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Guerra delle immagini – La Vergine de los Remedios contro la Madonna di Guadalupe

Abbiamo intervistato Giorgio Antei, studioso del barocco sudamericano,che fu curatore della mostra Plus Ultra, oltre il Barocco, al Museo di Santa Giulia di Brescia.

 

L’immagine della Madonna degli insorti pubblicamente fucilata, l’iconografia come strumento di battaglia, le incredibili sovrapposizioni e le sintesi tra le rappresentazioni delle divinità del mondo precolombiano e quelle del mondo celeste cristiano. Pare il capitolo di un romanzo di Garcia Márquez, uscito dalla fantasia lussureggiante dei Tropici, ma la contesa delle Madonne, in America latina, è un dato storico inoppugnabile. Le immagini sacre svolsero una funzione basilare nell’evangelizzazione del Nuovo Mondo. Le Leggi di Burgos, promulgate nel 1512 a protezione degli indios, prevedevano che le chiese e le cappelle erette dai conquistatori nei territori concessi loro dal sovrano – encomiendas – venissero dotate di icone edificanti. Nel corso dell’epoca coloniale furono costruite, nell’America spagnola, non meno di

La Madonna di Guadalupe

La Madonna di Guadalupe

settantamila chiese, senza contare i conventi e i monasteri, ricchissimi di dipinti, buona parte dei quali raffiguranti la Vergine Maria.

 

Risulta davvero interessante osservare le diverse rappresentazioni della Madonna nel Nuovo Mondo, differenze che, all’inizio, attengono alla cifra stilistica ma che poi assumono precise connotazioni nell’ambito delle scelte devozionali, antropologiche e politiche. In modo particolare assistiamo ad una contrapposizione tra l’iconografia mariana spagnola e quella che si sviluppa nell’America latina. Tutto finisce poi con la fucilazione di un quadro.

Vergine de los Remedios

Vergine de los Remedios

 

 

Storicamente esiste una contrapposizione tra la Vergine de los Remedios e la Madonna di Guadalupe. La devozione per la Vergine de los Remedios sorse in Spagna prima del Cinquecento. L’effigie più antica è una statua lignea conservata a Fregenal de la Sierra. Secondo la leggenda, un soldato di Hernán Cortés, certo Gonzalo Rodrigues de Villasuerte, ne portò in Messico una copia in miniatura, che Cortés collocò sull’altare del tempio (templo mayor) dedicato al dio Huitzilopochtli. Alla piccola scultura, i Conquistadores attribuirono un ruolo determinante ai fini della vittoria sugli Aztechi. Pertanto, la Remedios divenne la Madonna della Conquista.

Nel 1810, quando iniziarono le guerre d’Indipendenza, la Madonna della Conquista, detta anche gachupina, diventò portabandiera delle truppe realiste. Nel convento di San Girolamo, a Città del Messico, la sua immagine fu rivestita con la fascia di Capitana General del Ejército. Venne poi armata di spada e bastone di comando d’oro. Gli insorti, a loro volta, elessero a simbolo la Madonna di Guadalupe. A quel punto si scatenò un conflitto di immagini, che fu causa di episodi assurdi, quali la fucilazione in effigie della Guadalupe da parte di un drappello di soldati spagnoli. L’antagonismo Remedios-Guadalupe continua ad alimentare miti e ad accendere passioni.

 

L’iconografia della Madonna di Guadalupe aveva in sé elementi di eversione…

 

 

Il “fenomeno guadalupano” è il più significativo della storia religiosa e culturale dell’America Latina. Alla Madonna di Guadalupe vengono comunque tributati culti diversi in Spagna e in America. La devozione iberica risale al Medioevo e riguarda una scultura lignea, probabilmente tardo-duecentesca, conservata nell’omonima località di Guadalupe, in Estremadura. Si tratta di una Madonna “nera”, come quella di Loreto e numerose altre, in Italia e in Europa. La cappella nella quale l’immagine fu collocata inizialmente si trasformò, con il tempo, nel più importante complesso monastico spagnolo, il Monastero Reale di Santa Maria di Guadalupe. Cristoforo Colombo vi si recò più volte in pellegrinaggio, ragione per cui la Madonna di Guadalupe viene considerata patrona dell’evangelizzazione del Nuovo Mondo.

