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Sai perchè Babbo Natale porta i doni? Chi è? Da cosa deriva? Le testimonianze della pittura

jansteen-lafestadisnVi siete mai chiesti chi sia il padre di Babbo Natale? In qualche modo è Beato Angelico. E’ stato proprio il pittore fiorentino (1417-1455) il primo ad immortalare Santa Claus o, più precisamente, san Nicola, che al primo ha dato vita, nell’atto di affidare, nel corso della notte, un celeste dono. La figura di Babbo Natale infatti trae origine da un episodio della vita del Santo, la cui biografia, a partire dal VI secolo, venne arricchita da svariate leggende che ne determinarono la devozione e l’iconografia. La più celebre di esse, confermata da Dante nel Purgatorio (XX, 31-33), riguarda un atto di carità del vescovo di Myra (vissuto in Licia tra il III e il IV secolo): un nobiluomo caduto in miseria, mosso dalla disperazione, si era rassegnato a destinare le sue tre figlie alla prostituzione. Per tre notti consecutive, Nicola si ripromise di lanciare nella dimora del poveretto, attraverso una finestra sempre aperta, dei sacchi pieni di monete d’oro, in modo da garantire alle fanciulle una dote onorevole. Le prime due notti tutto andò come stabilito; la terza ed ultima notte, invece, il Santo trovò la finestra chiusa. Deciso a mantenere fede al suo proposito nonostante l’imprevisto, Nicola si arrampicò sul tetto, e gettò il sacco attraverso il camino, dove erano appese le calze ad asciugare. E’ questo l’episodio da cui ha avuto origine Babbo Natale, che la notte del 24 dicembre, secondo la leggenda, si cala dai camini delle abitazioni per portare doni ai bambini; ed è questo l’episodio descritto pittoricamente dall’Angelico.

Beato Angelico, Pala di Perugia, 1438, tempera su tavola, predella,Predella, Nascita di san Nicola, Educazione di san Nicola attraverso il vescovo e San Nicola che dona tre palle doro a tre fanciulle povere per farle maritare. 'episodio, alla nostra destra, è il nucleo di partenza della leggenda di Santa Claus, San Nicola, appunto, poi chiamato Babbo Natale

Beato Angelico, Pala di Perugia, 1438, tempera su tavola, predella, Nascita di san Nicola, Educazione di san Nicola attraverso il vescovo e San Nicola che dona tre palle doro a tre fanciulle povere per farle maritare. ‘episodio, alla nostra destra, è il nucleo di partenza della leggenda di Santa Claus, San Nicola, appunto, poi chiamato Babbo Natale

Perugia, 1437: la famiglia Guidalotti commissiona all’artista un polittico per la cappella di san Nicola presso la chiesa di San Domenico. Le tavole maggiori dell’opera raffigurano, al centro la Madonna col Bambino e quattro angeli, a sinistra San Domenico e san Nicola di Bari, e a destra San Giovanni Battista e santa Caterina d’Alessandria. Nella predella, invece, sono effigiate le Storie di san Nicola: è proprio qui, nel primo scomparto, che Babbo Natale viene rappresentato per la prima volta.   Le storie si succedono nei tre pannelli senza soluzione di continuità, in una simultaneità spazio-temporale esaltata dall’unità della concezione prospettica: la prima tavola vede, sulla sinistra, il miracolo del Santo che, appena venuto al mondo, si rizza in piedi sulla tinozza dove è immerso per il bagno; al centro della composizione un nuovo nucleo narrativo, con Nicola che ascolta tra la folla la predica appassionata di un vescovo. E’ nell’ultima sequenza che Santa Claus prende vita: il santo giovinetto getta un sacco colmo d’oro nell’abitazione dell’uomo che, ridotto in miseria, medita di avviare le sue tre figlie alla prostituzione. Un vecchierello pingue, dal viso bonario e rubicondo, incorniciato da una barba candida come la neve: è questo l’aspetto di Santa Claus nell’immaginario collettivo. L’Angelico invece rappresenta un ragazzo alto e snello, con capelli dorati ed un fisico atletico; un Babbo Natale colto nel fiore della giovinezza, insomma. E come evolve la rappresentazione della notte di Santa Claus – la sua festa si celebra nell’imminenza del Natale, il 6 dicembre, giorno della morte del santo, ma viene estesa fino al 24 dello stesso mese – nella pittura colta?

Jan Havicksz Steen, The Feast of St Nicholas, 1665-68, olio su tela, 82 × 70.5 cm., Rijksmuseum

La festa di san Nicola, opera realizzata nel 1668 da Jan Steen ed oggi conservata a Rotterdam, attesta l’evoluzione e la diffusione della leggenda delle tre fanciulle. Il dono da parte del generoso santo non è riservato alle tre pulzelle, ma a tutti i bambini. L’artista olandese rappresenta l’apertura dei regali da parte dei bimbi nel giorno dedicato alla commemorazione del Santo, il 6 dicembre. Una tradizione che la maggior parte dei Paesi del mondo celebrerà, con il passare del tempo, la mattina di Natale, nella sovrapposizione della benignità di Nicola ai santi doni spirituali originati dalla nascita di Gesù. Per la realizzazione della tavola, Steen si è ispirato al proprio ambiente domestico, ritraendo i suoi stessi figli in un confortevole interno. E’ una scena allegra, alla quale prendono parte tutti i membri della famiglia: al centro della composizione una bambina, che afferra con grande soddisfazione una bambola ed un secchio di latta colmo di dolci di farina candita; alle sue spalle il fratellino, che ha invece ricevuto una mazza con tanto di pallina, mentre il fratello maggiore si lagna per il dono delle verghe, tradizionalmente destinate ai bimbi capricciosi. Ad osservare le reazioni dei fanciulli con aria divertita e compiaciuta, gli adulti: una giovane donna, a sinistra, regge una scarpa che, in alternativa alla calza, fungeva da contenitore nel quale Nicola/Babbo Natale avrebbe potuto lasciare di notte e di nascosto i regali. Sul lato opposto un uomo, con in braccio un neonato, indica ad un piccino dall’espressione stupefatta il camino, da cui si sarebbe calato il Santo. In primo piano, a sinistra, un tavolo di legno intarsiato su cui poggia un frutto con una moneta infilata, chiara allusione alla leggenda delle tre fanciulle.

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