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I tormenti di Michelangelo e la sua lotta con le mani artritiche. Studio sulla deformazione delle articolazioni

Le dita deformate a livello delle articolazioni, il volto schiacciato, il mancinismo, un volto fitto di rughe rivelano immediatamente il rapporto tormentato di Michelangelo con la vita. Una lunga ,operosa esistenza, contrassegnata da un’aggressitvità accesa nei confronti di avversari ed ostacoli. Come ostacolo fu, ma ampiamente dominato, il disturbo grave alle articolazioni minori della mano sinistra al qaule è stato dedicato uno studio di Davide Lazzeri, chirurgo estetico della Casa di Cura Villa Salaria a Roma, pubblicato dal Journal of the Royal Society of Medicine, e redatto con la collaborazione di alcuni colleghi, tra i quali Marco Matucci-Cerinic, reumatologo dell’Università di Firenze e Donatella Lippi, esperta di storia della medicina dello stesso ateneo. L’analisi è stata condotta sui ritratti nei quali appare lo stesso artista, con ingrandimento delle mani. Risulta chiaro, che per angolazioni e gibbosità, la sinistra presenta una patologia dichiarata dall’evidenza, che il maestro seppe combattere fino all’ultimo, lavorando fino a pochi giorni dalla morte. Dominare attraverso l’esercizio; un concetto che rivela l’atteggiamento moderno di Michelangelo, come una delle numerose manifestazioni dello scolpire quell’uomo nuovo, che non cercava la virtù – come Raffaello – ma viveva un conflitto psichico costante. Michelangelo è assunto come punto di partenza dell’immagine dell’uomo moderno, che non si presenta in un rapporto armonico con la natura e con gli altri.

L’esame condotto da Davide Lazzeri, come si diceva, viene focalizzato sulle mani di Buon, poichè,comunqueaarroti, in alcuni ritratti dell’artista: quello realizzato da Jacopino del Conte nel 1535, quello di Daniele da Volterra datato 1544 (probabilmente una copia dell’opera di Del Conte), e il ritratto postumo fatto da Pompeo Caccini nel 1595. Opere che mostrano un Michelangelo sessantenne, con le articolazioni della mano sinistra deformate e tumefatte. Ma la deformazione fu inizialmente conseguenza dello sforzo muscolare abnorme richiesto dalla scultura? E fu poi dominato attraverso la stssa pratica scultorea?

L’indagine pubblicata dal Journal of the Royal Society of Medicine parte dall’anamnesi del paziente. “Parecchi malattie organiche e vari disturbi psicologici e comportamentali sono stati attribuiti a Michelangelo. – scrive Davide Lazzeri – Dall’analisi della letteratura, è ormai chiaro che Michelangelo era afflitto da una malattia che coinvolge le sue articolazioni. Questa interpretazione sembra confermata dala vasta corrispondenza con il nipote, Lionardo di Buonarroto Simoni, che rivela che l’artista ha sofferto di ‘gotta’, un termine che, nel periodo, non è ben definito, ma che che comprende tutte le problematiche artritiche. Michelangelo ha anche descritto i sintomi della sua nefro-litiasi, con ripetuti espulsione di calcoli, con le urine, e, sempre in questo campo, una drammatica ostruzione acuta”. Per “nefropatia gottosa” venne trattato, dopo 1549, su indicazione del medico Matteo Realdo Colombo con un apporto giornaliero di acqua minerale. A tutto ciò si aggiunge il sospetto che abbia sofferto di gotta e di avvelenamento da piombo,provocato forse più dall’uso di contenitori trattati con questo materiale che dall’uso di biacca. Ma per quanto riguarda le mani, ilmale, fu artrosi, con la quale convisse operosamente fino a sei giorni prima della morte, quando lavorava alla pietà Rondanini

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