e viole, stretto nella mano, mentre la leggerissima tunica che la copre, cade dall’esile spalla creando un morbido gioco di pieghe. L’iconografia appare accostabile alle soluzioni de La Preghiera del Mattino di Vincenzo Vela, così come il soggetto infantile rimanda ancora a realizzazioni veliane ed alle opere di Giovanni Maria Benzoni, ma lo spirito che pervade ed invade questo ritratto è ben diverso: nella delicata e triste dolcezza, che traspare dai bei lineamenti del viso di Teresa, trasfusi ed eternati nel candore algido del marmo, si legge la tacita e mesta consapevolezza del futuro.

 

38Teresa

La bambina è raffigurata dallo scultore nel momento dell’imminente distacco, sottolineato oltre che dal piede già alzato, anche dal ripetersi incessante del motivo floreale, quale allegoria della brevità e caducità della vita. L’artista, per rendere più sincera la composizione ed aggiungere maggiore verità, sceglie di scolpire fiori comuni, sicuramente presenti nei prati di Villa Barboglio, ed immagina che la bimba si sia intrecciata la coroncina sul capo con le campanule della comunissima ipomea rex, nota con il nome di idola, fiore che cresce spontaneamente nei campi ed ha una vita brevissima: sboccia e sfiorisce nello stesso giorno, così come, simbolicamente, la piccola Teresa.

G.B.LOMBARDI, Ritratto di Teresa Barboglio, (part.), 1858-1860 ca.,marmo di Carrara, h. cm. 103 x 28,5 x 28,5, collezione privata

G.B.LOMBARDI, Ritratto di Teresa Barboglio, (part.), 1858-1860 ca.,marmo di Carrara, h. cm. 103 x 28,5 x 28,5, collezione privata

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