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I capolavori di cartapesta, come produrre cartapesta artistica

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Bottega fiorentina, da Antonio Rossellino, Madonna della candelabre, cartapesta dipinta. Il prodotto si prepara utilizzando prevalentemente carta e stracci intrisi di colla di farina

Bottega fiorentina, da Antonio Rossellino, Madonna della candelabre, cartapesta dipinta. Il prodotto si prepara utilizzando prevalentemente carta e stracci intrisi di colla di farina

Nell’immaginario comune, il termine cartapesta riconduce immediatamente al mondo popolare e devozionale del carnevale o del presepe, alle maschere e ai carri allegorici di scenografica maestosità, o alle figure più domestiche destinate al culto privato, uscite dall’ambito di botteghe artigianali. Eppure questo materiale umile, con le sue caratteristiche di duttilità e leggerezza, si è prestato a lungo anche ad una produzione artistica di alto profilo, poco conosciuta, ma certamente degna di una attenta rivalutazione. Non diversamente dalla scultura lapidea o lignea, infatti, quella in cartapesta annovera importanti maestri, botteghe, scuole e ha avuto nel nostro Paese una diffusione più ampia di quel che si potrebbe immaginare, come è stato illustrato nella mostra recentemente tenutasi al Museo Diocesano di Milano (La scultura in cartapesta. Sansovino, Bernini e i Maestri leccesi tra tecnica e artificio) i cui contenuti sono confluiti nell’ottimo catalogo (Silvana editoriale).

A cominciare dal Quattrocento, in Italia, l’utilizzo di questo materiale era prevalentemente legato alla creazione di imponenti apparati effimeri, o alla fase, anch’essa provvisoria, del bozzetto, dello studio preparatorio, del modello, ovvero per lavori non destinati alla conservazione. D’altra parte, l’economicità del prodotto e il suo prestarsi alla realizzazione rapida di calchi, copie e repliche a basso costo, sono stati per secoli motivi più che sufficienti per classificare un’opera in cartapesta all’ultimo gradino della gerarchia delle arti. Tuttavia sorprende come pure Vasari, tra i più strenui fautori della distinzione fra arti maggiori e minori, non esiti, nelle sue Vite, a parlare spesso di questo materiale in relazione ad autori circonfusi dalla fama e a circostanze eccezionali. Già in epoca rinascimentale, creativi versatili come Donatello sperimentavano abbondantemente le potenzialità di quell’impasto, le cui malleabilità e leggerezza ben si prestavano tanto all’accentuazione della resa realistica più espressiva, quanto ad una modulazione più morbida e soffusa delle forme, volta ad un’indagine introspettiva e spirituale. Dopo Donatello, quasi tutte le botteghe dei più celebri scultori fiorentini si dedicarono alla replica di rilevi di piccolo e medio formato in cartapesta, che grazie alla leggerezza nonché al basso costo, furono oggetto di una amplissima diffusione: enorme successo ebbero le Madonne con bambino di Jacopo Sansovino, Desiderio da Settignano, Antonio Rossellino e Benedetto da Maiano.

Gianlorenzo Bernini, modello per Suor Maria Raggi, cartapesta dorata. La finitura della scultura con il colore permetteva di mascherare l’anima dimessa della materia sottostante

Gianlorenzo Bernini, modello per Suor Maria Raggi, cartapesta dorata. La finitura della scultura con il colore permetteva di mascherare l’anima dimessa della materia sottostante

Destinati invece a mutare l’aspetto della città in giorni particolari, per eventi speciali – quali battesimi, matrimoni, funerali, ingressi trionfali di personalità politiche o religiose -, gli apparati effimeri erano naturalmente condannati a vita breve, e ciò ha purtroppo comportato la quasi totale assenza di sculture superstiti; ma è interessante riscontrare nei documenti scritti quanti furono i grandi maestri impegnati in tali creazioni, spesso erroneamente attribuite a personalità minori o ad artigiani locali. Tra le prime attestazioni dell’utilizzo della cartapesta in ambito fiorentino, vengono citate le Ricordanze del pittore Neri di Bicci, che nella sua efficiente bottega spesso serviva i migliori scultori attivi in città, i quali gli facevano rifinire, colorare e dorare tabernacoli e rilievi. Il 25 giugno 1461, egli annotava la rifinitura di “tre dolfini grandi” e “quatro segni de’ Vangelisti” realizzati da Giuliano da Maiano in “charta inpastata” per le “macchine” allestite per la festa di san Giovanni. Brunelleschi, Donatello, Jacopo Sansovino, Michelangelo, Domenico Beccafumi ed altri ancora sono citati da Vasari impegnati in diverse imprese di questo tipo, oltre che nell’assidua sperimentazione di materiali “minori” come lo stucco, il gesso, la creta e, appunto, la cartapesta.


