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Giovanni Battista Lombardi – La vita, le opere, le quotazioni dello scultore della dolcezza

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G.B. Lombardi, Divertimento campestre, 1878, marmo, h. cm.83, ubicazione sconosciuta (foto d'epoca)

G.B. Lombardi, Divertimento campestre, 1878, marmo, h. cm.83, ubicazione sconosciuta (foto d’epoca)

 

Giovanni Battista Lombardi ( Rezzato (Bs) 24 novembre 1822- Brescia 9 marzo 1880)

 

La vicenda dell’artista prende il suo avvio grazie  all’iniziale interessamento dell’architetto Rodolfo Vantini che nel 1839 lo accoglie nella sua Scuola di Ornato e Architettura di Rezzato (Brescia) e che successivamente, nel 1845, incoraggia il trasferimento del giovane a Milano per frequentare l’Accademia di Belle Arti di Brera e lo studio dello scultore Lorenzo Vela, fratello maggiore del più noto Vincenzo.

Nel 1852 Lombardi, grazie all’intervento della contessa Marietta Mazzuchelli Longo, si reca a Roma per proseguire gli studi all’Accademia di San Luca e presso l’atelier dello scultore Pietro Tenerani. L’ambiente artistico romano, che Lombardi eleggerà a sua stabile dimora, così ricco di stimoli, e la vigile e discreta influenza di un artista affermato, quale era allora Pietro Tenerani, gli permettono di iniziare a maturare un proprio linguaggio stilistico nutrito dal neoclassicismo degli anni bresciani, dal naturalismo milanese e dai recenti studi all’Accademia.  In questo periodo hanno inizio anche le prime commissioni soprattutto da parte di illustri personaggi bresciani. Sono di questi anni il Monumento Mazzuchelli e il Monumento al giureconsulto Giambattista Barboglio, posti al Cimitero Vantiniano di Brescia e i due Monumenti per la Famiglia Von Thunn a Trento nei quali Lombardi affianca Rodolfo Vantini e lo scultore cremonese Giovanni Seleroni. Nel 1856 su incarico di Carlotta Dossi Rota scolpisce il monumento dedicato al marito Federico, al Cimitero Vantiniano, e la figura plorante, che con il viso velato si accinge a varcare la soglia dell’oltretomba, segna l’inizio della sua affermazione.  Lo scultore affianca a opere funerarie, come il Monumento al conte Annibale Maggi – Via, voluto dalla Congrega della Carità Apostolica di Brescia, anche  i primi soggetti femminili, tratti dalla storia biblica e dalla storia antica e le prime opere legate al mondo dell’infanzia. Nel 1859, grazie l’interessamento dell’allora presidente dell’Ateneo di Brescia, conte Luigi Lechi, viene incaricato di scolpire il Monumento al miniaturista Giambattista Gigola e in seguito è accolto tra i membri della prestigiosa Accademia in qualità di Socio Corrispondente. Nel 1860 sempre il conte Lechi, tramite il nipote Faustino, permette allo scultore di ottenere l’incarico del Monumento alle Vittime delle X Giornate del 1849 che nel luglio del 1859  il futuro re d’Italia, Vittorio Emanuele II, aveva deciso di donare alla città. Nel 1864 i due monumenti vengono consegnati ed inaugurati pubblicamente nella Brescia indipendente.


Nuove commissioni si avvicendano, tra cui il Monumento al Prefetto Pietro Magenta alla Certosa di Bologna, e lo scultore acquista una notevole fama realizzando opere soprattutto di soggetto muliebre, come le figure di Rut, di Rebecca, di Abisag di Sunem detta la Sunammita, di Susanna al bagno, di Cleopatra, di Eva,  e vari  busti-ritratto, che interpretavano le richieste dei molti collezionisti stranieri che percorrendo le rotte del grand tour non mancavano di visitare gli atelier degli artisti più famosi della capitale.  Nel 1872 un grave lutto colpisce la famiglia dello scultore: muore a ventinove anni la moglie, Emilia Filonardi, lasciando il  figlio Adolfo di soli sei anni. Lombardi le dedica il monumento più sentito ed emotivamente più coinvolgente di tutta la sua produzione, avviando in esso anche un evidente mutamento stilistico rivolto ad una maggiore adesione alla poetica naturalista.

Nel 1878  scolpisce il gruppo della Madre Pompeiana dando un’ulteriore conferma sia nel linguaggio stilistico che nell’interpretazione di come la sua idea di arte si stesse avvicinando sempre più alle nuove esigenze comunicative richieste alla statuaria. Purtroppo quest’ultimo gruppo rappresenta il canto del cigno dell’artista perché in quello stesso anno, gravemente ammalato, si trasferisce a Brescia con il figlio Adolfo, dopo oltre venticinque anni di assenza.  A distanza di poco, il 9 marzo 1880, morirà nella sua casa bresciana.

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