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Giovanni Emanueli – La vita e le opere di uno scultore che cercò la levità


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di Adriana Conconi Fedrigolli

G. EMANUELI, Monumento Famiglia Castiglioni: La Mestizia, 1872, marmo di Carrara e Granito nero, basamento: h. cm. 72, l. cm.120, prof. cm 31; opera: h.cm.87, l.cm100, prof.cm.29  Castiglione Olona (Va), Cimitero, cappella Castiglioni

G. EMANUELI, Monumento Famiglia Castiglioni: La Mestizia, 1872, marmo di Carrara e Granito nero, basamento: h. cm. 72, l. cm.120, prof. cm 31; opera: h.cm.87, l.cm100, prof.cm.29
Castiglione Olona (Va), Cimitero, cappella Castiglioni

Giovanni Emanueli nasce a Brescia il 9 marzo 1817 ed è il sesto figlio di Dionigi e di Lucia Berenzi. Il padre, che per professione è incisore oltre che scultore in legno e marmo, è il primo maestro per il giovane che sin dalla tenera età mostra una particolare inclinazione artistica. Già nel 1830, a solo tredici anni realizza il Busto dell’Imperatore d’Austria Francesco I che viene presentato all’Esposizione dell’Ateneo di Brescia e per esso riceve un premio in denaro che gli permette di intraprendere un corso regolare di studi, considerate le modeste condizioni della famiglia. Sarà proprio con il sussidio dell’Ateneo di Brescia e successivamente con quello del Municipio di Brescia che  Emanueli avrà la possibilità di trasferirsi a Milano e di studiare presso la Regia Accademia di Belle Arti di Brera, dove tra i diversi insegnanti avrà modo di conoscere lo scultore Abbondio Sangiorgio (1798-1879) che diventerà la guida più importante della sua formazione. Il giovane Giovanni, infatti, affianca alla regolare frequenza all’Accademia il tirocinio presso lo studio del Sangiorgio, da cui apprende gli schemi neoclassici interpretati dal maestro attraverso la rilettura del gusto rinascimentale  e in cui traspaiono anche echi di contemporanità.

In questi stessi anni invia diverse opere all’Esposizione dell’Ateneo di Brescia tra cui la statua  raffigurante un Sarcedote Egizio nel 1831, il Ritratto di Vincenzo Monti nel 1832, copia dall’originale di Sangiorgio, il Ritratto di Giuseppe Bossi nel 1834, copia da Antonio Canova.

G. Emanueli, Statua della Speranza,1846-1853, marmo di Carrara, statua h.300ca. cm., complesso architettonico h. m.12 x l.m.9, Brescia, Duomo Nuovo, Altare del SS. Sacramento

G. Emanueli, Statua della Speranza,1846-1853, marmo di Carrara, statua h.300ca. cm., complesso architettonico h. m.12 x l.m.9, Brescia, Duomo Nuovo, Altare del SS. Sacramento

Nel 1837 scolpisce, per incarico del nobile bresciano Francesco Carini, l’incisivo Busto del Beato Giovanni Battista Bossini, verosimilmente  prima opera  dell’artista intesa come creazione personale, perché nelle precedenti erme, busti, bassorilievi o statue, eseguiti durante gli anni braindesi, Emanueli  copia dall’originale di scultori già affermati.

La sua carriera di artista autonomo procede sia nell’ambito della ritrattistica, sia nell’ambito di opere considerate di genere “grazioso” che in quelle monumentali perché grazie l’interessamento dell’architetto Rodolfo Vantini ( 1792-1856), noto per la progettazione del cimitero di Brescia a lui successivamente intitolato, ottiene importanti incarichi monumentali. Alla fine del terzo decennio viene infatti incaricato di realizzare per la Chiesa di San Vincenzo a Calcinato (Bs), disegnata dal  Vantini stesso, le statue colossali per la facciata raffiguranti la Fede, la Carità e la Speranza, e quindi successivamente le figure di San Pietro e San Paolo. All’Esposizione di Brera in questi medesimi anni porta in mostra diverse opere tra cui nel 1845 anche un Putto con nido di uccelli, acquistato dal Marchese Paolo Rescalli, di cui una replica appare anche all’Esposizione Universale di Londra del 1851.

