Home / architettura / Il barbuto dio dell’arco, facce e mascheroni sopra i portali
Se vuoi ricevere gratuitamente sulla tua bacheca gli articoli e i saggi di Stile Arte, clicca qui sotto "Mi piace".

Il barbuto dio dell’arco, facce e mascheroni sopra i portali


Chiavi di volta a figure maschili (ecco un modello barbuto, assai diffuso e non solo in ambito cittadino) e femminile

Chiavi di volta a figure maschili (ecco un modello barbuto, assai diffuso e non solo in ambito cittadino) e femminile

di Dezio Paoletti
Nell’elenco delle numerose specificità che una città della pietra, per eccellenza, com’è Brescia sa offrire ai suoi visitatori inserirei la forte presenza di figure antropomorfe, scolpite nel bianco Botticino, inserite su portali e cornici di finestre. Se le figure virili dei portali rinascimentali, scolpite frontalmente o di profilo, sono riscontrabili anche in altri contesti (per non parlare delle varie figure sulle chiavi di volta che si realizzano poco prima e fin poco dopo il XIX secolo), le varie figure femminili o maschili,in particolare nei capitelli, possono essere una specificità essenzialmente della città.

Tralasciando il notissimo Mostassù delle Cossère, che può essere l’antesignano inconsapevole di quanto si verrà manifestando parecchi secoli dopo, si può constatare una peculiare varietà di forme e di tipologie nelle figure umane scolpite nei capitelli e sulle chiavi di volta dei portali e perfino nelle architravi di finestre delle architetture cittadine. Particolarmente diffuso il fenomeno fra Rinascimento e primo barocco, con una spiccata prevalenza fra Cinquecento e Seicento. Poi quasi un secolo di oblio, finché, fra età neoclassica e la stagione del Liberty, ecco di nuovo apparire figure maschili o femminili anche se ora limitate nelle chiavi di volta e non più nei capitelli, ormai quest’ultimi per lo più privi di particolari ornamenti.(ci si sta avviando inesorabilmente verso la più totale semplificazione). Sui portali d’età cinquecentesca-seicentesca appaiano indistintamente figure maschili o femminili. Talvolta occupano la scena o l’uno o l’altra, talvolta insieme ma, se promiscuamente, le figure femminili sono collocate ai lati dei capitelli mentre le barbute facce virili sovrintendono invece alle chiavi di volta. Una sola eccezione, anzi quasi due, descritte nelle didascalie. Il volto femminile, con un velo leggero che l’avvolge, è un esemplare che merita una particolare attenzione proprio perché presenta le caratteristiche della rarità e della difficile lettura.

Mostassù delle Cossére murato all’angolo fra corso Goffredo Mameli e contrada delle Cossere

Mostassù delle Cossére murato all’angolo fra corso Goffredo Mameli e contrada delle Cossere

La sua enigmaticità dipende dal fatto che è questa tipologia d’abbigliamento femminile è poco conosciuta? Essa è frutto di una moda fugace moda o assume altri significati? E’ un costume che allude al velo religioso? Può essere un retaggio dell’Oriente veicolato dai numerosa bresciani colà presenti per la Serenissima Repubblica? Il mitico soggiorno della regina di Cipro a Brescia, festeggiatissima ospite delle più facoltose nobiltà cittadine per più mesi, può aver contribuito all’introduzione di nuove mode? Tra i nostri lettori ci sarà sicuramente qualche studioso di storia o di costume in grado di fornire adeguate risposte. Ma torniamo, per un’ultima annotazione, alle sculture poste a servizio degli elementi architettonici. Sui contorni delle finestre quando appiano figure umane, si privilegiano figure maschili, nei tratti tipici dell’età manieristica, ovvero nelle espressioni grottesche,quantunque possano essere state scolpite nel barocco maturo, a causa di una persistenza della linea di moda.


x

Ti potrebbe interessare

F. HAYEZ, I profughi di Parga, 1831, olio su tela, 201 x 290 cm, Brescia, Pinacoteca Tosio Martinengo

Vade retro, Romantico

a manzoni copertina

Marco Manzoni primo premio assoluto al Nocivelli 2016. L’intervista