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Giuliano Prati



Nel nutrito manipolo di artisti che hanno offerto un contributo grafico alle pubblicazioni della Scuola Editrice è notevolmente presente anche Giuliano Prati (Brescia 1931-2003). Figlio di Oscar Prati (1898-1971), affermato architetto della Brescia degli anni Trenta-Cinquanta, dal padre aveva ereditato la particolare predisposizione al disegno, divenuto nel tempo essenziale supporto ai suoi dipinti. La sua vicenda creativa guadagna visibilità nel 1977, anno della sua prima personale nella locale Galleria dell’Associazione Artisti, favorevolmente recensita da Luciano Spiazzi, lo stesso critico che due anni più tardi lo presenterà alla Piccola Galleria Ucai, che diverrà sede prediletta del pittore. Proprio lì lo incontrammo, cogliendone immediatamente la forte natura meditativa alimentata da una vasta cultura.

L’influenza paterna sembra affiorare nei primi dipinti, volti alla descrizione di elementi architettonici: finestre, archi, portici, cortiletti, costruiscono atmosfere silenti, superfici geometriche, nella riproduzione di angusti vicoli di quartieri bresciani e di scorci di storiche città, come Mantova, Firenze, Verona. Negli anni, il colore statico dei primi lavori si fa sempre più acceso e vibrante, capace di arricchire di bagliori di luce gli scrostati intonaci di ambienti modesti e di creare atmosfere di tiepida accoglienza nelle quali vien voglia di soffermarsi e indugiare. Diventano più ampie le vedute, delle vallate così come della sua città, stilisticamente consonanti e facilmente riconoscibili, sia per la stesura rigidamente coerente, che per la semplicità compositiva. Sono paesaggi in cui affiora con grazia una vena poetica permeata di malinconia, dove, a volte, capita di riconoscere le sagome di alberi spogli. Mai, invece, ci si imbatte in figura umana, di cui però permangono le tracce come aura di vivificante operare: nelle zolle arate di fresco, nella vegetazione educata dei giardini, nella pulitezza delle facciate delle rustiche case addossate l’una all’altra. Ancora oggi, scomparso il suo autore, queste tele continuano a raccontare, nelle grigie armonie e nelle campiture insistite, di quella personalità votata al silenzio e alla meditazione che fu Giuliano Prati. (riccardo lonati)

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