Sempre grazie l’interessamento dell’architetto Vantini, Giovanni Emanueli, nel 1846, ottiene l’importante incarico di scolpire la statua della Speranza da porsi sull’Altare del SS. Sacramento, disegnato dal Vantini, nel Duomo di Brescia e  vari interventi nella Chiesa Parrocchiale di Palazzolo sull’Oglio (Bs) tra cui la lunetta sopra il portale raffigurante Gesù tra i dottori del tempio.

Nel 1854 scolpisce il bel busto raffigurante il Feldmaresciallo Josef Wenzen Graf Radetzky che viene acquistato dall’imperatore d’Austria Francesco Giuseppe (1830-1916) per la Galleria del Belvedere a Vienna, attualmente conservato nel Museo dell’Esercito.

G. Emanueli, Busto di Josef Wenzen Graf Radetzky von Radez (1766-1858), 1854, marmo di Carrara, basamento: h. 20, l. 33, prof. 29 cm.; busto: h. 88,5, l. 56, prof. 29 cm.; Vienna, Heeresgeschtliches Museum, Radetzky saal (Museo dell’Esercito - Sala Radetzky

G. Emanueli, Busto di Josef Wenzen Graf Radetzky von Radez (1766-1858), 1854, marmo di Carrara, basamento: h. 20, l. 33, prof. 29 cm.; busto: h. 88,5, l. 56, prof. 29 cm.; Vienna, Heeresgeschtliches Museum, Radetzky saal (Museo dell’Esercito – Sala Radetzky

Le prestigiose commissioni permettono allo scultore di farsi maggiormente conoscere nella sua città d’origine tanto che viene incaricato di realizzare il Monumento al Vescovo Carlo Domenico Ferrari (1855) sempre per la cattedrale bresciana. E’ del medesimo anno anche il Monumento della Famiglia Rovetta, posto nel cimitero Vantiniano di Brescia, con la delicata immagine dell’Immacolata. Contemporaneamente alle commissioni bresciane si susseguono anche quelle milanesi, dove Emanueli si è stabilmente trasferito e ha aperto un suo atelier, tra cui un’imponente e ricchissima fontana in stile Luigi XIV intitolata il Trionfo di Leda  per il marchese Paolo Rescalli, tre statue per il Duomo di Milano, un Angelo custode (1860), San Mirocleto (1863) e  San Babila (1869) e le statue raffiguranti San Carlo Borromeo e Sant’Ambrogio per l’altare maggiore della Chiesa di san Carlo al Corso, terminate nel 1865.  L’artista si dedica anche alla realizzazione di importanti altari monumentali di cui cura sia la parte scultorea che architettonica come quello nella Chiesa Parrocchiale di San Felice del Benaco (Bs), quello nella Chiesa di S. Maria Assunta a Gallarate (Va) e quello nella Chiesa di Sant’Antonio Abate a Vigevano(Pv).

G. Emanueli, Il Pifferaro, 1875, marmo, h.175 cm., collezione privata (foto d’epoca)

G. Emanueli, Il Pifferaro, 1875, marmo, h.175 cm., collezione privata (foto d’epoca)

Tra le moltissime opere scolpite nell’arco della sua intensa carriera artistica va ricordata anche la dinamica Erma di Napoleone Bonaparte a 23 anni del 1868, acquistata da re Vittorio Emanuele II, nota purtroppo unicamente da un’immagine dell’epoca, così come anche il Monumento funerario della Famiglia Da Costa del 1870, che si trovava al Cimitero Monumentale di Milano.

La fama dello scultore è legata anche a statue di soggetto grazioso che vengono portate in mostra nelle maggiori Esposizioni Nazionali e Internazionali tra cui  la Bagnante sorpresa del 1873 all’Esposizione Universale di Vienna del medesimo anno, il Pifferaro del 1875 all’Esposizione di Parigi del 1878, Un sorriso di compiacenza all’Esposizione di Torino del 1880 e molte altre.

Giovanni Emanueli si spegne a Milano, all’età di settantotto anni, il 30 novembre 1894 e nell’ultimo periodo non sono documentate nuove realizzazioni.

G. Emanueli, Un sorriso di compiacenza, ante 1877, modello in gesso, ubicazione sconosciuta (foto d’epoca)

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