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Il Cardellino ritrovato

di Giovanna Galli

Martedì 17 dicembre l’Opificio delle Pietre Dure di Firenze promuove la Giornata di studio “Il restauro dei dipinti mobili”. Abbiamo rivolto in proposito alcune domande a Marco Ciatti, tra i coordinatori dell’iniziativa che, oltre a fare il punto sulle principali problematiche connesse alla conservazione e al restauro dei quadri antichi mobili (cioè su tela e tavola), presenta ufficialmente alcuni dei più importanti interventi già eseguiti e ancora in atto presso l’Opificio.

f_4Dottor Ciatti, vuole spiegarci le motivazioni che vi hanno spinto all’organizzazione di questa Giornata di studio?
Abbiamo pensato che il settantesimo anniversario dell’apertura del nostro Laboratorio di Restauro fosse un buon pretesto per presentare alcuni aspetti della sua attività, forse poco noti. In particolare, l’organizzazione di questo evento ha due significati: da un lato quello di offrire un resoconto pubblico del lavoro svolto fino ad oggi, dall’altro quello di fare il punto della situazione sul settore, solo apparentemente conosciuto. In effetti esiste una lunga serie di problematiche, relative ai materiali, alle metodologie e alle tecniche utilizzati, che saranno accuratamente trattati negli interventi che si alterneranno: interventi proposti non soltanto dagli esperti dell’Opificio, ma anche da quelli di altri importanti Istituti di ricerca con cui intratteniamo un rapporto di collaborazione stabile, ormai decennale, come l’Enea, l’Ifac-Cnr e l’Inoa.
Oltre a proporre un resoconto su alcuni importantissimi interventi eseguiti in passato, come il recupero delle Croci giottesche di Santa Maria Novella e di Ognissanti, o dei Rubens degli Uffizi, offrirete anche delle anticipazioni relativamente a “lavori in corso” di estremo interesse. Ci può preannunciare qualcosa relativamente al recupero in atto della “Madonna del Cardellino” di Raffaello?
A questo proposito abbiamo davvero delle ottime notizie. Si tratta infatti di un buon restauro. Giunti circa a metà del lavoro, possiamo già affermare che sta emergendo il Raffaello della policromia elegante e delicata, per quanto accesa, del miglior periodo fiorentino, e che il dipinto si può collocare a pieno titolo accanto a opere del calibro della Madonna del Louvre, la “Belle jardinière”, e delle altre splendide Madonne di questa fase della produzione dell’Urbinate.
Ci vuole spiegare in che modo si sta intervenendo sul dipinto?
Per cominciare, occorre precisare che la “Madonna del Cardellino” è giunta a noi in condizioni particolarmente alterate, con uno straordinario accumulo di ridipinture. E’ singolare, in effetti, il trattamento che questo quadro ha subito nel corso dei secoli, caratterizzato dalla sovrapposizione di numerosi interventi. La spiegazione può essere individuata nel fatto che, già in passato, era risaputa la vicenda – riportata dal Vasari – riguardante i consistenti danni subiti dall’opera durante il crollo del palazzo della famiglia Nasi, che ne era proprietaria, avvenuto nel 1547. Dopo il primo intervento di restauro della tavola, andata in pezzi, ordinato dal figlio dei padroni di casa, tutti i restauratori dei secoli successivi sono intervenuti con estrema cautela, evitando la pulitura del reticolo pittorico, e limitandosi ad interventi di ridipintura, ove man mano appariva necessario, producendo così la insolita stratificazione che ci siamo trovati di fronte.
Non deve essere stato facile per voi valutare l’opportunità di “andare a fondo” rispetto a questo accumulo di interventi…
In effetti, anche alla luce della cruciale riflessione sul rapporto fra l’opera d’arte e il tempo, che vede l’opera stessa portatrice di una duplice storicità, ed a cui le più moderne teorie del restauro fanno necessariamente riferimento, è stato indispensabile un lungo periodo di indagine preventiva, durante il quale ci si è avvalsi di tutti i più efficaci mezzi tecnologici. Il risultato di questa ricerca ci ha condotto alla scoperta che, sotto, la pittura di Raffaello c’era tutta, con la sua vernice originale, come se la stratificazione che la nascondeva l’avesse preservata nei secoli consentendoci di ritrovarla in uno stato di splendida conservazione.
Per quando è prevista la conclusione dei lavori e quindi la possibilità per il pubblico di ammirare questo capolavoro “ritrovato”?
Indicativamente credo che ci vorranno ancora uno o due anni.
Alcune interessanti novità riguardano anche l’intervento in atto sulla “Croce” di Rosano. Ci racconti qualcosa in proposito.
Forse grazie al fatto di essere stato di proprietà di un convento di clausura, questo dipinto è giunto a noi in un eccezionale stato di conservazione. Realizzato nella prima metà del XII secolo, sono davvero sorprendenti le condizioni di integrità che lo caratterizzano e che ne fanno un caso unico, soprattutto in relazione alla presenza della vernice originale. Credo che si tratti della sola opera conosciuta del XII secolo pervenuta in simili condizioni. La restituzione della sua completa leggibilità, consente, tra l’altro, di tracciare una ridefinizione della storia dell’arte di quell’epoca. Il dipinto, infatti, mostra qualità stilistiche fortemente innovative per un’opera romanica, come il chiaroscuro evidente sul corpo di Cristo e la complessiva solida volumetria delle figure.
Si riafferma continuamente, dunque, l’importanza del contributo che il laboratorio di restauro offre, anche da un punto di vista generale, alla storia dell’arte. Ci parli dei progressi più significativi che sono stati compiuti nel vostro settore negli ultimi anni.
Spesso l’interesse dell’opinione pubblica preferisce concentrarsi sui risultati raggiunti piuttosto che sui progressi della tecnica che nel corso degli anni ci hanno consentito tali esiti. L’intento della Giornata di studi è proprio quello di presentare gli aspetti meno noti, la cui importanza è fondamentale. In particolare, le ultime due sessioni di interventi, a cura degli studiosi sia del Laboratorio scientifico interno dell’Opificio che degli altri istituti che collaborano, riguarderanno proprio il rapporto tra restauro e scienza. Saranno evidenziati risultati e prospettive di un connubio divenuto ormai imprescindibile, come l’applicazione di alcune metodologie scientifiche – ad esempio gli esami radiografici e spettrografici – o la ricerca relativa a un nuovo tipo di laser da utilizzare specificamente nella pulitura dei quadri, che hanno portato a risultati eclatanti. I lavori saranno conclusi da una tavola rotonda su “Problemi e prospettive nel restauro dei dipinti mobili”

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