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I disegni erotici di Füssli, frenetici amplessi tra ninfomani e briganti

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Le forze operanti nell’animo di Füssli sono il blasfemo, la lussuria e il sangue. Le sue donne sono tutte puttane, e gli uomini briganti. Sono puttane non per il piacere della carne ma per odio, per astio e ostilità nei riguardi della virtù, e i suoi uomini sono furfanti non per un audace desiderio d’avventura e di rischio ma per un’incoercibile ribellione contro la repressione morale”. A parlare così è un ex allievo del pittore, Haydon. E, negli stessi anni, lo scrittore tedesco Georg Forster rincara la dose: “La sua disposizione d’animo, tenuta a freno da un discernimento d’uomo maturo, avrebbe potuto portarlo al culmine dell’arte; purtroppo lo portò solo troppo presto, in modo perverso, a tutti gli eccessi del genere”.

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Eppure, Johann Heinrich Füssli pareva destinato ad un’esistenza convenzionale e morigerata. Aveva compiuto studi ecclesiastici ed era diventato pastore (avrebbe, in seguito, rinunciato al ministero). Nel 1770, a ventinove anni, si trasferì però dalla natia Zurigo a Roma, dove sarebbe rimasto sino al 1778. Nell’Urbe, affermano i biografi, condusse vita da libertino. Tornato in Svizzera, fu protagonista di complicate e convulse vicende sentimentali, di cui troviamo eco in alcuni quadri dell’epoca.

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E’ il caso di Ezzelino e Meduna, del 1779. Ezzelino Bracciaferro, l’immaginario conte di Ravenna che accusa la moglie di adulterio e la uccide, è rappresentato cogitabondo davanti al cadavere della consorte. Werner Hofmann ha scoperto che, in Ezzelino, il pittore aveva in realtà effigiato se stesso. C’è infatti un autoritratto coevo, un disegno, in cui il volto di Füssli sembra la copia esatta, sia da un punto di vista fisionomico che nella postura, di quello del pensieroso conte uxoricida. Nella terribile punizione inflitta a Meduna, Hofmann individua l’esplicitazione della più estrema forma di separazione uomo-donna, della constatazione da parte dell’artista dell’incapacità di costruire un legame reale e duraturo se non al prezzo della perdita della propria libertà, bene supremo e fondamentale.

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Nel celeberrimo Incubo, del 1781 , la figura femminile dormiente è sovrastata da un orrendo mostriciattolo che le sta accucciato sul ventre, mentre un cavallo si infila tra le cortine del letto. Ebbene, non tutti sanno che sulla faccia posteriore dell’opera Füssli eseguì un altro, e assai diverso, dipinto, ossia il ritratto di una graziosa giovane in cui è stata riconosciuta Anna Landolt, grande amore di Johann Heinrich. Questi aveva espresso l’intenzione di sposarla, ma il suo desiderio era stato inesorabilmente frustrato dall’opposizione della famiglia di lei. Il “trucco” del doppio quadro vuole dirci, in maniera sin troppo scoperta, che purezza virginale e brame bestiali inconfessabili non sono, per l’autore ferito e deluso, che due facce della medesima medaglia.
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Del resto, l’ambiguità è una delle costanti della produzione di Füssli. La vita è ambigua, lo sono i valori morali. “Il sublime risiede anche nel male, poiché persino nell’empietà può esserci qualcosa d’ammirevole”, scrive il Nostro nel 1771. Nell’inferno-paradiso dell’immaginazione tutto può accadere, nell’arte è lecito tutto e il contrario di tutto, senza censure o impedimenti.
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“Qui almeno saremo liberi; qui l’Onnipotente non ha edificato nulla di cui potesse essere geloso; da qui non ci scaccerà”, è l’appassionato grido del pittore che aveva indossato un giorno l’abito talare. In questo universo parallelo, il corpo si fa ossessione. Il corpo manipolato, torturato, perpetuamente modificato e modificabile, nella serie infinita delle sue variazioni dinamiche. Oltre ogni convenzione accademica. E’ risaputo che, quando già aveva abbandonato la Svizzera per l’Inghilterra, Füssli soleva sfidare lo scultore Thomas Banks ad una sorta di gioco di prestigio: dopo aver disposto a caso su di un foglio cinque punti, bisognava riuscire, collegandoli tra loro, a costruire una figura umana anatomicamente credibile, per quanto improbabile.

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Di tale ossessione sono permeate sia le opere ispirate al grande repertorio dell’arte e della letteratura sia quelle il cui soggetto è lontanissimo dal Sublime, come i disegni erotici, i cosiddetti symplegma, di cui mostriamo qui alcuni esempi di sfrenata, quasi feroce licenziosità. Diceva, del loro autore, l’amico di gioventù Lavater: “I suoi sensi sono un vento di tempesta; ha fiamme quali servitori! Va sulle ali del vento. Il suo riso è derisione dell’inferno, e il suo amore… lampo mortale!”. Negli anni più tardi, il pittore dimenticherà talvolta le narrazioni flessibili e turbinose per affidare alla tela solitarie figure frontali, immote e dolenti (Il silenzio, Polifemo cieco). Non vi sono storie di corpi in tumulto da raccontare, oramai. C’è, appena, questa pace, questa muta pace di volti senza gioia. Prima di chiudere gli occhi per sempre, l’ambiguo Johann Heinrich Füssli scoprirà, fra le ambiguità, la più subdola di tutte.

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[PDF] Füssli, sangue e lussuria

STILE ARTE 2009

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