Nel dicembre del 1531, nelle vicinanze di Messico-Tenochtitlán, un’altra Madonna di Guadalupe apparve ripetutamente ad un indio chiamato Juan Diego. Gli parlò in lingua náhuatl, e molti assicurano che il vero nome della Madre Celeste era Coatlaxopeuh (che significa “colei che calpesta il serpente”). Il termine, per assonanza, venne mutato in Guadalupe. Il racconto del fatto miracoloso assegna un ruolo attivo a Maria che, per convincere l’arcivescovo Zumárraga della veridicità dell’apparizione, impresse la propria effigie sul mantello – tilma – di Juan Diego. La sacra immagine fu riposta in una cappella che fu il nucleo dell’attuale, immenso santuario. Milioni di pellegrini si recano ogni anno a venerarla, compiendo spesso estenuanti percorsi a piedi. D’altro lato, centinaia di pittori ne hanno tratto infinità di copie, particolarmente durante il periodo barocco.

La Vergine di Guadalupe è fautrice della rinascita indigena, promotrice del meticciato (mestizaje) e nume tutelare della coscienza creola. E’, in sintesi, l’espressione più compiuta dell’identità latinoamericana.

 

Passiamo all’altra riva, quella ispanica. Esistono dipinti che presentano Maria armata.

Una Madonna armata appare, tra le altre opere, in un grande quadro di Andrés López (1763-1811) eseguito verso la fine del Settecento, Maria Santissima dell’Aurora. La Vergine impugna una sciabola con la destra mentre, con la sinistra, sostiene la Chiesa. E’ affiancata dai “principi delle milizie”, san Michele e san Gabriele, il primo munito di spada fiammeggiante, il secondo di lancia. Ai suoi piedi sono visibili le quattro parti del mondo, rappresentate da un arcipelago composto da quattro città murate, disposte in simmetria. Più sotto, uomini feriti o morenti, pasto imminente di mostri infernali. Il dipinto, manifestamente didascalico, simboleggia “l’aurora che dissipa le tenebre dell’eresia”.

 

Sotto il profilo iconografico, la rielaborazione india o meticcia dell’immagine mariana emerge come collegamento alla tradizione precolombiana.

Il colloquio, la sovrapposizione, l’accesso ad una nuova spiritualità che univa elementi iconografici precolombiani alle immagini della religione cristiana sono evidenti, in mostra, nella Madonna realizzata in Messico nel Cinquecento. L’ignoto artista indio utilizza una pietra basaltica sulla quale gli antenati avevano scolpito un serpente piumato, il Quetzalcoatl, una delle divinità maggiori del pantheon mesoamericano. L’autore si appropria di uno schema compositivo europeo, ma trasforma la Madonna nella Vergine indigena – nei tratti ricorda infatti i volti delle sculture olmeche – recuperando, al contempo, l’antica divinità andina.

La figura della Madonna rammentava ai nativi la divinità lunare o la Madre Terra. Così le rappresentazioni di Nostra Signora diventarono, in alcune aree, sintesi tra il passato precolombiano e gli elementi basilari dell’iconografia cattolica, come dimostra un quadro anonimo, di scuola cuzqueña, che effigia la Madonna di Pomata. Situato sulle sponde del lago Titicaca, luogo dell’origine mitica degli Inca, Pomata è un piccolo paese noto per una bella chiesa sei-settecentesca, costruita in granito rosa. Il toponimo Pomata deriva da Puma Uta, “casa del puma”, animale comunissimo nella mitologia andina, che appare anche sulla facciata del tempio cristiano.

Il culto della Madonna del Rosario venne introdotto a Pomata dai frati domenicani, i quali avevano portato dalla Spagna una statua lignea policroma dedicata a questa iconografia. Nel passaggio dall’immagine scultorea a quella pittorica, entrarono in gioco elementi del tutto estranei alla tradizione ispanica, tipici invece del barocco cuzqueño. La trasformazione include rilevanti aspetti semantici e simbolici connessi alla sopravvivenza di usanze religiose precolombiane, in particolare il culto della Pachamama, la Madre Terra, appunto.

 

Per ulteriori approfondimenti: www.stilearte.it

ã America Oggi e Stile

 

 

 

didascalia

Anonimo della Scuola di Cusco, Madonna dei Rimedi

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