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Gustav Klimt, i disegni erotici. Dolci curve e languide carezze

 

 

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Dai corpi femminili emergevano, sinuose e attraenti, le linee curve dell’art nouveau. In fondo la felicità non è mai configurabile in linee rette. Peggio ancora se spezzate e composte dall’unione di più segmenti. Invece: sabbia, dune, colli, seni, fianchi. Violini e chitarre, che percorrono la rotondità del monte consacrato a Venere, dagli anfratti alla sommità dominata dal Tempietto. I nudi che Klimt produceva per fermare concavità e convessità e per compiacersi di una posa e di una piega, furono numerosissimi. Bloccava quel naturale estrinsecarsi della femminilità, in un dispiegarsi sensuale di grazia circolare, utilizzando matite o carboncini, su carte anche grossolane, come quelle da pacco, in una sorta di sequenzialità delle vedute.

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In gran parte disegni slegati da necessità applicative – non erano utilizzati come studi per dipinti – poichè annetteva e macinava un’ossessione: la differenza, la complementarietà tra maschio e femmina; e quell’osservazione compartecipe al mondo misterioso dell’altra metà del cielo. Un’ossessione fisiologica, dolcissima. Lasciati i colori intensi, gli ori, i blu oltremare, le accese tonalità dei mosaici bizantini che dominavano gli accordi cromatici della sua tavolozza, Klimt si trovava al cospetto della verità nuda in cui la sensualità era affermata, persino con maggior vigore rispetto ai dipinti, attraverso la stenografia disegnativa, per nulla sincopata, ma assecondata dal suo polso compiacente. Il lavoro dell’artista si concentrava sulla rappresentazione di corpi nudi o abbracciati o avvinti o sospesi nel sogno tiepido dell’autoerotismo.

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Si tratta di uno spazio di libertà totale, come sottolinea la Carolina Messensee, che curò la mostra francese dedicata ai disegni erotici dell’artista, un percorso tra duecento carte, fogli selezionati tra i quattromila che sopravvissero nello studio dell’artista, ma in angolo riservato, un dolce enfer. Ricorrono le scene di masturbazione femminile in un languido abbandono dei corpi, al di sotto di natiche voluttuose, mentre, con gli occhi chiusi le sue donne si lasciano trasportare da sogni curvilinei di onde moderate e risacche placide.

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Donne assorte. Che vengono colte in una gioia solitaria, conchiusa e preziosa, la stessa che ossessionava Rodin; ma se lo scultore, negli stessi anni, attraverso il disegno, esplorava una sorta di autoerotismo di risposta delle sue compagne, alla presenza eccitante di un corpo maschile, di fronte, ma fuori campo, cogliendo i brividi e i sussulti del tocco e dei muscoli, (vedi: www.stilearte.it/auguste-rodin-cosi-contemplava-e-disegnava-i-languori-dellautoerotismo-femminile/) Klimt ama osservare, come nel disegno qui sotto, realizzato tra il 1912 e il 1913, la morbidezza di un arpeggio.

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I disegni che vennero presentati al Musée Maillol, in Francia, non furono mai esposti durante la vita dell’artista. Egli aveva già subito pesanti critiche, attacchi, diffamazioni, calunnie e una sorta di processo da parte di una commissione pubblica viennese, per le Allegorie dell’Università. Allegorie sensuali per le quali fu accusato di essere un grande corruttore della gioventù. Si disse che quei dipinti, in cui apparivano donne realisticamente più nude di una vera nudità, fossero motivo di incitazione alla dissolutezza e all’abbandono della moralità. Fu per questo che, dopo infinite polemiche, abbandonò l’idea di accettare committenze pubbliche e tenne per sé i disegni erotici, evitandone la circolazione.

 

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