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Il Crocifisso di Cividale. Da dove viene l’immagine di quel gigante buono?

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crocifisso di cividale

Quei monumentali crocifissi medievali univano due dimensioni dell’essenza di Cristo. Sofferenza e Trionfo. Era una lettura teologica fondamentale. L’apparente sconfitta e il patimento dell’umano dolore divengono segno di potestà divina del Figlio di Dio che condivide il destino degli uomini e li trascina, con amore verso Dio e la Resurrezione. Di grande rilievo, rispetto a queste opere tardoromaniche, sono stati gli studi condotti nei decenni scorsi, che confluirono in pubblicazioni e, soprattutto, nella mostra che fu allestita nel 2014 al Museo Nazionale di Palazzo de Nordis a
Cividale del Friuli, frutto di un’intensa indagine scientifica avviata sulla scultura lignea di epoca tardoromanica (secoli XII e
XIII) nell’Alto Adriatico e nelle Alpi centro-orientali. Lo studio si è orientato in particolare sulle
opere negli antichi domini del Patriarcato di Aquileia, di cui l’imponente Crocifisso del Duomo di
Cividale costituisce la testimonianza più illustre, un autentico capolavoro che, già venerato fin dalle
origini, divenne prototipo per altri esemplari dell’area in questione fino a gran parte del Duecento.
Si menzionano al riguardo il Crocifisso di Cerknica (Lubiana, Narodna-galerija), quello nella
parrocchiale di Portis, nonché le derivazioni dirette dei Dolenti già nel tempietto di Santa Maria in
Valle a Cividale (ora in restauro) e dei Crocifissi istriani di Motovun (Montona) e Gračišce
(Gallignana).


L’intensa suggestione espressiva del caso cividalese incarna sia l’immagine del
Christus triumphans che patiens, ponendolo peraltro tra i maggiori esempi di scultura lignea
monumentale del Medioevo europeo. Ciò è emerso più che mai grazie anche al restauro di cui è
stato oggetto: un intervento estremamente complesso che, conclusosi nel giugno del 2012 dopo sette
anni, è stato finanziato dal Ministero per i Beni e le Attività culturali e curato dalla Soprintendenza
per i Beni Storici, Artistici ed Etnoantropologici del Friuli Venezia Giulia presso il proprio
Laboratorio di Udine.

Con l’esposizione di trenta opere rarissime provenienti da Friuli Venezia Giulia, Carniola
slovena, Istria, Veneto, Alto Adige, Tirolo, Carinzia, Stiria e Baviera, furono raggruppate per la
prima volta la quasi totalità delle sculture lignee superstiti del contesto patriarcale e, con esse,
alcuni esempi parimenti significativi degli regioni limitrofe. In prevalenza crocifissi, spesso di
dimensioni monumentali e di tipologia eterogenea, questi manufatti non solo concorrono a delineare
la cultura del Cristo cividalese, ma sono soprattutto emblematici della precoce vocazione
mitteleuropea del Patriarcato. Nel corso del secolo XII e in quello seguente, la loro prevalente
ascendenza d’Oltralpe trova idealmente un riferimento nelle origini del presule Pellegrino II (1195-
1204), cividalese di nascita ma di famiglia Ortenburg-Sponheim, che, oltretutto, dopo l’incendio del
1186 diede impulso alla ricostruzione del Duomo di Cividale e lo arricchì anche del grande
Antependio d’altare in argento dorato datato 1204 (eccezionalmente in mostra insieme ad preziosi
esempi di arte suntuaria). Già dai tempi della fiorente rinascenza politica avviata dal celebre Popone
(1019-1042), infatti, fino all’incirca alla metà del XIII secolo, in virtù del ruolo strategico nell’Alto
Adriatico, la Chiesa aquileiese fu soggetta alla forte intromissione dell’autorità imperiale tramite
patriarchi di nobili casate di Franconia, Svevia e Carinzia. Ciò condizionò anche la committenza
artistica, incline ad ispirarsi ideologicamente a modelli nordici, talvolta importati direttamente o
veicolati da maestranze itineranti. Nonostante la suggestione della koinè bizantina rimanga viva nei
centri del litorale, come per esempio nel Crocifisso della Cattedrale di San Giusto a Trieste, la
produzione plastica in legno nel Patriarcato si connota in particolare per opere quasi sempre frutto di scultori aggiornati o ispirati a prototipi svevi e stiriani, di cui il Cristo di Cividale è interprete
fedele, ma allo stesso tempo caratterizzato da una sintassi di stile unica nel suo genere, senza dubbio
esito di una commissione di rango tra la fine del XII secolo e il primo decennio del Duecento. Una
variante non meno paradigmatica di questa propensione è il magnifico Christus triumphans già
documentato ad Aquileia presso la distrutta Basilica dei Santi Felice e Fortunato e che ora è
venerato nella piccola Cappella Bresciani di Cervignano del Friuli.

Imponente e realizzato sul finire
del XII secolo da un importante maestro della Val Pusteria, tale Crocifisso costituisce un’ulteriore
qualificata conferma dello stretto legame col mondo germanico. Va peraltro ricordato che questi Crocifissi di matrice culturale nordica, tra i quali quello scolpito per il Duomo di Salò da Giovanni Teutonicom al quale guardò con grande interesse Foppa – costituirono una delle matrici principali, accanto ai drammatici gruppi – dall’attenzione espressiva – quando non espressionistica – manifestata, in ambito pittorico, dagli artisti dell’Italia settentrionale.

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