Per esempio, un grandioso e ingegnoso monumento equestre semovente “tutto di carta pesta e voto dentro” che Beccafumi realizzò per l’ingresso di Carlo V a Siena viene confrontato dal biografo con il cavallo di “terra e cimatura” del Sansovino per gli apparati allestiti a Firenze per l’arrivo di papa Leone X, dal quale l’opera “fu molto lodata”. La diffusione della cartapesta fuori da Firenze poteva contare già nel XV secolo su numerosi centri di produzione sparsi in tutta la Penisola, in parte stimolati dagli esempi fiorentini, in parte fioriti su basi autonome, dal Veneto all’Italia centrale, da Bologna a Mantova, da Napoli a Lecce. Più tardi, nella Roma berniniana, nel pieno fulgore dell’età barocca, il genere ebbe la sua massima esplosione, in particolare con gli apparati decorativi resi preziosi dalle finzioni degli argenti, dei marmi, dei bronzi. Molti scultori, primo fra tutti Gianlorenzo Bernini, ricorsero alla cartapesta per la produzione di modelli nella fase di elaborazione formale di opere da realizzare in materiali diversi. Si ricordano a questo proposito due degli Angeli per il Baldacchino di San Pietro eseguiti in “Carta Pista”, come scritto nel documento di pagamento degli stessi, o la Memoria funebre a suor Maria Raggi, di cui si conserva oltre al modello in cartapesta anche l’originale in bronzo. Accanto a questa produzione destinata a rimanere all’interno della bottega artistica, anche nella Roma del Seicento si assiste alla massiccia diffusione di opere in cartapesta di carattere seriale, rivolta ad un mercato meno elevato. Se ne ha esempio nella Maddalena di Alessandro Algardi, di cui esistono due versioni. Molto interessante è pure la testa in cartapesta dipinta che raffigura l’Anima dannata di Bernini, tratta dall’originale in marmo. Va qui detto che l’autografia di tali opere non è di semplice attribuzione: lo scultore era infatti responsabile dell’invenzione del modello, che poi però veniva riprodotto da artigiani specializzati nella tecnica specifica. Questi ultimi traducevano le invenzioni in opere finite, dorate, o dipinte con una policromia naturalistica, come nel caso della Maddalena dell’Algardi, o ad imitazione di altri materiali, quali il marmo od il bronzo, caso raro documentato proprio dall’Anima dannata del Bernini.

 

Nei tutorial osserveremo:

1 la preparazione della cartapesta- qui ottenuta con cartoncino dei contenitori per le uova, più segatura, acqua più colla; ma è possibile preparare cartapesta meno solida con carta di giornale, acqua e colla-

2 la realizzazione di grosse sculture in cartapesta, ottenute attraverso forme in cui si cola la materia prima; ciò che risulta interessante in questo filmato è soprattutto la parte della finitura, per ottenere una superficie liscia della scultura. Essa si ottiene con acqua, polvere di gesso o di intonaco e colla, miscuglio che viene poi dato a pennello sulla superficie. Una volta asciutto si passa una mano di colore, prima di iniziare la colorazione effettiva, con il fine di ottenere una superficie levigata. I due tutorial ci permettono di entrare meglio, oltre ad insegnarci a realizzare opere con questa tecnica, nelle lavorazioni storiche eccelse della cartapesta.

3 come realizzare una maschera in cartapesta

4 come realizzare semplici burattini con strisce di carta

5 come realizzare eleganti statuette con creta e carta pesta, secondo il metodo leccese

 

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